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sabato 6 settembre 2008

Abbiamo i palinsesti


*video di Roberto Corradi

Ora d'aria, M.Travaglio

l'Unità, 6 settembre 2008

Due notizie, una buona e una cattiva. La buona: ancora pochi giorni e il Pd avrà 3 televisioni (la dalemiana “Red” e la veltroniana “Youdem”, oltre a Rai3). Che non sono ancora le 5 di Berlusconi, ma sono già qualcosa. La cattiva: i palinsesti di entrambe sono stati trafugati a fine luglio dai ladri nella villa affittata da Veltroni a Sabaudia. Poi i topi d’appartamento han tentato di piazzarli a tutti i ricettatori del giro, senza trovarne uno solo interessato all’articolo. Così li han gettati in un cassonetto dove noi, sfidando l'ordinanza Alemanno, li abbiamo recuperati per offrirli ai lettori dell'Unità in esclusiva mondiale.

La veltroniana “Youdem” (acronimo di Yes Obama United in Dialog e Mutism) ha come logo la figurina Panini di Pizzaballa e si propone di educare il popolo della sinistra al dialogo con Berlusconi. I programmi si aprono con “Saranno fumosi”, a cura di Bettini, Realacci e Cerami. Schivo come sempre, Veltroni andrà in onda in prima serata, ma solo il sabato e la domenica, dagli studi di Sabaudia, col varietà bilingue “Yes Week End”. Ma pare abbia già in serbo, per le elezioni europee, un grande exploit all’americana: “Loft”, la risposta italiana a “Lost”. Grande attesa per gli appuntamenti con la tv verità: “RiforMissing”, variante riformista di “Chi l’ha visto?”, organizzerà le ricerche dei neoeletti del Pd provenienti dalla “società civile” e misteriosamente inabissatisi in Parlamento: si parte con Calearo, Daniela Cardinale e il generale Del Vecchio, per proseguire coi due terzi del governo-ombra. La Madia, miracolosamente recuperata in pieno oceano da Piero e Alberto Angela in perlustrazione, racconterà la sua drammatica esperienza nella serie “La fossa delle Marianne”. Colaninno jr., a lungo dimenticato in un ripostiglio del Loft, verrà rispolverato e riattato per una nuova edizione di Don Matteo, che indaga sulla cordata Alitalia capitanata dal padre Roberto. A notte fonda, per “Fuori Orario - Cose mai viste”, vecchi spezzoni di Veltroni che esalta l’Ulivo, denuncia il conflitto d’interessi e cita la questione morale.

L’emittente dalemiana “Red” (acronimo di Ritorno e Distruggo, o di Riformismo Estrema Destra) ha come logo una barca a vela coi baffi e si propone - in contrapposizione con Youdem - di educare il popolo della sinistra al dialogo con Berlusconi. Nasce dalle ceneri di una tv satellitare il cui nome evoca il numero dei firmatari della petizione “Salva l’Italia” auspicati da D’Alema: “Nessuno”. E “Il mio nome è Nessuno” sarà anche una delle rubrica più attese, a cura di Polito El Drito e Stefano Menichini: già allertata la Protezione civile per arginare l’afflusso dei fans all’arrivo della coppia negli studi. Per le famiglie, a grande richiesta, torna “La signora in giallo”: Livia Turco di ritorno dal parrucchiere. Reduci dai trionfi in Sicilia e a Roma, Anna Finocchiaro e Francesco Rutelli ridanno vita al celebre gioco a premi “Signori, il fiasco è servito”. Molto attesi i programmi musicali del dj Bobo Craxi (musiche di evasione) e Pierluigi Bersani: dopo l’annunciata intervista col suo idolo Vasco Rossi, l’ex ministro sarà alle prese con un gruppo di tassinari romani suoi sfegatati ammiratori, che tentano di arrotarlo sulle strisce. Piero Fassino e Anna Serafini festeggiano le nozze di platino in Parlamento (11 legislature in due) con la sit-com “Il gioco delle coppie”. Sigla iniziale “Oak Fund” (di Tavaroli-Cip-Ciop), sigla finale “Che fretta c’era, maledetto Tronchetti Provera” (di D’Avanzo-Tavaroli). In prima serata il programma di punta: “Il commissario Max”, una serie italo-pugliese in cui un tizio in barca a vela infila naufragio via l’altro, precipita financo da un gommone, ma passa sempre per molto intelligente. Seguirà “Ikarus”, primo esperimento di talk show sociale che denuncia i drammi del precariato nel duro mondo degli skipper. Per il genere horror, Consorte, Latorre, Fiorani e Ricucci nel classico “La banca dei quattro”. Molto attese le rubriche “Gli Insaccàti”, con Curzi, Minoli e Saccà, e “Neri per caso”, con la nuova coppia Amato & Alemanno. Luciano Violante, dopo le aperture sulla giustizia che hanno scavalcato a destra Ghedini e Alfano, canterà con i Camaleonti e curerà un programma sui lifting dal titolo arboriano: “Violante1 a Violante2”. Invitato a partecipare con un programma tutto suo, Antonio Bassolino ha cortesemente declinato: “Spiacente, ma ho già firmato l’esclusiva con Mediaset per una fiction sul miracolo napoletano”. Titolo provvisorio: “Il Ritorno di Er Monnezza”.

