Visualizzazione post con etichetta Europa 7. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Europa 7. Mostra tutti i post

giovedì 22 maggio 2008

Prove di regime - La querela

Da Articolo 21.info

La notizia è breve. Il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, querela l'onorevole Roberto Zaccaria, ex presidente della Rai. Perchè? "Nel suo intervento di stamattina alla Camera, l'onorevole Roberto Zaccaria - spiega in una nota Confalonieri - ha usato nei miei confronti parole diffamatorie accusandomi in pratica del reato di aggiotaggio. Naturalmente è un falso e per questo motivo oggi stesso partirà una mia querela con richiesta di danni".

Infatti questa mattina a Montecitorio Zaccaria ha dichiarato che ci sarà dura opposizione se resta l'emendamento del Governo sulle frequenze tv. "Il governo - ha detto Zaccaria - ha presentato un provvedimento a notte fonda, sul quale nella passata legislatura si è discusso per oltre un anno in commissione e che ora si vuole introdurre con un decreto. Il vero regista della norma è Fedele Confalonieri che ieri da Cannes ha parlato dell'emendamento quando era ancora sconosciuto a molti dei deputati".

Non sappiamo se è aggiotaggio. Certo è che Confalonieri sapeva di questa decisione del governo ancor prima che il Governo l'avesse comunicata al Parlamento. Confalonieri non è Parlamentare ma è il Presidente di Mediaset che, guarda caso, è azienda che forse inconsapevolmente andrà a beneficiare di questo emendamento.

Insomma, non sarà aggiotaggio ma certamente qualcuno si è sentito in dovere di avvisare Confalonieri che ci sarebbe stata una norma che avrebbe impedito a Retequattro di finire sul Satellite, all'Italia di non rispettare le indicazioni della Ue e, ancora una volta, non fare giustizia sulla vicenda che ormai da troppo tempo impedisce ad Europa 7 di trasmettere.

venerdì 18 aprile 2008

Il giorno dopo...


Nel susseguirsi dei giorni dopo la schiacciante vittoria del centro-destra, il neo-imperatore Berluscaz è già ritornato sui suoi passi riguardo al tema Alitalia. Ricordate? Per mera propaganda elettorale aveva millantato una fantomatica cordata italiana di salvataggio in erano compresi persino i suoi figli (che se ne sono chiamati fuori all'istante), con una mossa che secondo qualcuno aveva i connotati del reato di insider-trading.
Adesso, a giochi fatti, ovviamente sparisce la cordata utopica e si riapre il dialogo con Air France, sanissima e seria compagnia aerea che avrebbe veramente risolto i guai di un colabrodo come Alitalia.
Di più. Dopo aver incontrato ieri il suo clone sovietico Putin nella villa in Sardegna (pare che abbia intrattenuto l'ospite con uno spettacolo del Bagaglino messo in scena apposta per l'occasione...non fa ridere gli italiani, figuriamoci un russo) pare sia in procinto di aprirsi un tavolo con Aeroflot, la compagnia aerea russa. Guarda il caso.

Dove invece i soldi non mancano è ovviamente per i partiti della "casta".
Per la precisione a tutti quelli che hanno varcato la soglia del 1%, sia che abbiano rappresentanza in Parlamento che non!
La Legge prevede un euro di rimborso ogni anno per 5 anni di legislatura, moltiplicato per ciascun iscritto alle liste elettorali con diritto di voto alla Camera e al Senato.

