Pubblichiamo il documento della Federazione Cure Palliative, che sarà letto domani durante la manifestazione a Piazza Farnese.
"La Federazione cure palliative (62 organizzazioni non profit operanti su tutto il territorio nazionale, che sostengono gli oltre 2000 operatori di questo settore) vuole evidenziare il grave pericolo contenuto nel disegno di legge sulle dichiarazioni anticipate di volontà che ieri ha ottenuto il via libera in Commissione Sanità al Senato.
Da 30 anni, ogni anno questo grande movimento risponde ai bisogni quotidiani di 200 mila persone e delle loro famiglie, dando sollievo al dolore e a tutti gli altri sintomi fisici, psicologici, sociali e spirituali che provocano sofferenza, aiutando il paziente a vivere quanto più attivamente possibile fino alla fine, sostenendo quindi la vita e la sua qualità, non affrettando né posponendo la morte, ma guardando a essa come a un processo naturale.
Alla luce di questi principi irrinunciabili sentiamo il dovere di evidenziare che, se dovesse essere approvata una legge che esplicitamente ed indiscriminatamente impone l'idratazione e la nutrizione artificiale per tutti i malati (art. 5 comma 6), ci troveremmo di fronte a tale obbligo anche per le persone che vivono una fase di inevitabile e prossima terminalità. Per loro non si tratta di non iniziare o sospendere una terapia, ma di accompagnarli a una fine dignitosa con tutti gli strumenti che la medicina oggi offre. Nell'accompagnamento del processo di morte naturale, per evidenti cause cliniche, il malato non è più in grado di ricevere acqua e cibo, è il corpo stesso della persona che sta vivendo l’ultimo periodo della sua vita che non sente più il bisogno di mangiare e bere, come sa bene chiunque abbia assistito alla fine di una persona cara.
Imporre per legge nutrizione e idratazione artificiale ai malati terminali rischia di peggiorare la loro qualità di vita che noi siamo chiamati a migliorare, accompagnandoli fino alla fine.
Ci appelliamo dunque al Parlamento perché sappia ricondurre al necessario equilibrio la legge in discussione, consentendo agli operatori le cure necessarie e adeguate a tutti i cittadini."
Milano, 20 febbraio 2009
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sabato 21 febbraio 2009
sabato 10 maggio 2008
Niente di nuovo...
Bel governo, non c'è che dire. «Ben equilibrato, con punte di eccellenza», come dice Franco Debenedetti (che ieri avevamo dimenticato fra i «dipendenti di sinistra» e si è subito fatto notare). A parte la Brambilla (forse) alla Salute e la Carfagna alle Pari Opportunità, eccellenze massime, non sono affatto male nemmeno i responsabili della Giustizia e delle Comunicazioni. Due calchi in gesso del Cainano. Che è disposto a transigere su tutto, ma in quei due dicasteri lì comanda lui fin da prima di scendere in campo. Alle Comunicazioni, degradate a sottosegretariato, va un famiglio di stretta osservanza arcoriana: il biondocrinito Paolo Romani, ex liberale molto ex, azzurro della prima ora, coordinatore forzista in Lombardia, da sempre lì a far la guardia al bidone delle tv del Capo: prima presidente della commissione Comunicazioni, poi membro della Vigilanza Rai, sempre plaudente a ogni censura ed epurazione bulgara e postbulgara (nel 2003 si oppose fieramente alla nomina di un indipendente di prestigio come Paolo Mieli alla presidenza della Rai). Lui, del resto, la tv ce l'ha nel sangue. A metà anni 70 fonda, con Marco Taradash, Tele Livorno. Poi affianca Nichi Grauso a Videolina. Negli anni 80 lavora con Alberto Peruzzo a ReteA e con Salvatore Ligresti a Telelombardia. Poi si mette in proprio con Lombardia7Tv, segnalandosi per programmi indimenticabili come «Colpo grosso» con Umberto Smaila e «Vizi privati», una rassegna di strip caserecci condotti da Maurizia Paradiso. Con la quale, poi, litiga furiosamente e - dice la leggenda -viene addirittura alle mani. Il passo da Maurizia