leggi anche:"Alitalia il danno e la beffa" - da Micromega.it
"Quanto ci costa la visita del Papa in Sardegna" - da Micromega.it
"Il conflitto di interesse vola in Alitalia" - da Micromega.it
"Sto per vomitare" - da Io Odio StudioAperto


sabato 2 agosto 2008

Il "caso" Englaro

di F. Colombo


La frase del giorno (da destra): "Denunciamo e respingiamo l'esproprio da parte della magistratura della funzione legislativa propria del Parlamento".
L'altra frase del giorno (da sinistra): "Un fermo no a qualsiasi forma di eutanasia. Vogliamo Eluana viva."

Bisogna sapere che circa 500 membri della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana il giorno 31 luglio, ultima ora di una giornata carica di impegni arretrati come in uno di quegli uffici cari a Brunetta (sono stati approvati e trasformati in legge trattati firmati nel 1999, nel 2002, nel 2005 con paesi che avevano approvato quel trattato il mese dopo e che avranno già dimenticato di avere un impegno con l'Italia), hanno pensato bene di dedicare un'oretta frivola, fatta di dichiarazioni senza senso e di finte declamazioni su diritto alla vita, alla questione Eluana Englaro.

Quale questione? La Corte di Cassazione ha sentenziato che il padre di Eluana può chiedere ai medici di interrompere il sostegno forzato a una irreversibile stato vegetativo che dura da sedici anni. Come respingere una sentenza di civiltà? C'è un percorso. Folle, ma c'è.

S'intende che si sono ascoltate macabre arringhe del Popolo della Libertà (pronunciate a Montecitorio da ex avvocati di seconda fila e non da clinici al capezzale) secondo cui, dopo quasi due decenni, la destra prevede e si aspetta il risveglio. Ma l'espediente è il seguente: è vero che Camera e Senato, la sua destra, e i suoi crudeli credenti di destra e sinistra, non hanno mai legiferato, e che anzi, una maggioranza trasversale di deputati e senatori Vaticani, ha impedito tutto in materia di fine della vita, compreso il Testamento Biologico, attraverso la trovata di bollare tutto come "eutanasia".

Ma questo Parlamento non solo esige il blocco di ogni legge. Esige anche il blocco di ogni sentenza. Ovvero io non faccio la legge. E tu - Giudice - devi dire: "Che peccato, io l'avrei una decisione da prendere per una simile tragedia che inchioda il padre per sedici anni al capezzale della figlia spenta per sempre. Ma non posso farne una sentenza perché loro (deputati e senatori) non hanno voluto farne una legge. E io, senza legge, non parlo".

In questo modo il blocco dura per sempre. E il Santo Padre è servito. Solo quello che dice Lui è legge. Per gli altri basta astenersi e tacere. E per chi cade nella tragedia di Eluana e del padre di Eluana, fatti loro. Ci mancherebbe che deputati e giudici debbano farsi carico dei dolori del mondo. E così una danza macabra ha avuto luogo a metà giornata nell'Aula della Camera dei Deputati, il 31 luglio.

Invano qualche laico e qualche giurista hanno tentato di riportare il Parlamento a un comportamento più decoroso. La vergogna infatti sta nell'idea di un Parlamento - Camera e Senato - che denuncia un giudice e la sua sentenza alla Corte Costituzionale con l'espediente: niente legge (non la faremo mai), niente sentenza (benché il giudice abbia avuto il coraggio di farla ispirandosi ai fondamenti del diritto della Costituzione e della civiltà democratica).

La vergogna sta nella conclusione. Dopo il Senato anche la maggioranza della Camera ha votato la denuncia di una sentenza civile e coraggiosa di un giudice che ha scelto di dire "Qui qualcuno deve decidere. Basta gioco sul dolore".

