lunedì 13 ottobre 2008

Università, precari e studenti insieme contro il governo


ROMA - Il mondo delle università e della ricerca continua ad affilare le armi contro le politiche del governo in materia di istruzione. Oggi la protesta passa per Roma e Milano, ma in tutta Italia proliferano le iniziative che vedono studenti e precari insieme, contro i provvedimenti dell'esecutivo. Nel mirino delle proteste la cosiddetta "controriforma Gelmini", ovvero la legge 133 approvata il 6 agosto scorso - ex decreto Brunetta - e le sue norme sull'università: possibilità di trasformare gli atenei in fondazioni di diritto privato, tagli al fondo di finanziamento ordinario (un miliardo e mezzo di euro in 5 anni) e blocco del turn-over al 20 per cento (modulo 5 a 1: per cinque docenti in pensione ne entra solo uno). Stamane nella capitale, un corteo di "almeno un migliaio di studenti", dicono gli organizzatori, ha sfilato tra i viali della Sapienza per protestare, in particolare, "contro la privatizzazione dell'università". La manifestazione è stata avviata dai collettivi della facoltà di scienze (matematica, fisica, scienze naturali). "Il corteo cresce di momento in momento - hanno spiegato i collettivi -, stiamo entrando in tutti i dipartimenti della facoltà di scienze per bloccare le lezioni, poi faremo una grande assemblea sotto la statua della Minerva". A Milano una settantina di studenti ha occupato il rettorato della Statale. Fanno parte dei collettivi delle facoltà di Scienze politiche, Mediazione culturale, Accademia di Brera. Sono studenti della Statale, del Politecnico e della Bicocca. Un gruppo di manifestanti ha incontrato il rettore Enrico Decleva.
Gli studenti chiedono, in caso la legge 133 non venga abrogata, le dimissioni del rettore e del senato accademico, l'annullamento dell'inaugurazione dell'anno accademico a novembre, un pronunciamento chiaro sulla legge, la garanzia che non saranno aumentate le tasse universitarie né diminuiti i servizi. "Chiediamo anche che il senato accademico si esprima per il blocco immediato della didattica - dice Marco, uno degli occupanti - per dare a tutti gli studenti la possibilità di mobilitarsi". (13 ottobre 2008), da Repubblica.it

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