Visualizzazione post con etichetta Vespa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Vespa. Mostra tutti i post

sabato 4 ottobre 2008

Pd di Letta e di governo

"Sono di sinistra, ma Berlusconi è il migliore". L'ha detto a 'L'espresso' Riccardo Scamarcio, ma è il motto di un'epoca. Questa. Veltroni invece preferisce Gianni Letta, "un uomo che ha il mio stesso senso delle istituzioni". Definizione quantomeno azzardata, se si pensa che questo Cavour redivivo, negli anni Ottanta quando dirigeva 'Il Tempo', fu coinvolto nei fondi neri Iri e nel '93, vicepresidente Fininvest, rischiò l'arresto per presunti maneggi sulla legge Mammì. Ma il vero mistero è perché mai Uòlter abbia messo il cappello sulla Cai, la cordata alitaliota dei Colaninno Boys.

Dopo averne detto tutto il peggio possibile, è andato a 'Porta a Porta' a rivendicare il successo dei 16 Fratelli Bandiera. Rivelando di aver fatto incontrare Colaninno ed Epifani "per favorire un'intesa che impedisse la catastrofe" e "far fare un passo avanti a Cai". Se è vero, non si comprende perché Veltroni non si sia schierato subito con Cai, cioè col governo. Se è falso, non si vede perché il capo dell'opposizione abbia levato le castagne dal fuoco al governo che, incartato nella guerra ai lavoratori Alitalia, era a un passo dalla prima disfatta.

"Senso di responsabilità", spiega Uòlter, ma così dà implicitamente ragione al governo sulla mancanza di alternative alla Cai (che invece di alternative ne aveva, se si fosse messa sul mercato l'Alitalia senza debiti né esuberi, anziché regalarla in esclusiva alla Cai).

In entrambi i casi, prendersi il merito di uno sbocco sempre criticato disorienta vieppiù gli elettori del Pd. Conferma le accuse di Berlusconi alla Cgil, che avrebbe "remato contro" pilotata dal Pd. E delegittima Guglielmo Epifani, mettendo in ombra i vantaggi strappati in extremis dalla Cgil per
i lavoratori rispetto al pessimo accordo siglato inizialmente da Cisl e Uil. Non contento, Veltroni dichiara al 'Corriere' che con questo governo rischiamo una svolta autoritaria, poi però rivela i dettagli dell'imbarazzante mediazione: Colaninno (padre) ed Epifani "si sono seduti qui in casa mia su quei due divani là in fondo e han trovato l'accordo". In gran segreto, fuorché per Letta e per i segretari di Cisl e Uil. Intanto Colaninno figlio, Matteo, ministro-ombra del Pd, taceva. E Letta nipote, Enrico, metteva alle strette Epifani definendo "l'errore del secolo" il no alla Cai.

È proprio sicuro Veltroni, noto giramondo, che una simile scena potrebbe mai accadere in una democrazia normale? Se l'immagina Obama che convoca nel suo salotto un affarista e un sindacalista per propiziare la svendita di un'azienda di Stato decisa da Bush a spese dei contribuenti? Certo che no, infatti Uòlter poco sotto dichiara: "Ho un giudizio pessimo di come il governo ha gestito la vicenda Alitalia, compresa la scelta di una cordata non si sa in base a quali principi. che ha scaricato i debiti sui contribuenti". Già. Ma in quel pessimo governo c'è pure l'ottimo Gianni Letta. E la pessima cordata, a sentire Veltroni, l'ha salvata Veltroni. L'ottimo capo dell'opposizione.
(03 ottobre 2008) di M.Travaglio, da L'Espresso.it

leggi anche:
"Balla a Balla" di M.Travaglio
"Alitalia, Ryanair fa ricorso all' UE" da Repubblica
"Le bugie del ministro Gelmini" da Micromega
"Un salvaslip per l'Europa" da l'Unità
Se qualcuno sostiene "sono stato assoloto", sempre meglio controllare "come" - di Ines Tabusso

sabato 27 settembre 2008

Lufthansa: "Puntiamo al 49 per cento"

di M. Giannini, da Repubblica.it

"ALITALIA ci interessa molto. Ma noi puntiamo alla maggioranza...". Wolfgang Mayrhuber va dritto al cuore del problema, quando spiega a Epifani, Bonanni e Angeletti i progetti di Lufthansa sulla nostra compagnia di bandiera.
Alle nove del mattino, davanti a una tazza di caffè sorseggiata nella quiete di Villa Almone, residenza romana dell'ambasciatore tedesco Michael Steiner, il chairman del colosso tedesco conferma ai leader di Cgil, Cisl e Uil che, se il governo italiano fosse disponibile, potrebbe acquisire fin da subito il controllo di Alitalia. "Ci vuole un accordo in tempi rapidi - spiega il manager - e Lufthansa è pronta a fare la sua parte".