Tradotto in cifre gli elettori della Camera erano in totale 47.295.978, mentre quelli del Senato 43.257.208.
La somma dei 2 importi, ossia 90.553.186 moltiplicata per i 5 anni dà un totale di € 452.765.930 che i partiti prenderanno di rimborso in proporzione ai voti ottenuti.
A quel mostruoso importo va tuttavia tolto il 10% di tagli previsto dalla Finanziaria del defunto Governo Prodi. Sottraendo perciò € 45.576.593 si scende a € 407.489.337 di soldi reali che i partiti percepiranno spalmati in 5 anni da qui al 2013, così ripartiti:

PDL: € 160.446.990,4 cent diluiti in 5 assegni annuali. Nel 2006 Forza Italia e Alleanza Nazionale presero più voti e anche più soldi: € 174.200.000 che continueranno ad incassare fino al 2011, anno di fine legislatura del governo Prodi. Non si sa ancora quanto, e se prenderà qualcosa l’alleato PDL Carlo Fatuzzo del Partito Pensionati. Alle ultime politiche raggiunse giusto giusto l’un per cento con meno di 20 mila euro investiti in campagna elettorale!
Lega Nord: € 35.329.331 un’impennata rispetto ai 21.500.000 del 2006.
PD: € 141.988.246,6 cent nell’arco dei 5 anni.
Udc-Rosa bianca: € 24.018.774, meno dei 32 milioni della tornata 2006.
IDV: € 18.427.608 rispetto ai 12 milioni delle elezioni 2006.

Gli esclusi dal Parlamento: la Sinistra Arcobaleno si consola con € 13.356.565, che rimane un’inezia rispetto all’importo sommato nel 2006 fra Prc Pdci e Verdi che totalizzarono € 51.561.413.
La Destra Storace Santanché si cucca € 9.629.998 grazie al 2,4% ottenuto alla Camera e il 2% al Senato.

Gli esclusi dai rimborsi: il Partito Socialista di Enrico Boselli rimane a bocca asciutta. Non ha agguantato l’un per cento per meno di 9 mila voti! Ha ottenuto lo 0,97% delle preferenze.
Fuori dai rimborsi anche Partito comunista dei lavoratori (0,57%), Sinistra critica (0,46%), Svp (0,4%), Aborto? No grazie (0,37%), Per il bene comune (0,33%), Forza Nuova (0,29%) e un’altra dozzina di piccole liste.

Ricapitolando: noi cittadini elettori, entro il 2013 regaleremo 407 milioni ai partiti, che fino al 2011 ingurgiteranno altri 330 milioni di euro per i 3 anni della precedente legislatura prodiana.
Totale: 737 milioni di euro sottratti ai precari, alle famiglie, ai salari, alle infrastrutture e anche alla nostra salute.
Oltre che all’economia di mercato italiana, ormai alla canna del gas. (Fonte - Blog di D.Martinelli)


Per concludere, la Commissione europea, nella persona della Commissaria alla tutela della concorrenza, Neelie Kroes, ha fatto sapere che non ci sarà nessuno spazio di mediazione con le Autorità italiane sul "caso Europa 7". Da oggi lo Stato italiano dovrà quindi attenersi alla sentenza, qualunque governo sia in carica ( il verdetto del consiglio di Stato è atteso per i primi giorni di Maggio, quando ancora non sarà in carica il nuovo governo Berlusconi), altrimenti entrerà in vigore una nuova “Procedura di infrazione”, che andrà a sommarsi a quella già emessa per colpa della Legge Gasparri sul sistema dei media. Insieme, le due procedure potrebbero costare ai contribuenti italiani qualcosa come 5 miliardi di euro: altro che “Tesoretto” da elargire per ridurre tasse a aumentare i salari!

Tempi bui..


lunedì 7 aprile 2008

Aggiornamenti


Posto la lettera di E.Bonino e la successiva replica di Travaglio sul caso Europa 7, di cui aggiumgo anche l'articolo in cui viene descritta sin dalle origini questa vicenda pazzesca (tratto da MicroMega di questo mese).
Spero che abbiate modo di leggerlo tutto e per bene perchè ci dà una ottima idea del concetto che ha il CavalierNano della libertà di informazione e delle regole del libero mercato (notare che lui si definisce un liberista! I padri ideologici del liberismo si stanno rivoltando nella tomba). E quindi in seconda battuta ci rivela in parte quello che ci aspetterà se lo riavremo come Presidente del Consiglio.
Vorrei per questo aggiungere che ognuno di noi è liberissimo di non andare a votare, i motivi non mancano e sono condivisibili. Tuttavia non si venga in seguito a lamentarsi se ci ritroveremo Berluska per altri 12 anni, con tutte le conseguenze che porterà.
Perchè sarà stato senza ombra di dubbio complice nella sua ascesa. Uomo avvisato...

