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sabato 27 settembre 2008

Lufthansa: "Puntiamo al 49 per cento"

di M. Giannini, da Repubblica.it

"ALITALIA ci interessa molto. Ma noi puntiamo alla maggioranza...". Wolfgang Mayrhuber va dritto al cuore del problema, quando spiega a Epifani, Bonanni e Angeletti i progetti di Lufthansa sulla nostra compagnia di bandiera.
Alle nove del mattino, davanti a una tazza di caffè sorseggiata nella quiete di Villa Almone, residenza romana dell'ambasciatore tedesco Michael Steiner, il chairman del colosso tedesco conferma ai leader di Cgil, Cisl e Uil che, se il governo italiano fosse disponibile, potrebbe acquisire fin da subito il controllo di Alitalia. "Ci vuole un accordo in tempi rapidi - spiega il manager - e Lufthansa è pronta a fare la sua parte".

Non tanto e non solo per bruciare la concorrenza di Air France, quanto piuttosto perché la mitica "cordata italiana" raggruppata sotto le insegne di Cai, per quanto corroborata dal sofferto accordo con le rappresentanze dei lavoratori, non avrebbe la "massa critica", in termini di capacità finanziaria e di potenzialità operativa, per reggere l'urto della concorrenza globale.

Dunque, nel breve giro di tre giorni, un altro bluff del governo è finalmente caduto. Non era affatto vero che "non esistono manifestazioni di interesse da parte delle compagnie straniere", come Berlusconi ha ripetuto per giorni e giorni, costringendo il commissario Fantozzi a ripetere lo stesso bugiardo refrain. Con l'unico obiettivo (del tutto strumentale) di mettere le confederazioni con le spalle al muro, e con l'unica pretesa (del tutto inattuale) di difendere la linea del Piave dell'"italianità", inopinatamente e irresponsabilmente fissata dal Cavaliere fin dalla campagna elettorale della scorsa primavera.

Sono bastate poche ore di colloqui nell'ufficio del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio (prima con Francesco Mengozzi in rappresentanza dei francesi, poi con lo stesso Mayrhuber in rappresentanza dei tedeschi) a far venire in campo le due proposte alternative di Air France e di Lufthansa. Molto diverse l'una dall'altra, ma entrambe molto concrete.

Negli incontri di Palazzo Chigi e di Villa Almone, i tedeschi hanno riproposto il loro schema di gioco, che contempla due ipotesi. Da un lato, una partecipazione con la quale Lufthansa si affianca a Cai: "Ma per noi - è il senso della posizione tedesca - questa è l'ipotesi meno preferibile". Dall'altro lato, un ingresso nel capitale della nuova compagnia in posizione di maggioranza relativa, o comunque con una quota che può arrivare o si può avvicinare al 49%: "E per noi - è la postilla tedesca - questa è una soluzione di gran lunga migliore".

Mayrhuber spiega ai sindacati perché questa seconda opzione è più "funzionale". "È inutile che voi, oggi, stiate a discutere dell'italianità e della non italianità della vostra compagnia di bandiera. Così come sarebbe inutile che lo facessimo noi tedeschi in casa nostra, o i francesi in casa loro. Rischiamo di fare una guerra nel pollaio di casa, mentre qui in Europa presto arriveranno i grandi vettori dell'Estremo Oriente che ci spazzeranno via".

Per questo l'unica strategia è quella dell'integrazione. E per i tedeschi la "polpa" buona di Alitalia è oggi una formidabile occasione di integrazione, dentro un modello di network aereo multi-hub e multi-brand. "Noi siamo pronti, il piano industriale è pronto". Epifani, Bonanni e Angeletti (e insieme a loro anche la leader dell'Ugl Renata Polverini) condividono e appoggiano la proposta Lufthansa, anche nella sua forma più "radicale", cioè il pieno controllo di Alitalia.