Non tanto e non solo per bruciare la concorrenza di Air France, quanto piuttosto perché la mitica "cordata italiana" raggruppata sotto le insegne di Cai, per quanto corroborata dal sofferto accordo con le rappresentanze dei lavoratori, non avrebbe la "massa critica", in termini di capacità finanziaria e di potenzialità operativa, per reggere l'urto della concorrenza globale.

Dunque, nel breve giro di tre giorni, un altro bluff del governo è finalmente caduto. Non era affatto vero che "non esistono manifestazioni di interesse da parte delle compagnie straniere", come Berlusconi ha ripetuto per giorni e giorni, costringendo il commissario Fantozzi a ripetere lo stesso bugiardo refrain. Con l'unico obiettivo (del tutto strumentale) di mettere le confederazioni con le spalle al muro, e con l'unica pretesa (del tutto inattuale) di difendere la linea del Piave dell'"italianità", inopinatamente e irresponsabilmente fissata dal Cavaliere fin dalla campagna elettorale della scorsa primavera.

Sono bastate poche ore di colloqui nell'ufficio del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio (prima con Francesco Mengozzi in rappresentanza dei francesi, poi con lo stesso Mayrhuber in rappresentanza dei tedeschi) a far venire in campo le due proposte alternative di Air France e di Lufthansa. Molto diverse l'una dall'altra, ma entrambe molto concrete.

Negli incontri di Palazzo Chigi e di Villa Almone, i tedeschi hanno riproposto il loro schema di gioco, che contempla due ipotesi. Da un lato, una partecipazione con la quale Lufthansa si affianca a Cai: "Ma per noi - è il senso della posizione tedesca - questa è l'ipotesi meno preferibile". Dall'altro lato, un ingresso nel capitale della nuova compagnia in posizione di maggioranza relativa, o comunque con una quota che può arrivare o si può avvicinare al 49%: "E per noi - è la postilla tedesca - questa è una soluzione di gran lunga migliore".

Mayrhuber spiega ai sindacati perché questa seconda opzione è più "funzionale". "È inutile che voi, oggi, stiate a discutere dell'italianità e della non italianità della vostra compagnia di bandiera. Così come sarebbe inutile che lo facessimo noi tedeschi in casa nostra, o i francesi in casa loro. Rischiamo di fare una guerra nel pollaio di casa, mentre qui in Europa presto arriveranno i grandi vettori dell'Estremo Oriente che ci spazzeranno via".

Per questo l'unica strategia è quella dell'integrazione. E per i tedeschi la "polpa" buona di Alitalia è oggi una formidabile occasione di integrazione, dentro un modello di network aereo multi-hub e multi-brand. "Noi siamo pronti, il piano industriale è pronto". Epifani, Bonanni e Angeletti (e insieme a loro anche la leader dell'Ugl Renata Polverini) condividono e appoggiano la proposta Lufthansa, anche nella sua forma più "radicale", cioè il pieno controllo di Alitalia.

Ma a questo punto, se ci sarà il via libera all'accordo sindacale con Cai allargato anche a tutte le sigle autonome dei piloti e del personale di volo, il problema è solo politico. "Ma il governo di cosa ha paura?", è la domanda congiunta di Mayrhuber e Steiner. "Io sono chairman di Lufthansa - spiega il primo ai leader sindacali per smitizzare il mantra dell'italianità - e non sono nemmeno tedesco, sono austriaco. E tutto sommato nemmeno Lufthansa è poi così tedesca...". Oltre il 51% del suo capitale è collocato sul mercato, e i primi due azionisti sono la francese Axa (col 10,56%) e l'inglese Barclays (con il 5,07%).

Solo il premier può sciogliere il nodo. Ma per farlo deve uscire dalla logica "resistenziale" alla quale ha costretto tutti, a partire da Colaninno e dai suoi sedicenti "capitani coraggiosi". L'offerta Lufthansa è preferibile per ragioni economiche. Intanto parte con il consenso di tutte le sigle, confederali e autonome. E poi, ruotando su una strategia industriale "a rete integrata" che non contempla l'individuazione di un unico hub italiano, incontra il consenso politico della Lega e del Nord, che non devono subire lo smacco del downgrading di Malpensa.

Ma l'opzione tedesca pone un problema politico: obbliga il Cavaliere a una marcia indietro di fronte agli elettori (ai quali ha giurato che l'Alitalia sarebbe rimasta italiana) e di fronte ai soci di Cai (ai quali ha promesso prebende pubbliche in cambio della fiche privata sulla compagnia di bandiera).