a Silvio è breve. E nel '94 Romani entra in Parlamento. Deputato. Nel 1999 Lombardia7 fallisce, lasciando debiti per oltre 12 miliardi di lire. E lui, che formalmente ha venduto tutto nel '96, viene indagato a Monza per bancarotta fraudolenta e false fatture. Ma poi è prosciolto. I giudici tornano a occuparsi di lui nel 2005, quando scoprono che è uno dei politici beneficiari di lauti finanziamenti dalla Popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani. Un fido con fideiussione per 400 mila euro: più o meno quel che deve pagare come risarcimento al curatore fallimentare di Lombardia7. Nessuna conseguenza penale nemmeno lì, comunque. Ora Paolino dovrà fronteggiare gli assalti a Mediaset delle toghe rosse della Corte di giustizia europea di Lussemburgo e quei comunisti della commissione Barroso che vogliono multare l'Italia per la Gasparri e le frequenze negate a Europa7. Scaramucce, per un soldatino del suo calibro. Alla Giustizia invece, come previsto, va Angiolino Alfano. Pare che il Quirinale avesse obiettato sulla sua inesperienza. Ma è proprio questo il suo bello: è totalmente digiuno della materia, come del resto Roberto Castelli. Tanto, al governo, di esperti in fatto di processi e tribunali ce ne sono fin troppi. Due ministri pregiudicati (Bossi e Maroni) e tre imputati (Fitto, Matteoli e Calderoli), più naturalmente Berlusconi, cioè 6 su 22 (il 27%), sono più che sufficienti. Casomai avesse dei dubbi, comunque, Angiolino potrà consultarsi con gli avvocati del premier, che questa volta ne ha portati in Parlamento tre su tre - Ghedini, Pecorella e Longo - per evitare che uno avesse del tempo libero per andare ai processi al posto degli altri due. A che serviva un Guardasigilli esperto, visto che non potrà nemmeno andare alla toilette senza il permesso del Capo e dei suoi legali? Angiolino è l'ideale: già segretario particolare del Cainano, di cui si proclama perdutamente «innamorato», viene dalla Sicilia, è un fedelissimo di Schifani, è vicino a Cl, ha difeso il Cainano e Dell’Utri perseguitati dalle toghe rosse e l'estate scorsa votò contro le dimissioni di Previti dal Parlamento, per far capire che si può essere più previtiani di Cesarone. Un giorno – scrive la Stampa - commissionò ai giornali locali un sondaggio da cui risultò che il 70% dei siciliani moriva dalla voglia di andare a cena con lui. Anche quelli che non l'avevano mai sentito nominare. Infine, last but not least, è stato filmato mentre baciava il boss mafioso di Palma di Montechiaro, Croce Napoli, al matrimonio della figlia. Ma lui naturalmente ha precisato di non sapere chi stesse baciando e di essere stato invitato dallo sposo. Lui bacia a caso, come capita, 'ndo cojo cojo. È un piccolo Vasa Vasa, ecco. Un Vasino Vasino.
M.Travaglio 09/05/08
M.Travaglio 09/05/08
lunedì 5 maggio 2008
A futura memoria: Ecco cosa fare

Anzitutto trasformare in migliaia di mega-poster la foto del Politburo del Pd che circondava Walter Veltroni la sera della sconfitta: lì ci sono tutti i responsabili della disfatta che ha riconsegnato l’Italia a Berlusconi per la terza volta in 15 anni. Perché quello del 13-14 aprile non è stato un buon risultato in condizioni difficili, una mezza vittoria, un ottimo punto di partenza, una prova di aver avuto ragione: è stato una disfatta. Dunque sarà bene affiggere in tutte le sedi del Pd il poster del Politburo dei perdenti stretti intorno a Walterloo. A imperitura memoria. Così il militante, appena vedrà avvicinarsi D’Alema, Latorre e Fassino ansiosi di “dare un contributo”, li metterà subito alla porta al grido “Unipol, Unipol”. Loro capiranno, avendo contribuito, con le loro telefonate intercettate con Giovanni Consorte e Stefano Ricucci, a far perdere al Pd decine di migliaia di voti di gente perbene che detesta i conflitti d’interessi anche se non riguardano Berlusconi, anzi soprattutto se riguardano la sinistra o presunta tale.