Ma a questo punto, se ci sarà il via libera all'accordo sindacale con Cai allargato anche a tutte le sigle autonome dei piloti e del personale di volo, il problema è solo politico. "Ma il governo di cosa ha paura?", è la domanda congiunta di Mayrhuber e Steiner. "Io sono chairman di Lufthansa - spiega il primo ai leader sindacali per smitizzare il mantra dell'italianità - e non sono nemmeno tedesco, sono austriaco. E tutto sommato nemmeno Lufthansa è poi così tedesca...". Oltre il 51% del suo capitale è collocato sul mercato, e i primi due azionisti sono la francese Axa (col 10,56%) e l'inglese Barclays (con il 5,07%).

Solo il premier può sciogliere il nodo. Ma per farlo deve uscire dalla logica "resistenziale" alla quale ha costretto tutti, a partire da Colaninno e dai suoi sedicenti "capitani coraggiosi". L'offerta Lufthansa è preferibile per ragioni economiche. Intanto parte con il consenso di tutte le sigle, confederali e autonome. E poi, ruotando su una strategia industriale "a rete integrata" che non contempla l'individuazione di un unico hub italiano, incontra il consenso politico della Lega e del Nord, che non devono subire lo smacco del downgrading di Malpensa.

Ma l'opzione tedesca pone un problema politico: obbliga il Cavaliere a una marcia indietro di fronte agli elettori (ai quali ha giurato che l'Alitalia sarebbe rimasta italiana) e di fronte ai soci di Cai (ai quali ha promesso prebende pubbliche in cambio della fiche privata sulla compagnia di bandiera).

L'offerta Air France è preferibile per ragioni politiche. Intanto la Francia è presidente di turno della Ue, e al Cavaliere può convenire l'idea di fare un favore a Sarkozy. E poi Jean Cyril Spinetta si accontenta di una quota del 10-15%, e in una prima fase si acconcia ad affiancare Cai in posizione minoritaria, perché questo gli consente di blindare comunque Alitalia nel patto Sky Team (la cui eventuale rescissione costerebbe circa 200 milioni di euro alla nostra compagnia) per poi fagocitarla con tutta calma nel giro di qualche anno.

Ma l'opzione francese sconta un'incognita economica: quanto può reggere lo schema "Cai più Air France"? La competizione internazionale nel trasporto aereo sarà feroce, e richiederà investimenti massicci. I soci Cai, nonostante la buona volontà dimostrata con l'accettazione del lock up che li obbliga a non cedere le proprie quote di qui a cinque anni, dovranno rimettere mano pesantemente al portafoglio, per fare cospicue ricapitalizzazioni molto prima del 2013. E poiché è chiaro che i vari Aponte, Fratini e Bellavista non avranno né denaro né voglia, a quel punto Air France avrà buon gioco a conquistare, senza inutili spargimenti di carta bollata, la maggioranza.

Alla fine, per l'Italia e per l'Alitalia, l'alternativa è semplice. Per il governo si tratta di scegliere tra una vendita immediata, o una svendita differita. Per il Cavaliere si tratta di scegliere tra un insano, autarchico provincialismo e un sano, realistico europeismo.
(27 settembre 2008)

leggi anche:
"Luttazzi: Il fascismo del vicino è sempre più nero" - da Micromega
"Il ridicolo Velino" - di Peter Gomez
"Berlusconi si sfoga con lo spillone" - da Micromega
"Il Cavaliere all'attacco: Questi giudici non mi fermeranno" - da Repubblica.it
"L'Arma contro la Grambassi" - da Repubblica.it