La lettera del ministro Bonino e la replica di M.travaglio sul caso Europa 7
Caro direttore,
Marco Travaglio nella sua rubrica di ieri critica il mancato inserimento di norme riguardanti Europa 7 nel decreto legge varato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 1 aprile.
Il decreto legge intende sanare quelle procedure di infrazione su cui il nostro Paese è stato condannato dalla Corte di Giustizia europea e che necessitano l'adozione di atti normativi per scongiurare il rischio di multe e sanzioni per mancato adempimento.
Come è noto, invece, nel caso di Europa 7, il coinvolgimento della Corte di Giustizia europea è stato di natura interpretativa, a seguito della richiesta del Consiglio di Stato di un parere sul diritto comunitario in materia per poter valutare la compatibilità con esso di norme o comportamenti dello Stato. Dell interpretazione della Corte deve ora tener conto il Consiglio di Stato, organo che ha attivato la procedura, affinché possano essere assunti gli opportuni provvedimenti.
Pertanto, il decreto legge del 1 aprile non era lo strumento per affrontare e risolvere l'annoso caso di Europa 7 sul quale, nel merito, la mia posizione è chiara. Per quanto mi riguarda, non ci sono né clamorose dietrologie da scoprire né retropensieri di alcun tipo da denunciare.
Emma Bonino
Ministro per le Politiche Europee


Conosco il ministro Bonino come persona perbene e competente, quindi non ho mai pensato a dietrologie nè a retropensieri da parte sua. Mi sono limitato e mi limito ai fatti. Le sentenze della Corte di giustizia europea sono tutte esecutive e, secondo la nostra Corte costituzionale, hanno valore di legge. Dunque vanno applicate subito. Quella del 31 gennaio scorso che riconosce il diritto di Europa7 a trasmettere su analogico terrestre dal 1999 sulle frequenze che vari governi hanno lasciato in mano a Rete4 che aveva perso la concessione a trasmettere, concedendole continue proroghe, non è stata ancora applicata. Il governo, anzichè prenderla alla lettera e dare le frequnze a chi ne ha diritto, ha preso altro tempo chiedendo un parere al Consiglio di Stato.

Ora, quando il Consiglio di Stato dirà quel che è prevedibile che dica, e cioè che le sentenze si applicano, il governo Prodi potrebbe non essere più in carica. E se, Dio ci scampi, dovesse essere sostituito dal governo Berlusconi III, questo troverebbe il modo di non applicarla, perpetuando sine die una situazione di gravissima illegalità. Per colpa di Berlusconi, ma anche dei suoi pavidi predecessori. Se il 1° aprile il Consiglio dei ministri avesse attuato anche quella sentenza della Corte europea, avrebbe insomma compiuto un atto dovuto e risparmiato allo Stato italiano una multa ancor più salata di quella che il Consiglio di Stato - sentenza europea alla mano - fisserà come risarcimento a Europa7. Se infatti Europa7 avesse ottenuto le frequenze il 1° febbraio, il danno subito sarebbe meno grave di quello che le verrà riconosciuto se non le avrà ottenute nei prossimi mesi. Il che dimostra che l'urgenza di provvedere c'era eccome.
Marco Travaglio


La storia della vicenda di Europa 7 e di Francesco Di Stefano, imprenditore.


P.S.
In coda vi aggiungo anche il video della dichiarazione di voto dello scrittore A.Camilleri.

domenica 6 aprile 2008

Europa 7? Non c'è fretta...