Appena entrerà Anna Finocchiaro, quella che due anni fa si sentiva pronta a sacrificarsi per il Quirinale e che, dopo aver trascinato i Ds all’esaltante percentuale del 5 per cento nella sua Catania, è stata premiata con la candidatura a governatore di Sicilia scalzando Rita Borsellino e riuscendo a prendere 15 punti in meno di lei, verrà accompagnata all’uscita, con l’auspicio che non si faccia mai più rivedere. Se invece dovesse giungere il giovane vecchio Enrico Letta, sarà opportuno domandargli perché nel 2006 abbia chiesto all’Avvocatura dello Stato di difendere la legge Gasparri dinanzi alla Corte europea di giustizia di Lussemburgo contro le legittime pretese di Francesco Di Stefano, che dal 1999 attende le frequenze per accendere Europa7 dallo Stato che gli ha assegnato regolare concessione a trasmettere. Nel caso in cui si presentasse Paolo Gentiloni e fosse sveglio, domandargli perché abbia accettato senza fiatare l’insabbiamento della sua legge sul tetto antitrust per la pubblicità televisiva e di quella che avrebbe spoliticizzato almeno un po’ la Rai, e per giunta non abbia mai provveduto ad assegnare le frequenze a Europa7. A casa anche Livia Turco e Pierluigi Bersani, tanto impopolari tra la gente quanto adorati dai tenutari di salotti televisivi. Inutile precisare dove andranno spediti Colaninno jr., Calearo, Marianna Madia, Daniela Cardinale, Mirello Crisafulli e gli altri candidati inutili o indecenti del Pd. Casomai, infine, si affacciasse all’uscio Uòlter Veltroni e chiamasse ancora Berlusconi “il principale leader dello schieramento avversario”, sarà bene interromperlo, prima che finisca la frase, con un’esclamazione a piacere. E poi regalargli un biglietto per gli Stati Uniti, affinchè possa seguire la campagna elettorale americana e rendersi conto di come Obama tratta Hillary, di come Hillary tratta Obama, e di come Hillary e Obama trattano Mc Cain, e viceversa.
Il Pd avrà un senso e un futuro soltanto se sparirà per sempre dalla circolazione chi da vent’anni predica, all’indomani delle elezioni perse, che “bisogna saper parlare al Nord”, ma non ci è mai riuscito in vita sua, e intanto si è persi per strada anche il Sud e una bella fetta del Centro. Chi ha collezionato soltanto fiaschi, ma il giorno dopo le elezioni va in tv a spiegare agli altri come si vince. Chi ha scaricato due volte Romano Prodi, il quale aveva il grave torto di aver battuto, due volte su due, Silvio Berlusconi. Chi pensa sia giusto che Prodi, avendo battuto due volte Berlusconi, se ne resti a casa, e chi ha sempre perso con Berlusconi rimanga al suo posto. A preparare la prossima sconfitta.