martedì 26 agosto 2008

Il nostro posto


di Concita De Gregorio

Sono cresciuta in un Paese fantastico di cui mi hanno insegnato ad essere fiera. Sono stata bambina in un tempo in cui alzarsi a cedere il posto in autobus a una persona anziana, ascoltare prima di parlare, chiedere scusa, permesso, dire ho sbagliato erano principi normali e condivisi di una educazione comune. Sono stata ragazza su banchi di scuola di città di provincia dove gli insegnanti ci invitavano a casa loro, il pomeriggio, a rileggere ad alta voce i testi dei nostri padri per capirne meglio e più piano la lezione. Sono andata all’estero a studiare ancora, ho visto gli occhi sbigottiti di coloro a cui dicevo che se hai bisogno di ingessare una frattura, nei nostri ospedali, che tu sia il Rettore dell’Università o il bidello della Facoltà fa lo stesso, la cura è dovuta e l’assistenza identica per tutti. Sono stata una giovane donna che ha avuto accesso al lavoro in virtù di quel che aveva imparato a fare e di quel che poteva dare: mai, nemmeno per un istante, ho pensato che a parità di condizioni la sorte sarebbe stata diversa se fossi stata uomo, fervente cattolica, ebrea o musulmana, nata a Bisceglie o a Brescia, se mi fossi sposata in chiesa o no, se avessi deciso di vivere con un uomo con una donna o con nessuno.

Ho saputo senza ombra di dubbio che essere di destra o di sinistra sono cose profondamente diverse, radicalmente diverse: per troppe ragioni da elencare qui ma per una fondamentale, quella che la nostra Costituzione – una Costituzione antifascista - spiega all’articolo 2, proprio all’inizio: l’esistenza (e il rispetto, e il valore, e l’amore) del prossimo. Il “dovere inderogabile di solidarietà” che non è concessione né compassione: è il fondamento della convivenza. Non erano mille anni fa, erano pochi. I miei genitori sapevano che il mio futuro sarebbe stato migliore del loro. Hanno investito su questo – investito in educazione e in conoscenza – ed è stato così. È stato facile, relativamente facile. È stato giusto. Per i nostri figli il futuro sarà peggiore del nostro. Lo è. Precario, più povero, opaco.

Chi può li manda altrove, li finanzia per l’espatrio, insegna loro a “farsi furbi”. Chi non può soccombe. È un disastro collettivo, la più grande tragedia: stiamo perdendo la fiducia, la voglia di combattere, la speranza. Qualcosa di terribile è accaduto negli ultimi vent’anni. Un modello culturale, etico, morale si è corrotto. La politica non è che lo specchio di un mutamento antropologico, i modelli oggi vincenti ne sono stati il volano: ci hanno mostrato che se violi la legge basta avere i soldi per pagare, se hai belle le gambe puoi sposare un miliardario e fare shopping con la sua carta di credito. Spingi, salta la fila, corrompi, cambia opinione secondo la convenienza, mettiti al soldo di chi ti darà una paghetta magari nella forma di una bella presidenza di ente pubblico, di un ministero. Mettiti in salvo tu da solo e per te: gli altri si arrangino, se ne vadano, tornino a casa loro, crepino.

Ciò che si è insinuato nelle coscienze, nel profondo del Paese, nel comune sentire è un problema più profondo della rappresentanza politica che ha trovato. Quello che ora chiamiamo “berlusconismo” ne è stato il concime e ne è il frutto. Un uomo con un potere immenso che ha promosso e salvato se stesso dalle conseguenze che qualunque altro comune cittadino avrebbe patito nelle medesime condizioni - lo ha fatto col denaro, con le tv che piegano il consenso - e che ha intanto negli anni forgiato e avvilito il comune sentire all’accettazione di questa vergogna come fosse “normale”, anzi auspicabile: un modello vincente. È un tempo cupo quello in cui otto bambine su dieci, in quinta elementare, sperano di fare le veline così poi da grandi trovano un ricco che le sposi. È un tempo triste quello in cui chi è andato solo pochi mesi fa a votare alle primarie del Partito Democratico ha già rinunciato alla speranza, sepolta da incomprensibili diaspore e rancori privati di uomini pubblici.