Ma la vergogna continua quando si apprende che anche la Procura Generale ha impugnato la sentenza, bloccandone l'esecuzione (il Parlamento non poteva) facendo proprie, alla lettera, le ragioni vaticane della Chiesa e del Parlamento, stessi concetti, stesse parole.

La lezione è tremenda. Dice in modo perentorio "ERGA OMNES":
NON ILLUDETEVI.
NON C'E UNA CIVILE VIA D'USCITA.
NON IN ITALIA.
NON OGGI.

(1 agosto 2008) - da Micromegaonline

mercoledì 9 luglio 2008

Si prega di abbassare i toni


Dopo aver passato la giornata ad ascoltare e leggere tutto quello che veniva detto a proposito della manifestazione di ieri in P.zza Navona ho deciso di commentarla anche io, visto che vi ho preso parte.
Si legge e ci informano che sono stati insultati il Presidente della Repubblica e il Papa rispettivamente da B. Grillo e da S. Guzzanti. Il bello è che, chiaramente, solo questo ci dicono della manifestazione, di tutti gli altri (e sono stati parecchi) interventti silenzio di tomba. E' inoltre interessante notare che "gli attacchi" sono avvenuti da parte di due comici, i quali sono stati in passato a più riprese censurati e financo epurati dalla televisione pubblica. Ancora più interessante è il fatto che allora si difendevano in nome della libertà di espressione, oggi si grida allo scandalo. Si, molto interessante.
Proviamo ad analizzarli allora questi interventi (ripeto, mi sento in grado di farlo visto che ero lì mentre dicevano queste cose, non come molti dei commentatori del giorno dopo).
Parliamo di Grillo, personaggio che ancora prima di aprire bocca viene tacciato di essere un populista, fomentatore di folle e attaccabrighe nel peggiore dei modi (sembra quasi la descrizione del Cavaliere). Già il giorno antecedente la manifestazione si tremava al pensiero di cosa avrebbe potuto dire, era quindi facile immaginarsi che il personaggio sarebbe stato in qualunque modo esorcizzato. E infatti così è avvenuto visto che francamente, di cosiddetti attacchi a Napolitano, io non ne ho sentiti. Vi riporto il testo esatto di quello che ha detto il comico:
"
Dicono che offendo il Presidente della Repubblica. Io Morfeo non l’ho mai offeso. Sonnecchia. Firma delle cose. Questo patto della “Banda dei 4”. Ha firmato una cosa… Ve lo immaginate voi Pertini che firmava una legge che lo rendeva immune dalla giustizia italiana? Ma io non mi immagino neanche Ciampi, non riesco neanche a immaginarmi Scalfaro a fare una cosa così. E allora chi è questo uomo qua? Chi difende? È un primo cittadino o un uno che difende i partiti politici? Chi è? Quando c’era Chiaiano, la discarica: la Polizia contro le famiglie, a Napoli, la sua città. Lui dove festeggiava? Dove andava? È andata da una famiglia di Chiaiano a festeggiare qualcosa? Era a Capri a sentire della musica con due inquisiti: Bassolino e la moglie di Mastella. E allora, che esempio ho io da questa gente? Quale esempio ho?"
Ora che il verbo "sonnecchia" sia un insulto mi sembra proprio esagerato. Questo è stato un normale intervento di protesta all'indirizzo di una alta carica dello Stato che a mio avviso da qualche tempo viene difesa a spada tratta in qualunque occasione, quasi si trattasse di un uomo venuto dalle stelle e perciò ineffabile e mai in errore. Purtroppo è umano, è uguale di fronte alla legge come tutti e pertanto può anche sbagliarsi nello svolgere il suo operato. Cosa che secondo me ha fatto firmando tutte le carte che gli sono state sottoposte in materia di giustizia dalla parvenza di ministro Alfano.
Ma si sa, Grillo si critica a priori, nonostante tutto e qualunque cosa dica.