Vi posto l'articolo di Travaglio che ci dà notizia che il Consiglio dei ministri non ha dato seguito alla sentenza della Corte di Giustizia europea (strano vero?) che chiedeva di dare ad Europa7 la concessione per trasmettere e l'appello di G.Giulietti (Promotore del sito Articolo 21.Candidato Italia dei Valori).

Vieni avanti decretino(M.Travaglio, UliwoodParty 05/04/2008)

Ottime notizie dal loft del Pd. Pessime invece da Palazzo Chigi. L’entourage di Veltroni, scrive il Corriere, si è reso conto che l’ultima settimana di campagna elettorale dev’essere giocata all’attacco di Berlusconi, per «mobilitare gli indecisi». «Il buonismo ­ avrebbe detto Goffredo Bettini ­ mi ha rotto le scatole». Meglio tardi che mai. Ora però il rischio è che, dopo mesi di dialogo dissennato con l’avversario che rispondeva a colpi d’intrighi e insulti, un’improvvisa impennata polemica suoni fasulla. E non sortisca l’effetto sperato. Dopo aver rimosso per anni i rapporti del Cainano con la mafia, le mazzette ai giudici, i bilanci truccati, le leggi vergogna, le menzogne su tutto e su tutti (da Alitalia alla statura: ha ricominciato a dire di esser alto 1 metro e 71, quando supera a fatica il metro e 60), rispolverarli a freddo prima del voto sarebbe controproducente. Come attaccare, allora? Anzitutto sottolineando l’impresentabilità di certe new entry nelle liste del Pdl, che renderebbero ridicolo qualunque programma elettorale, anche il migliore. Anche chi crede ciecamente alle promesse del Cavaliere e dei suoi alleati potrebbe nutrire qualche dubbio sulla possibilità di realizzarlo con Ciarrapico (camicia&fedina nera), il generale Speciale (spigole di Stato e voli di Stato a spese dei contribuenti), gli amici dei mafiosi e dei camorristi (l’ultimo l’han beccato l’altroieri a Milano), lo sputacchiere Barbato, il mortadellaro Strano, il fantasmagorico Pizza, la fisioterapista personale del Capo e le bonazze di contorno.

Un po’ di sana pubblicità negativa non ha mai guastato, in campagna elettorale. E poi c’è un tema che tutti capiscono e molti condividono, non solo a sinistra: la liberazione della tv dalla politica. Fuori i partiti dalla Rai, fuori Berlusconi da Mediaset o dalla politica, tetto antitrust di una rete per ogni soggetto privato, mercato aperto a nuovi soggetti. E qui veniamo alla cattiva notizia da Palazzo Chigi: il 1° aprile (e quando, se no?) il Consiglio dei ministri ha varato un decreto per l’immediata esecuzione di tutte le sentenze della Corte europea di giustizia di Lussemburgo. Tutte tranne una: quella del 31 gennaio 2008, che dichiara illegittime le nostre leggi sulla tv perché consentono a Rete4 di trasmettere sulle frequenze analogiche che spettano a Europa7 in virtù della celebre gara per le concessioni nazionali del 1999, vinta da Europa7 e persa da Rete4. Perché mai quella sentenza no e tutte le altre sì? «Perché ­ spiega il ministro Emma Bonino - non aveva carattere di urgenza. Se si trova una soluzione, può essere presa in considerazione più avanti o in un secondo decreto». Più avanti? Secondo decreto? Ma il governo è agli sgoccioli e tra un mese ­se tutto va male­ potrebbe insediarsi il governo Berlusconi III. La lasciamo eseguire a lui la sentenza che manda Rete4 su satellite? Cos’è, un pesce d’aprile? Proprio l’altroieri, sul Sole-24 ore, il consigliere di Mediaset Gina Nieri dettava la linea ai partiti.