Non è irrimediabile, però. È venuto il momento di restituire ciò che ci è stato dato. Prima di tutto la mia generazione, che è stata l’ultima di un tempo che aveva un futuro e la prima di quello che non ne ha più. Torniamo a casa, torniamo a scuola, torniamo in battaglia: coltivare i pomodori dietro casa non è una buona idea, metterci la musica in cuffia è un esilio in patria. Lamentarsi che “tanto, ormai” è un inganno e un rifugio, una resa che pagheranno i bambini di dieci anni, regalargli per Natale la playstation non è l’alternativa a una speranza. “Istruitevi perché abbiamo bisogno di tutta la vostra intelligenza”, diceva l’uomo che ha fondato questo giornale. Leggete, pensate, imparate, capite e la vita sarà vostra. Nelle vostre mani il destino. Sarete voi la giustizia. Ricominciamo da qui. Prendiamo in mano il testimone dei padri e portiamolo, navigando nella complessità di questo tempo, nelle mani dei figli. Nulla avrà senso se non potremo dirci di averci provato
[...]. da l'Unità.it 26/08/08

venerdì 9 maggio 2008

Tutti sotto ipnosi


C'era Flavio Insinna, l'altra sera, con una fiction che andava in onda dopo il giochetto a quiz condotto dallo stesso Insinna sulla stessa rete. C'era Fabrizio Corona, il "re dei paparazzi" rinviato a giudizi con l'accusa di vari reati tra cui estorsione, da Barbara D'Urso su Canale 5 la mattina, e c'era sempre lui la sera prima o la sera dopo su una qualche altra rete Mediaset a raccontare, chissà perché, "la sua verità". La D'Urso l'avevamo appena vista condurre lo show dei record, dove intervistava l'uomo più alto del mondo (già visto nella medesima trasmissione), così come Maria De Filippi raccontava i fatti suoi nel salotto di Paolo Bonolis, quando già sta tutti i giorni nel tinello proprio, quello di "Uomini e donne", mentre fino a poco fa la domenica ci induceva a quella palestra di reciproca sopraffazione giovanile che è "Amici".

A proposito, ogni domenica la Paola Perego ospita a "Buona Domenica" i concorrenti del Grande Fratello, i quali passano un'oretta a litigare tra di loro nonché con alcuni ex concorrenti del medesimo Grande Fratello, dopo che l'Italia intera s'è sorbita per mesi il quotidiano cazzeggio infinito del Grande Fratello, a sua volta rilanciato a pillole nella trasmissione "Mai Dire Grande Fratello". Il Cumenda, personaggio del medesimo reality show e famoso per essere il tale che una signorina laureata in medicina anche lei concorrente dello stesso spettacolo ha omaggiato di una prestazione sessuale manuale dinnanzi a decine di telecamere, per i suoi noti meriti sarà presto l'inviato della trasmissione "Lucignolo" e appare quasi ogni giorno in qualche altro anfratto della televisione privata, tra cui "Verissimo", dove è ospite fisso anche Alfonso Signorini, direttore del settimanale "Chi", che in questo numero intervista Gianni Alemanno, neosindaco capitolino. Il quale, peraltro, in questi giorni è stato in decine di programmi tv - di mattino, di pomeriggio, di sera - mentre Iva Zanicchi, Elisabetta Gregoraci e Sara Varone le vediamo tutte le domenica a Canale 5, qualche volta in compagnia di Donna Assunta Almirante.

La Gregoraci, a sua volta, qualche tempo fa ha fatto una capatina anche a "Il senso della vita", il programma del già citato Bonolis appunto, mentre il cantante Morgan si divide la scena con la Ventura alla gara per cantanti "X Factor", laddove un altro programma della stessa Ventura, "Quelli che il calcio", ospita una celebrata imitazione del medesimo Morgan. La cantante Nada, che qualche giorno fa era ospite dalla Lorena Bianchetti a "Domenica In", è ospite anche della nuova trasmissione di Ambra Angiolini, la quale a sua volta è ospite di Maurizio Crozza su La7. Tutti i giorni vediamo su Rai1 e Rai2 Cucuzza, Balivo, Infante replicare all'infinito temi fondamentali come "Padri a sessant'anni: è giusto?". Ilary Blasi la vediamo alle "Iene" su Italia1 e tutti i giorni in una pubblicità di telefonini, e così Claudio Bisio, la Littizzetto, Elena Sofia Ricci, che dai "Cesaroni" rimbalza su "Alice", in un'infinita coazione ad apparire e riapparire su tutti gli schermi italiani.