Veniamo a Sabina Guzzanti. Il caso qui è un po' più complicato (non esageriamo). Sul palco si sono sentiti, a detta dei giornali, ingiurie ignominiose rivolte al ministro M. Carfagna e al Papa Benedetto XVI. L'intervento integrale lo trovate qui e qui .
Parole forti, non c'è dubbio. Lo ammetto: anche io dopo l'intervento su Ratzinger non ho applaudito. Ma a mente lucida mi sono ricordato quale tipo di genere teatrale porta avanti Sabina: la Satira. Ecco quindi che mi sono spiegato il perchè di quelle che sembravano invettive e non lo erano. E perchè alle sue parole mi veniva da ridere, come al resto della piazza che meno ipocritamente di me l'ha applaudita.
Perchè la satira è questo, non è volgare, è solo esplicita. Come dice un altro attore che di satira se ne intende "Mantiene la sana oscillazione del nostro immaginario tra sacro e profano. Una volta le due cose convivevano, adesso in un tempo di nuovi integralismi solo al sacro viene concesso il diritto di esistere. Sbagliato. Il potere questo diritto vuole farcelo dimenticare e cerca di far ricadere la colpa della censura sul censurato". Questo era Daniele Luttazzi, epurato in Rai e La7, e che è stato appoggiato in quei momenti sostenendo il sacrosanto diritto alla libertà di espressione, dagli stessi che oggi sono indignati per le parole della Guzzanti.
Per capire meglio e per bene quali siano, se davvero ne ha, i confini della satira leggetevi questo post di Dario Fo, Premio Nobel per la letteratura. Ve ne voglio riportare un estratto decisamente inerente al tema trattato:

"Lo stesso Dante usa immagini similari per colorare di veemente indignazione la presenza di certi notissimi personaggi in cui incappa nell’infernale viaggio osceno. “A chi servirà quel buco vomitante fuoco?” chiede il tosco poeta a Virgilio. E quegli risponde: “Là dentro verrà fra poco infilato testa in giù, un Pontefice che ben merita di starsene a cottura lenta e le natiche al vento a sbattacchiar gambe al par d’un forsennato!”. Quel Pontefice è nientemeno che Bonifacio VIII, quello che incarcerò, costringendolo a vivere incatenato tra le proprie feci, Jacopone da Todi che si era permesso di insultare il Santo Padre in questione urlandogli: “Ahi! Bonefax! Hai iogato ben lo munno! Ahi! Bonefax! Che come putta hai traito la Ecclesia!” cioè, come una puttana hai ridotto la Chiesa!

Oggi, si sa, nessun cardinale si permetterebbe di porre mano pesante su questi scritti... è questione di opportunità e stile... oggi!"

Ecco quindi che forse, prima di scandalizzarsi tanto per quello che viene detto da una persona che per mestiere si esprime sempre in termini di satira, bisognerebbe un po' pensare.
Quello che invece a me viene in mente è che oramai siamo veramente un paese a senso unico: il pensiero, le parole, le espressioni diverse non sono tollerate. Ne da destra ne da sinistra.
Mi rammarico che ci sia stata una totale levata di scudi in difesa di Napolitano a cui non era stato portato alcun attacco, ma solo critiche. Ancora di più mi rammarico per la continua, strenua, estenuante difesa verso il Vaticano. Verso quel Papa che ha acquistato una visibilità tale e che in tal modo viene osannato dalle televisioni, da essere considerato non come il vicario di Cristo, ma qualcosa di più. Un Papa che non una parola ha speso per condannare le guerre perpetrate dagli Stati Uniti durante la sua visita negli USA. Anzi li ha benedetti tutti senza colpo ferire. Proprio come ha fatto con il Premier italiano Berlusconi (come ricordava Camilleri dal palco ieri), al quale forse era opportuno almeno consigliare di andare a confessarsi prima di essere ricevuto. Un personaggio tale che si palesa al Santo Padre con una croce di oro massiccio tempestata di diamanti, quasi a voler sottolineare con un prezioso obolo la sua sottomissione ai voleri vaticani, poco a a che vedere con il simbolo della chiesa che aiuta i profughi, che porta conforto tra sangue e fango in quei paesi dove la guerra non è mai finita, che coraggiosamente accoglie e sostiene i giovani che si ribellano alla mafia in Sicilia.
Perchè una immagine così gretta non viene minimamente criticata dalle stesse gerarchie ecclesiastiche?
Poi però casca l'occhio su gli abiti del pontefice, sullo sfarzo delle sue residenze; ci si accorge della enorme quantità di immobili posseduti dal Vaticano completamente sgravati dall'Ici; si ascoltano i cori da stadio dei cosiddetti papa-boyz; si scopre il fiume di soldi che circola dietro l'8Xmille; si viene a conoscenza di come si sono tentati di insabbiare i casi di pedofilia dei vari vescovi; si presta attenzione alle frasi dogmatiche e quasi oscurantiste del Papa.
E qui si capisce il perchè.