L'offerta Air France è preferibile per ragioni politiche. Intanto la Francia è presidente di turno della Ue, e al Cavaliere può convenire l'idea di fare un favore a Sarkozy. E poi Jean Cyril Spinetta si accontenta di una quota del 10-15%, e in una prima fase si acconcia ad affiancare Cai in posizione minoritaria, perché questo gli consente di blindare comunque Alitalia nel patto Sky Team (la cui eventuale rescissione costerebbe circa 200 milioni di euro alla nostra compagnia) per poi fagocitarla con tutta calma nel giro di qualche anno.

Ma l'opzione francese sconta un'incognita economica: quanto può reggere lo schema "Cai più Air France"? La competizione internazionale nel trasporto aereo sarà feroce, e richiederà investimenti massicci. I soci Cai, nonostante la buona volontà dimostrata con l'accettazione del lock up che li obbliga a non cedere le proprie quote di qui a cinque anni, dovranno rimettere mano pesantemente al portafoglio, per fare cospicue ricapitalizzazioni molto prima del 2013. E poiché è chiaro che i vari Aponte, Fratini e Bellavista non avranno né denaro né voglia, a quel punto Air France avrà buon gioco a conquistare, senza inutili spargimenti di carta bollata, la maggioranza.

Alla fine, per l'Italia e per l'Alitalia, l'alternativa è semplice. Per il governo si tratta di scegliere tra una vendita immediata, o una svendita differita. Per il Cavaliere si tratta di scegliere tra un insano, autarchico provincialismo e un sano, realistico europeismo.
(27 settembre 2008)

leggi anche:
"Luttazzi: Il fascismo del vicino è sempre più nero" - da Micromega
"Il ridicolo Velino" - di Peter Gomez
"Berlusconi si sfoga con lo spillone" - da Micromega
"Il Cavaliere all'attacco: Questi giudici non mi fermeranno" - da Repubblica.it
"L'Arma contro la Grambassi" - da Repubblica.it


lunedì 14 aprile 2008

Il Burlone



Il Contratto con gli Italiani sigla­to da Silvio Berlusconi a Porta a Porta l'8 maggio 2001, dinanzi al notaio Bruno Vespa, era uno scherzo. «Non era un contratto», «non ha mai avuto alcuna rilevan­za giuridica», insomma un sempli­ce «atto politico» dotato di una «totale improduttività di effetti per nullità-inesistenza». È nullo, non è mai esistito. Chi lo dice? Un antiberlusconiano sfegatato? Un demonizzatore accanito? No, lo dice lo stesso auto­re del Contratto-non contratto: Silvio Berlusconi in persona. Dove? Negli atti difensivi depositati dai suoi legali nella causa intenta­ta due anni fa da un giovane rompiscatole, A.C.: l'unico ita­liano ad aver preso sul serio il Contratto con gli Italiani. Al punto da recepirlo formalmente, recapitando al Cavaliere il 10 febbraio 2006 - penultimo giorno della penultima legisla­tura - un "atto di accettazione". In quella letterina piena di riferimenti giuridici, A.C. ram­mentava all'allora premier che quello siglato sulla celebre scrivania di ciliegio "può essere qualificato come un contratto con obbligazioni del solo pro­ponente (art. 1333 Codice civi­le)". Quindi, non essendo "stato da Lei mai revocato", è "giuridicamente vincolante" e sottoposto alla verifica della magistratura. Da quel momen­to si è perfezionato il contratto unilaterale fra Berlusconi e gli italiani (che non avevano fir­mato nulla), perché almeno uno di essi l'ha accettato. E, con quella firma, è scattata la trappola. Il rompiscatole e i suoi avvocati Alessandro Frittelli e Giuseppe Marazzita ricor­dano al Tribunale civile di Mila­no che il Cavaliere s'era impe­gnato a "non ripresentarmi al­le elezioni del 2006 se, al termi­ne dei 5 anni di governo, almeno 4 su 5 traguardi non fossero stati raggiunti". Impegno viola­to nel 2006 e nel 2008, quando Berlusconi s'è ricandidato per ben due volte, pur avendo mancato tutti e 5 i traguardi "contrattuali". Lo stesso Cava­liere - osservano i legali di A.C. - seguita a ripetere di aver ri­spettato l’85% degli impe­gni", mentre in casa Vespa ave­va promesso di realizzarne interamente 4 su 5. Dopodichè le aliquote fiscali sono rimaste 4, non 2; le pensioni minime non sono aumentate a 516 eu­ro per tutti, ma solo per qualcu­no; i delitti non sono diminui­ti, ma aumentati; la disoccupa­zione non s'è dimezzata; il 40% di grandi opere non è par­tito. Perciò il tignoso cittadino si sente preso in giro e chiede i danni: 5 mila euro simbolici per mancata ottemperanza del­l'obbligo di non tacere". Cioè di ritirarsi a vita privata. La dife­sa Berlusconi ribatte che il Con­tratto è "nullo", dunque nessu­no può pretenderne il rispetto: era un semplice "programma politico". Ma A.C. dimostra che il programma della Cdl era tutt'altra cosa rispetto al Con­tratto, come lo stesso Cavaliere proclamò solennemente a Por­ta a Porta. La difesa Berlusconi ammette addirittura che gl'im­pegni non furono rispettati, an­che se accampa le solite scuse: "Se il mancato raggiungimen­to di una o più parti del pro­gramma politico si è verificato, cioè è dovuto a fattori politi­co-economici imprevedibili e indipendenti dalla volontà del dr. Berlusconi: a partire dell'at­tentato alle torri gemelle fino al buco di 37 mila miliardi di lire scoperto dopo l'insediamen­to del Governo...". Poi, a scan­so di equivoci, invoca l'immu­nità parlamentare: il Contrat­to-non contratto rientrerebbe "nell'attività insindacabile" protetta dall'"art.68 della Costi­tuzione" che "comporterebbe l'improcedibilità del giudizio o la sospensione del processo" in attesa dell'autorizzazione a pro­cedere della Camera. Ma qui il rompiscatole A.C. piazza il col­po che potrebbe essere decisi­vo: "Se il dr. Berlusconi sapeva che il Contratto era inesistente e dunque nullo, perché non ne ha dato notizia fin dall'inizio" - lui e agli altri 58 milioni di italiani?