Potremmo continuare a lungo. La televisione italiana è il regno della ripetizione. Dell'ossessiva riproposizione delle stesse facce. Delle stesse storie. Una pervivace e ininterrotto costruzione di una realtà parallela, con le sue regole e le sue leggi, che finge di rappresentare in qualche modo la vita comune, ma ne è solo una abnorme e parziale deformazione.

La deformazione è in sé: va oltre l'intenzione di tale o tal'altro personaggio. Produce una sorta di ipnosi: quella per cui la primaria fonte di informazione e conoscenza per milioni e milioni di italiani si muove esclusivamente su un palcoscenico (peraltro virtuale) piccolino picciò, minuscolo, abitato da pochissimi volti, una manciata di persone al massimo, una ghenga di pochi intimi... E poi c'è tutta la televisione che non c'è. Non c'è quasi niente del mondo, quasi quasi non ci sono nemmeno i film, quasi quasi non ci sono gli scrittori, quasi non ci sono musicisti (se non quelli delle bande che fanno le musichette di sottofondo e gli stacchetti), quasi non c'è l'innovazione, sicuramente non c'è la scuola (se non quando un bullo lancia un compagno dalla tromba delle scale riprendendolo col telefonino), non ci sono gli stranieri immigrati, non c'è la cultura... c'è solo una realtà molto angusta a rappresentare i miseri confini mentali dell'Italia di oggi.

R.Brunelli

P.S C'è anche chi, legittimamente, pensa che la televisione non incida più di tanto nelle scelte, nella cultura, nel comun pensare dei cittadini. Curioso questo fatto.

P.p.s Ecco il link alla puntata di Anno Zero "La peggio gioventù" dell' 8/5/08



giovedì 8 maggio 2008

La peggio gioventù

Oggi in tv ho visto Anno Zero. Oggi in tv ho visto la peggio gioventù.
Ho visto orde di ragazzi ammazzare loro coetanei senza un motivo, in nome di una violenza senza senso. Eppure tutti accomunati sotto un unico segno, che come ricordava la madre di un altro giovane a cui è toccata la stessa tragica sorte, non dobbiamo aver paura di chiamare per nome: fascismo.
Ho visto ragazzi vuoti, senza ideali se non quello di scappare da non si sa cosa, per rifugiarsi nel miraggio del facile guadagno e della finta popolarità offerta dal "Grande Fratello". E ragazze che non si facevano problema alcuno a rispondere affermativamente alla domanda "la daresti via per fare carriera nel mondo dello spettacolo?"
Ho visto ragazzi che di riflesso a questa idea dell'apparire a tutti i costi non hanno altro svago che quello di infilarsi in discoteca, di mostrarsi palestrati, di "esplorare nuovi mondi" drogandosi.
Ho visto ragazzi che mostravano con orgoglio le foto con i loro eroi: Fabrizio Corona, e proprio quei ragazzi che hanno vinto questi maledetti reality.
Ho visto genitori assenti, totalmente assenti per i loro figli, educati con un "fai quello che vuoi, basta che rimani sulla retta via". Niente regole, poi però i cocci si raccattano alla fine.
Ho visto come la tv possa sostituirsi in toto alla figura dell'educatore. E di come in questi anni abbia bombardato a tal punto le coscienze da imprimere a fuoco solo un modello: quello televisivo. Quello del nulla. Quello dei soldi facile, dell'impegno zero, del sogno meraviglioso. Ho visto l'ingenuità e forse la rassegnazione di chi vuole scappare da un mondo in cui è nato e che si è costruito intorno, ma di cui si è stancato.
Ma ho visto anche una tv, stasera, che finalmente mi proponeva qualcosa di diverso, un'altra visione. Una crepa nell'odiato conformismo.
A breve metterò il link alla puntata così che chi vuole possa vederla. Veramente, merita.