Leggi anche l'articolo di M.Travaglio - Piazza Navona e le cose che non si possono dire

Il video di Roberto Corradi

martedì 10 giugno 2008

Altrachiesa 2

di don Paolo Farinella
Come sarebbe bello se tutti i cattolici "dissidenti" prendessero carta e penna e scrivessero personalmente al proprio vescovo pregandolo di inoltrare al papa il proprio dissenso dall'orrenda visita di Berlusconi al papa con "baciamo-le-mani" incorporato. L'effetto sarebbe più grande che non una raccolta di firme perché sarebbe personale e spedita via posta, segno che si è pensato, scritto, andato alla posta e imbucato. Non importa se non risponderà nessuno. Ciò che importa è il gesto profetico in se stesso.
PS. Il
Giornale di Berlusconi questa volta con un titolo virgolettato "Farinella: Arsenico per il Papa", chiede alla gerarchia la mia sospensione a divinis. Non sapevo che il mio vescovo fosse Paolo Berlusconi, ma tutto è possibile, anche l'impossibile, se è possibile che Berlusconi Silvio sia ricevuto dal papa.

L’immagine di Silvio Berlusconi che prende tra le sue la destra anulata del papa e, «inclinato capite», compunto, ne bacia l’anello, consapevole della dissacrazione che compie, ha fatto il giro del mondo e si è depositata nell’immaginario collettivo dei più come atto di devozione verso l’autorità, riconosciuta, del papa. Il contrasto con le dichiarazioni di Romano Prodi, dopo il «fattaccio» della Sapienza di Roma è abissale e incolmabile. Il cattolico praticante appare il nemico e censore del papa, mentre l’inquisito per frode ed evasione, il condannato, il corruttore, il compratore di senatori a suon di attricette da strapazzo, il puttaniere, il Piduista, l’ateo divorziato difensore della famiglia, appare, di colpo, quasi per magia, l’umile figlio della Chiesa, «prostrato al bacio della sacra pantofola». Il gesto del bacia-anello è stato ripetuto ancora alla fine dell’udienza. «Repetita iuvant».

Dicono i bene informati che il rito del «baciamo-le-mani, Santità!» non è stato spontaneo e istintivo, suggerito dall’emotività del momento che sarebbe stato comprensibile. E’ stato studiato a freddo da esperti psicologi e creatori di consenso d’immagine. Ciò aggrava il fatto e costituisce un doppio «vulnus» che difficilmente sarà riparabile. Peccato, che il papa sia stato al gioco e non abbia rotto il giocattolo fin dall’inizio. A meno che tutto non fosse concordato, come fa supporre il fatto che il Vaticano abbia preteso, fatto unico nella storia della diplomazia vaticana, la presenza del «Gentiluomo di sua Santità», Gianni Letta, come «garante» e testimone dell’incontro. Segno che Berlusconi è tenuto al guinzaglio corto dal sistema clericale imperante.

Come cittadino italiano, sono indignato che il presidente del consiglio dei ministri, che rappresenta la mia nazione, abdichi alla sovranità e alla dignità del mio paese, prostrandosi in baciamano che somiglia più a rappresentazione di stampo mafioso che non a un atto di devozione sincera. Mi ripugna essere rappresentato da un uomo che pur di ingrassare il suo «super-ego», dimentica ogni parvenza di dignità e usa e strumentalizza qualsiasi cosa gli sia utile per i suoi perversi scopi. Egli «fa finta» perché è un finto uomo che ha sempre vissuto di finzione, costruendo sull’apparenza e sull’effimero un potente potentato economico e ora anche politico, «clero iuvante». A questo «homo parvus» dell’opportunismo e della strumentalizzazione si oppone la chiarezza fiera di un grande statista, integerrimo cattolico e anch’egli presidente del consiglio dei ministri, Alcide De Gasperi, che il papa Pio XII nel giugno del 1952, volle umiliare, annullando l’udienza privata con la famiglia, già programmata da mesi, perché si oppose all’ordine del papa di fare il governo con i fascisti. De Gasperi convocò ufficialmente l’ambasciatore della Santa Sede presso l’Italia, e, stando in piedi, dietro la sua scrivania di capo del governo dell’Italia, disse: Signor Ambasciatore, riferisca al papa che come cristiano accetto l’umiliazione, come presidente del consiglio dei ministri della repubblica italiana, protesto energicamente e chiedo spiegazioni.