Questa gente è talmente abituata a scriversi le leggi su misura, da avere smarrito ogni pudore. «Nella vulgata dei Grillo e dei Di Pietro ­dice la Nieri- Rete4 è illegale e usurpa le frequenze di Europa7. Ma non lo è affatto: lo provano le leggi approvate dal 2003 in poi». Cioè il decreto salva-Rete4 e la Gasparri, fatte da Berlusconi pro domo sua e bocciate dalla Corte europea, come pure la Maccanico del ‘97 e il principio ispiratore della Gentiloni, per via dell’infinita «fase transitoria» che mantiene lo status quo in attesa del mitico, anzi mitologico digitale terrestre.

Aggiunge la Nieri: «Dai programmi del Pd e del Pdl Mediaset non ha nulla da temere». Anzi quello del Pd le piace tanto perché «non c’è il tetto del 45% alla pubblicità». Insomma, sarebbe ancor più favorevole a Mediaset della già blandissima Gentiloni (peraltro mai approvata).
Ecco cosa potrebbe dire Uolter, facendo un po’ di compagnia a Di Pietro: che Berlusconi e le sue Gine non han capito nulla: il primo decreto del suo governo raderà al suolo la Gasparri (risparmiando all’Italia l’annunciata supermulta europea di 300 mila euro al giorno, retroattiva dal luglio 2006), libererà la Rai dai partiti e dalla loro Vigilanza, e applicherà la sentenza europea e le due note sentenze della Consulta: cioè leverà le frequenze a Rete4 e le darà a Europa7. Vedi mai che, parlando chiaro sulla tv, si conquistino molti incerti di sinistra e pure qualcuno di destra

Appello di Giulietti:
Questa mattina su l'Unita' Marco Travaglio, in un articolo estremamente documentato, scrive che il 1° aprile il Consiglio dei ministri ha votato un decreto per l'immediata esecuzione delle sentenze della Corte Europea e di Giustizia del Lussemburgo. Sentenze tutte recepite tranne quella di Europa 7 che imponeva l'immediata concessione delle frequenze all'emittente di Francesco Di Stefano. Poiche' si tratta di materia estreamente delicata e su cui non e' possibile avere margini di ambiguita', il governo dovrebbe farci sapere le ragioni per le quali solo questa sentenza non e' stata recepita. La mancata urgenza non sarebbe comunque una motivazione accettabile perche' in questo caso poteva e doveva valere anche per le altre. Appare poi singolare che in Italia la mancata urgenza riguardi sempre e comunque la televisione, l'assetto dei media e il conflitto di interessi. A questo punto si trovi il modo di recepire immediatamente anche questa sentenza e le direttive della Commissione Ue che hanno gia' stabilito la procedura di infrazione sempre in materia di frequenze e che fra breve faranno scattare una bella multa che dovranno pagare i contribuenti".

giovedì 6 marzo 2008

Bisogna avere Fede

Prologo

Data la lunghezza del post mi scuserete se la prosa non sarà sempre scorrevole o la presenza di eventuali errori di battitura.

Chi sta ai piani alti, chi “conta” in Italia, lo sa: se qualcosa non appare in televisione, vuol dire che non esiste. Se qualcuno appare in televisione invece, è “Arrivato”. Dove? Nel più grande pulpito che esista, da dove è possibile esercitare un’influenza quasi assoluta. E non parlo solo di politici, ma di chiunque rimane avviluppato nell’etereo abbraccio del tubo catodico.

Parlo anche di ragazzi qualunque, di quelli che ritengono che la carriera deve subire una impennata da subito e si lanciano in pasto al pubblico giudizio e ludibrio in programmi che vogliono somigliare a “scuole” o palestre di vita, e che al 99% si ritrovano con un quarto d’ora di celebrità fasulla e punto e a capo. Non sono diventati artisti, ma solo merce televisiva. La signora De Filippi è una maestra nel mettere in piedi questi maledetti carrozzoni che fanno tonnellate di ascolti (fonti Auditel, azienda a partecipazione mista con l’influenza maggioritaria del Cavaliere) grazie all’amore dei tele-dipendenti per gli urli, la volgarità, la maleducazione e l’offesa giustificati in nome di una onestà personale che fa’ somigliare i dibattiti ad una lotta tra animali irrazionali.