venerdì 18 aprile 2008

Anno Zero


Invito tutti quelli che ieri sera non hanno avuto modo di vedere la trasmissione di M.Santoro, Anno Zero, ad usare i link che vi posto, od a andare direttamente sul sito, per guardarsela. Offre una visione di insieme dei vari stati d'animo all'indomani del risultato elettorale e coniuga varie spiegazioni sul perchè le cose sono andate così come sono andate. Al solito trovo sempre illuminante la riflessione di M.Travaglio e quella dell' autorevole politologo G.Sartori. Credo faccia anche capire che Santoro non è così fazioso come molti lo definiscono, vista la pluralità di voci che ha fatto intervenire e la moderazione con cui ha condotto il dibattito.
Inoltre potrebbe essere una delle ultime occasioni per vederselo visto che lo Zar d'Italia sin dalla campagna elettorale aveva nuovamente definito come "criminoso" l'operato di Santoro e Travaglio (portandoci alla memoria editti Bulgari mai dimenticati oltre a ricordarci quale sia il concetto della parola "libertà", tanto vociata dal Cavaliere).

Guarda l'intera puntata del 17/04/2008 - Una storia italiana

L'intervento di Travaglio che analizza il rapporto tra media e percezione della realtà in Italia

L'intervento del politologo Giovanni Sartori che spiega come la Lega rappresenti, geograficamente, Una "periferia" che rifiuta il "centro"

martedì 4 marzo 2008

L'era Nucleare?

Il Cavalier di Arcore ha detto che appena sarà al governo promuoverà da subito la costruzioni di queste benedette centrali nucleari! Non se ne vedeva proprio l'ora! Infatti quando votammo il referendum proprio per abolirle in Italia stavamo probabilmente pensando tutti a qualcos'altro. Ma si sa i referendum per i politici contano quanto il due di picche e la gente dimentica presto.
Il Cavaliere è persona incline a spararle grosse mirando all'insoddisfazione popolare, e questa minaccia-promessa gli si addice proprio (preciso: tutta la destra e probabilmente molti a sinistra son d'accordo con lui). Si lancia il bastone come col cane dicendo alle persone che c'è crisi energetica (vero), che non si puo' dipendere solo dagli approvvigionamenti di gas russi (vero anche questo ma se la soluzione son i rigassificatori c'è da star poco allegri - per informarsi su questo vi invito a guardare una vecchia puntata di Report in cui si trattava l'argomento), che c'è necessità di ridurre le emissioni inquinanti delle centrali odierne (giusto) infatti, ci dicono, le centrali nucleari sono a emissione 0 (ah! bella questa!).
Ora questi "miracoli energetici radioattivi" ce li fanno apparire come la Cura, la panacea dei problemi energetici, ma se si va a consultare chi sul tema ci capisce qualcosa (non un politico quindi) si scopre che come al solito dietro a questi proclamoni ci sta il solito castello di carte pronto a cadere con un soffio.
Ci dicono che sono un'alternativa alle inquinati e soprattuto scarse (oramai) fonti fossili da cui dipendiamo al 1000%, ma se si presta attenzione ci si accorge che anche l'uranio è una fonte fossile. Ed è stimato che se estratto a ritmi paragonabili a quelli odierni, in un arco temporale di circa 70 anni è destinato a finire.Buono, trovata la prima fesseria.
Ci dicono che ora si devono costruire centrali a tutto spiano. Ma non ci dicono che i costi di edificazione e messa in opera sono altissimi e sarebbero sostenibili solo da delle banche (che purtroppo però si guardano bene dal finanziarle per via dei rischi che porta il progetto) o da facoltosi privati che però dovrebbero attendere fior fior di anni prima di rivedere i miliardi spesi (o troviamolo un imprenditore disposto a rischiare di non rivederli i suoi soldi).
Ci dicono che risolveranno i problemi energetici. Ma poi si scopre che per poter arrivare a fornire un approvvigionamento energetico pari a quello attualmente fornito servirebbe di costruire qualcosa come 8000 (!) centrali sparse per il mondo. Vogliamo vedere quanto dura l'uranio? Io dico poco a questi ritmi.
E inoltre il problema dovrebbe essere risolto in tempi compatibilmente brevi, mentre per costruire un solo impianto servono una decina (se non di più) di anni. Previsioni accattivanti. Tra l'altro di uranio è ricca l'Africa. Un'altra buona scusa per massacrare definitivamente la popolazione di un paese da trasformare in una cava a cielo aperto.
E quindi si arriva alla mega fregatura. Proclama: le centrali nucleari sono a zero emissioni. Alleluja! Finalmente! Tiriamo un sospiro di sollievo! Eppure c'era qualcosa...un piccolo inghippo...Mi pare di ricordare che dalle centrali non esce solo energia e sorrisi ma barili e barili, e barili di SCORIE NUCLEARI RADIOATTIVE. Ops! e queste?!
Ah questo non si deve dire! Questo è un dettaglio da poco! Da qualche parte si nasconderanno! Io rimango allibito. Ma come si fa a non rendersi conto? Questi impianti paradisiaci nel momento in cui fossero messi tutti al lavoro in forze produrrebbero qualcosa come milioni di tonnellate di scorie. Cosa ne faremo? Noi che manco i rifiuti che facciamo in casa sappiamo gestire?? Chiaro li lasceremo ai posteri, e ai posteri dei posteri, e ai pronipoti dei posteri (se ci saremo ancora) visto che il plutonio ha un tempo di dimezzamento (chi ha studiato fisica sa di cosa parlo) di "solo" 12500 anni.Un'inezia.
E infine ma non ultima, un'altra minaccia più sinistra, ma molto interessante per un uomo di potere. E cioè che l'uranio arricchito che serve per far funzionare le centrali, guarda caso, è proprio lo stesso che serve per costruire le bombe atomiche. Eh si, a qualcuno non sarà sfuggito quello che sta accadendo in Iran.