Come cattolico praticante, sono indignato e scandalizzato che il papa si presti al gioco mediatico di accreditare come modello di figlio devoto e pio della Chiesa un individuo come Silvio Berlusconi senza chiedergli previamente un atto di conversione e/o di penitenza. Egli è adoratore di «mammona iniquitatis» perché ha fatto l’ingiusta ricchezza con l’inganno, il furto, la corruzione, l’evasione fiscale. Egli è divorziato, abortista e i suoi figli convivono more uxorio, fatti che sarebbero questioni private, se il presidente del consiglio non si dichiarasse cattolico e non andasse dal papa «caram populo et mundo» a parlare in difesa della famiglia secondo la visione della Chiesa: allora anche le sue scelte private diventano fatti pubblici e criteri ermeneutici. Egli è implicato con la mafia (ne ha ospitato uno a casa sua ed è fratello germano di un altro, condannato in secondo grado per mafia). Egli sta perseguitando gli immigrati, tra i quali vi sono migliaia e migliaia di uomini e donne di religione cattolica, di cui il papa dovrebbe essere padre, difensore e vindice, in forza della sua paternità universale. Ho visto latinoamericani, africani e orientali, cattolici, piangere di fronte allo scandalo del papa che accettava l’omaggio di un persecutore ateo e amorale.

Il pastore riceve il lupo travestito da agnello, e abbandona gli agnelli al loro destino: anzi a molti, a tanti, pare che il pastore così sembra autorizzare il lupo a devastare il gregge. E’ ancora fresca nella memoria, la scelta del papa che, per opportunità di equilibri politici internazionali, non volle ricevere il Dalai Lama, premio Nobel per la pace, mentre a meno di tre mesi delle elezioni, riceve il predatore d’Italia, colui che con le sue tv ha degradato l’Italia in forza del principio, pubblicato sul giornale del papa, l’Osservatore Romano (6 giungo 2008), che «la televisione privata dovrebbe avere tra le sue funzioni quella di divertire, come seconda funzione quella di informare e soltanto successivamente, quella di formare». Egli ha detto queste cose alla radio e sul giornale del Vaticano e nessuno gli ha tolto la sedia di sotto e lo ha rimandato a casa. Di fronte all’opinione pubblica, il papa approva.

Santità, mi sento parte integrante della Chiesa-Sacramento e riconosco la sua autorità di papa in quanto vescovo di Roma, ma non mi sento parte di un sistema che pure lei rappresenta: un sistema di connivenza con i potenti che prosperano sui poveri, che affamano i poveri, che manipolano i poveri che nessuno difende. Nemmeno il papa.

Note a làtere:

1. Silvio Berlusconi ha regalato al papa una croce tempestata di pietre preziose fatta fare apposta: un pezzo unico e solitario. Nello stesso momento a due passi di distanza, la Fao ammetteva il suo fallimento sul dramma della fame del mondo: la croce tempestata di diamanti e il Crocifisso affamato. Mai stridìo di simboli fu più drastico. Il 6 giugno 2008 «fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza». Per me, resta un giorno di lutto per la Chiesa cattolica, un fallimento del papato, una vergogna per l’Italia ferita nella sua dignità di Nazione laica.

venerdì 6 giugno 2008


"Gioia per il nuovo clima politico"

Benedetti interessi

Per don Franco Barbero l'incontro tra Berlusconi e Ratzinger darà pericolosi frutti concreti: "La chiesa benedirà le grandi opere dello stato e lo stato finanzierà le grandi opere della chiesa". Che pretende ancora più soldi e privilegi.

- Don Aldo Antonelli: "Un abbraccio mortifero"
- Domenico Rosati: “Berlusconi cerca rapporto senza intermediari con il papa”


Altrachiesa

Lo straniero, icona del credente volto di Dio di don Paolo Farinella *

Il vero cristiano si vede con i clandestini di Enzo Bianchi, la Stampa

da Micromega online

* Prete di Genova, ha conseguito una duplice licenza in Teologia biblica e Scienze Bibliche e Archeologia presso lo Studium Biblicum di Gerusalemme. Biblista, scrittore, saggista e conferenziere collabora ad alcune riviste di grande diffusione. Con l’Editoriale Adelphi ha pubblicato Habemus papam, Francesco (2000) e con il Segno dei Gabrielli Editore: 1) Crocifisso tra potere grazia. Dio e la civiltà occidentale (2006); 2) Ritorno all’antica Messa. Nuovi problemi e interrogativi (2007) e, in corso di stampa, Parole segrete della Bibbia (2008). Tiene una rubrica biblica fissa sul mensile Missioni Consolata di Torino.
 
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