Parlo anche di quei ragazzi che sognano il mondo dorato delle feste mondane e del Billionaire, stracolmo di attricette/attorucoli/presentatori-di bassa-tacca/criminali (vedi i vari Fiorani, Lele Mora, Corona, solo per citarne qualcuno) ecc. Ben pensano che il mezzo televisivo li sparerà in quel piccolo angolo di paradiso. Prima ritenevo ingenuamente che non sapessero il prezzo da pagare per ottenere l’effimero successo, ma poi mi sono ricreduto: lo sanno benissimo, e non gliene frega nulla. Anzi! Ben venga di essere carne da macello nello sputtanamento dei reality se poi il premio sarà quello, perché come dice Machiavelli ‘Coloro che vincono, in qualunque modo vincano, non ne riportano vergogna.’ E loro si sentono vincenti. Tutto questo poi fa buon gioco al CavalierNano (il loro primo modello: l’uomo che ottiene tutto con qualunque mezzo) che ha la duplice possibilità di avere un cast a bassissimo costo che può spalmare in tutti i suoi programmi e garantisce audience (questo magico termine dalle connotazioni divine: esso è Tutto) e inoltre può drogare i milioni di ragazzi che la tv la guardano, e ne apprendono i modelli per emulazione (vi siete mai chiesti se un bambino passa più tempo con amici e genitori o se lo passa alla tv? La risposta non è scontata).

Sono troppo allarmista? Sarà, ma la riprova che il meccanismo funziona ce lo dà la Rai, che in un lampo si è adeguata alla linea di pensiero di cui sopra e i programmi di colpo son diventati identici, qualsiasi emittente una persona guardi, pubblica o privata.

Ovviamente quando dico privata intendo solo e soltanto le reti del Biscione, che da tempo monopolizzano l’etere. E che sono in mano ad una sola persona, che detiene probabilmente il record del più grande conflitto di interessi al mondo (doverosi ringraziamenti alla sinistra al governo che non ha varato, tanto per cambiare, la legge contro questo Reato-in-potenza, come invece era da programma. Ma si sa e i politici lo hanno ribadito: le promesse elettorali sono solo uno specchietto per le allodole e i gonzi). Possedere tre tv gli ha permesso di diventare presidente del consiglio, e non suona nuovo neanche questo perchè pare che Mussolini fosse abilissimo nello sfruttare i mezzi di comunicazione per ottenere il consenso di cui necessitava, e che in Russia si sia verificata pochi giorni fa l’ascesa al potere del delfino di Putin proprio perché monopolizzava i media. Guarda che caso.

La domanda sorge spontanea: come si è potuto configurare un monopolio così esteso delle reti da parte di un solo uomo, uccidendo così di fatto ogni concorrenza? (A voler esser maligni si potrebbe ricordare che il CavalierNano ha piazzato dei suoi fedeli anche in Rai, come Saccà e la Bergamini, tessendo quindi una rete di controllo pressoché totale dei media. Ma questa è un’altra storia). La risposta sarebbe immediata: non si può. O almeno dovrebbe esserlo perché al solito l’Italia è il paese delle eccezioni e quindi può tranquillamente avvenire che uno scandalo così macroscopico passi sotto silenzio. E così ogni giorno i canali Mediaset ci permettono di far entrare in casa nostra personaggi come C.J. Mimun, M.Costanzo e consorte, P.Perego, i vari Mughini e compagnia bella. Senza dimenticare il personaggio più deviato della lista: Emilio Fede. P.Ricca lo definisce testualmente “un servile funzionario del partito azienda che aggrega il consenso del pubblico […] sfruttando un BENE PUBBLICO come l’etere, dentro una falsa cornice giornalistica”. La descrizione calza come un guanto. Tutti dicono che Fede in fondo è uno che fa’ solo ridere tanto è spudorato nella sua paraculaggine, insomma è una marketta. Attenzione, il “direttore” del tg della quarta rete è l’immagine in cui si rispecchia lo zoccolo duro di un elettorato che la pensa esattamente nei suoi termini, e non sono in pochi. Il suo è un vero e proprio randello mediatico, e non fa’ assolutamente ridere da questo punto di vista. Senza considerare poi la notorietà che nel tempo Fede ha acquisito, oltre alla stima del suo padrone, che lo porta a essere a tutti gli effetti uno di quei “privilegiati intoccabili”, che come i cagnolini fedeli, hanno sempre un posto accanto al caminetto.