Ora queste cose non le dico io. Non le ho inventate per far polemica. Sono ragionamenti fatti da persone un po' più affidabili (in termini di conoscenza della materia) del sottoscritto. Trattasi del prof. Carlo Rubbia, premio nobel per la fisica,
non il primo scemo che passa, da anni impegnato nella ricerca di fonti alternative (e chiaramente costretto a lavorare all'estero almeno fino all'arrivo di Prodi che l'ha rivoluto in Italia); di Jeremy Rifkin, economista, attivista e scrittore statunitense, autore di numerosi volumi che trattano dell'impatto che i cambiamenti scientifici e tecnologici hanno su economia,società e ambiente; del prof. F.M.Butera di Fisica tecnica ambientale al politecnico di Milano nonchè ricercatore in ambito di fonti rinnovabili.
Ciò che affermano queste persone non è il Vangelo, ma visto che da una parte abbiamo i discorsi di politici di chiara fama che per mestiere venderebbero l'anima per un voto e dall'altra fior fiore di professori, ritengo che un'attimo di riflessione sulle loro parole sia più che doveroso.
Anche perchè abbiamo l'obbligo di avere coscienza del fatto che cambiamenti climatici stanno avvenendo (indicativo che l'inverno di quest'anno sia stato registrato nei paesi scandinavi come il più caldo di cui si abbia notizia) e che possiamo veramente prevenire tutti i possibili danni incanalando le nostre forze e risorse verso progetti di ricerca seri, che possano portare un vero beneficio.
Prima di ritrovarsi a nuotare col pesce a tre occhi dei Simpson.

Allego i video di Carlo Rubbia recentemente intervenuto nella trasmissione Anno Zero (che invito a seguire) davanti ad un Casini balbettante, i video del prof.Butera (veramente ben fatti, guardateli tutti e 3!) e quello di Rifkin.

 
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