M.Travaglio, Uliwood Party - 12/04/1008

lunedì 3 marzo 2008

Blog e Social Networking

Qualche sera fa a Porta a Porta, noto programma di (dis)informazione e approfondimento, veniva affrontato il tema dei blog nell'ambito del delitto di Perugia (ma va'!?). Ora a parte il mio giudizio sulla qualità del programma e dei suoi contenuti che ritengo pessima e sulla dubbia (forse è dire poco) professionalità del conduttore, il discorso è stato trattato in maniera incredibile (premetto che non ho visto il programma in tv ma da un estratto su Youtube ,il link è in fondo al post, poichè non ho certo tempo e voglia di guardare Vespa). A tenere la "lezione" è stata tale prof. Graziottin, sessuologa dell' Uni.di Milano, che affermava delle tesi aberranti tipo:
- i ragazzi vanno in rete per essere visibili (io credevo ci andassero per informarsi e comunicare, almeno la gente seria, mentre mi chiedo la professoressa Graziottin in tv cosa sia andata a fare, oltre alle tonnellate di ragazzi che si riversano in programmi di basso profilo vedi i vari reality e i contenitori targati De Filippi)
- i blog sono siti dove prolifera una sorta di "prostituzione virtuale" poichè in internet è possibile farsi vedere da tantissime persone e questo porterebbe a risvegliare istinti sessuali degeneri (incredibile: invece di portare la testimonianza dell'impegno delle persone per una condvisione dell'informazione semplicemente si demonizza in maniera generalista la rete prendendo a spunto una tragedia familiare...mah)
Poi lo psico-tuttologo della tv Meluzzi spara una citazione dotta e afferma sicuro che i ragazzi fanno i blog perchè non sono riusciti ad entrare in un reality!!! (E qui siamo al paradosso! Ma cosa c'entra? Uno scrive per farsi conoscere realmente non per essere spiattellato su uno schermo tirando fuori i peggiori lati del carattere umano oltre alla più grande maleducazione, solo e soltanto per apparire! per 5 minuti di celebrità e mesi o anni di insulti! ma va là....).
Questo veniva detto senza nessuno che ribattesse fatti alla mano e sotto lo sguardo beffardo di Vespa (non me la sento di chiamarlo conduttore...un ce la fo'!).
Io credo invece che il vero problema sia questa tv spazzatura (non solo Porta a Porta ovviamente, ma è il programma simbolo di una televisione abominevole) dove l'apparire è tutto, dove l'importante è avere l'ultima parola a tutti i costi come i bambini di 5 anni, anche solo per dire una cazzata o semplicemente sbraitare l'ultimo insulto per vedere chi ha la voce più alta e la faccia più tosta.
Dove tutto è lecito in nome di una libertà vociata che tutto permette, annichilendo del tutto il fondamentale concetto di responsabilità personale. Che schifo.
Aggiungo di seguito il link ad una lettera aperta scritta a più mani che fa un po' di chiarezza sulla questione, quella che mancava a Porta a Porta.

Oggetto: Lettera aperta su Blog, Internet e mass media


Link al video di you tube: http://it.youtube.com/watch?v=pgdlEg9I4mo
 
Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.