Se a questo si aggiunge il fatto che Rete 4 opera il maniera abusiva, abbiamo proprio una bella visione di insieme. Perché dovreste sapere che le frequenze che occupa sono di fatto in concessione al canale Europa 7, un’emittente televisiva italiana, con regolare concessione di trasmettere in modalità analogica terrestre, che le ha vinte nel 1999 con una regolare gara d’appalto pubblica. Avete per caso mai visto questa rete schiacciando il tasto 4 del telecomando? No ovviamente, perché da allora Rete 4 è sempre al suo posto, dove invece non dovrebbe stare. Questo perché a partire dalla legge Mammì varata dall’amico di sempre Bettino, passando dalla legge Meccanico (cantrosinistra) ai decreti-salva-Rete4 per approdare alla famigerata Gasparri, hanno procrastinato i termini per l’uscita di scena del Fede-channel. L’editore di Europa 7, Francesco Di Stefano, davanti al torto evidente si è visto costretto a fare ricorso al TAR fino ad arrivare a chiedere il giudizio della Corte Costituzionale Europea, che ha dichiarato contrarie al diritto comunitario le leggi sopracitate.

Per chiarire bene l’argomento allego nel post un articolo di Marco Travaglio (uno dei pochi giornalisti che racconta i fatti nella loro completezza) pubblicato su l’Unità:

“La giustizia a orologeria valica ormai i confini nazionali e dilaga, come un’inarrestabile cancrena, fino al Lussemburgo. Lì la Corte Europea di Giustizia ha stabilito che le norme italiane che consentono a Rete4 di trasmettere via etere senza concessione su frequenze spettanti a Europa7 che la concessione vinse in una regolare gara nel 1999 mentre Rete 4 la perse, sono “contrarie al diritto comunitario”, dunque illegali. A partire dalla legge Maccanico gentilmente offerta dal centrosinistra al Cavaliere nel 1997, per proseguire col decreto salva-Rete4 e con la legge Gasparri varati dal governo Berlusconi II tra il 2003 e il 2004. Giusto in tempo per il suo probabile ritorno a Palazzo Chigi, dunque, si ripropongono intatti i nobili moventi della sua “discesa in campo” del ‘94: salvare le sue televisioni da una qualunque legge antitrust e salvare se stesso dai processi (a Milano stanno per chiudersi quelli per i fondi neri Mediaset e per la corruzione del testimone David Mills, a Napoli sta per aprirsi quello per la tentata corruzione di Agostino Saccà e di alcuni senatori). La soluzione ideale sarebbe depenalizzare anche la corruzione e trasferire la Corte europea da Lussemburgo a Brescia, o ad Arcore, per legittimo sospetto. Nell’attesa, va detto che non sarebbe occorso scomodare l’Europa se l’Ulivo prima e l’Unione poi avessero fatto il proprio dovere: tradurre in legge le sentenze della Corte costituzionale del 1994 e del 2002 che fissano per Mediaset un tetto invalicabile di due reti. Ma, nei quasi sette anni in cui ha governato, il centrosinistra - che secondo l’ex senatore Franco Debenedetti, sempre spiritoso, sarebbe affetto da inguaribile antiberlusconismo - le diede tutte vinte al Cainano. Costringendo Francesco Di Stefano a un’estenuante battaglia legale prima al Tar, poi al Consiglio di Stato, infine alla Corte europea. L’anno scorso si arrivò all’incredibile: già regnante l’Unione, l’Avvocatura dello Stato seguitò a difendere la legge Gasparri alla Corte di Lussemburgo contro le legittime richieste di Europa7. Ieri il ministro Gentiloni l’ha parzialmente ricordato, facendo notare di aver invitato Palazzo Chigi a modificare le regole d’ingaggio all’Avvocatura rispetto a quelle dettate dal governo Berlusconi. Ma la sua missiva al sottosegretario Enrico Letta rimase lettera morta e il governo dell’Unione continuò a schierarsi pro Gasparri e contro Di Stefano. Ora il Consiglio di Stato dovrà risarcire l’editore di Europa7 per i danni subiti dal 1999 a oggi e, possibilmente, levare le frequenze occupate da Rete4 grazie a una serie di proroghe legislative compiacenti, per assegnarle finalmente al legittimo beneficiario e consentirgli di accendere, con nove anni di ritardo, la sua emittente nazionale. Mediaset, in un comunicato spiritoso almeno quanto Debenedetti, sostiene che “Rete4 è pienamente legittimata all’utilizzo delle frequenze su cui opera. Quindi nessun rischio per Rete4”. In realtà non spetta a Mediaset, ma al Consiglio di Stato, decidere se assegnare a Di Stefano il solo risarcimento pecuniario, o anche le frequenze finora negate. Intanto l’Europa, che ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia per l’illegittimità della Gasparri, potrebbe presto condannare il nostro Paese a versare una multa di 400 mila euro al giorno. Risarcimento a Di Stefano ed eventuale multa saranno, ovviamente, a spese dei contribuenti. Secondo l’infallibile pratica del “ridi e fotti”, per 15 anni il Cavaliere ha imposto al Parlamento gli affari suoi come affari di Stato. Mantenendo Rete4 sull’analogico terrestre, ha incamerato introiti pubblicitari da favola che non avrebbe mai visto se l’emittente fosse finita sul satellite. E ora chi paga i danni? Lo Stato. Cioè, pro quota, ciascun contribuente. Se esistesse un’informazione decente, da oggi tutti i giornali e le tv dovrebbero annunciare agli italiani una nuova tassa: la “tassa Berlusconi”. Se esistesse un centrosinistra decente, dovrebbe promuovere una gigantesca class action di 58 milioni di italiani per chiedere i danni a Silvio Berlusconi. Il quale intanto, se tornerà al governo, sarà chiamato ancora una volta a risolvere ciò che i suoi presunti avversari non hanno mai voluto nemmeno sfiorare. Come diceva Sabina Guzzanti nei panni di Massimo D’Alema,“io a Silvio Berlusconi ho fatto un discorso chiarissimo sul conflitto d’interessi. Gli ho detto: Silvio Berlusconi, il conflitto d’interessi è tuo? Risolvitelo da te!”. M.Travaglio 1/02/2008


L’articolo si commenta da solo. Il quadro della situazione è completo e allarmante, ma al solito, di queste notizie in tv non se ne ha traccia. Il bello, o il brutto che dir si voglia, sarà vedere la fine di questa vicenda. Sempre che una fine ci sia,poiché il CavalierNano poco tempo fa’ proclamò (come argomento di campagna elettorale) di aver trovato un metodo per campare fino a 120 anni. Ci seppellirà tutti, vecchia quercia.

P.S. Ho intenzione a breve di trattare quindi anche l’argomento relativo alla mancanza di una vera informazione in Italia, visto anche l’imminente V-Day 2 di Grillo incentrato proprio su questo tema

 
Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.