Il Nord
Gli abitanti del Nord non votano la Lega Nord perché questa abbia una buona classe dirigente, che anzi è pessima, e nemmeno perché vogliano la devolution, che nessuno sa cosa sia. Votano Lega Nord perché i leghisti sono sempre presenti sul territorio, sono conosciuti dalla gente, parlano con le persone, sono al loro fianco nei momenti di difficoltà. Mentre i leader del Pd vivono a Roma, frequentano salotti, si parlano fra loro in un linguaggio incomprensibile e quando servono non ci sono mai. M in campagna elettorale fanno una capatina qua e là, di solito in auto blu o sul pullman verde, e si autoinvitano pure a pranzo. Per “parlare al Nord” bisogna parlare con i cittadini al Nord, non con la Lega a Roma. Formule cervellotiche e politichesi come “il Pd federale” o “il Pd del Nord” lasciano il tempo che trovano. Bisogna spiegare a chi ha paura della criminalità che la ricetta leghista della chiusura delle frontiere, degli aumenti delle pene e della caccia agli immigrati è una truffa, perché non funziona ed è impraticabile: la criminalità si combatte con un sistema giudiziario e repressivo efficiente, e non con quello attuale, sfasciato proprio da Berlusconi e dalla Lega per salvare gli amici degli amici. Se poi non si fanno indulti, ma nuove carceri, la gente del Nord potrebbe persino prendere sul serio questi discorsi seri.
Governo ombra
La nuova squadra (o “governo ombra”) da affiancare ai leader dell’alleanza Pd-Idv, cioè a Veltroni e Di Pietro, dovrà nascere da una giornata di primarie aperte che azzeri l’attuale ceto dirigente, selezionato in base agli inviti a “Porta a Porta” e alla cieca obbedienza ai capi supremi. Sarà un’ottima occasione per lanciare alla ribalta nazionale quei pochi amministratori che riescono ancora a “parlare con il Nord”, ma anche con il Sud, senza prendere pesci in faccia: i sindaci Cofferati (Bologna), Cacciari (Venezia), Zanonato (Padova), Emiliano (Bari), Crocetta (Gela), il presidente della Provincia di Milano, Penati, il nuovo presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti.Primarie aperte anche alla cosiddetta “sinistra radicale”, che non è solo popolata di vacui e vanesii parolai, ma anche di politici concreti e apprezzati come Tana de Zulueta, Paolo Ferrero, Elias Vacca, Orazio Licandro, Vladimir Luxuria, Tommaso Sodano, Nichi Vendola. I ministri-ombra così scelti dovranno rappresentare l’opposizione nei dibattiti televisivi, al posto della consueta compagnia di giro, salottiera e romanocentrica, che ha fatto il suo tempo e non si può più guardare.
Giustizia
Casomai il pullman verde fosse ancora a disposizione, utilizzarlo per caricarvi e avviare a una lunga, interminabile vacanza tutti i più recenti “responsabili giustizia” del centrosinistra: i Luciano Violante, i Marco Boato, i Guido Calvi, i Lanfranco Tenaglia, i Pierluigi Mantini, i Massimo Brutti e gli altri artefici dell’indulto, degli attacchi alla Forleo e a De Magistris, dei voti impunitari nelle giunte per le autorizzazioni a procedere che hanno impedito al Pd di condurre una campagna elettorale contro lo sfascio berlusconiano della Giustizia, al quale avevano tutti pro quota contribuito. Insieme con loro andranno dismesse le battaglie ideologiche e le seghe mentali tipo separazione delle carriere, distinzione delle funzioni, “giusto processo”, responsabilità civile dei magistrati, priorità nell’esercizio dell’azione penale da affidare al Parlamento e al Csm (l’ultima trovata elettorale di Uòlter e D’Alema). Tutte riforme che non abbreviano di un nanosecondo i tempi biblici dei processi e non interessano a nessun cittadino. Basterebbe ingaggiare come consulenti un paio di giuristi del calibro di Franco Cordero e Vittorio Grevi, o sfruttare l’esperienza di Antonio Di Pietro e Gerardo D’Ambrosio, e dei neoeletti Silvia Della Monica e Achille Serra, per mettere a punto un programma snello e comprensibile che assicuri ai cittadini sentenze rapide e giuste: abolizione della prescrizione dopo il rinvio a giudizio, abolizione del processo d’appello (salvo in presenza di nuove prove), esecutività delle pene dopo la prima condanna (fermo restando il diritto all’impugnazione per motivi di legittimità), pene accessorie più severe e risarcimenti più esigibili. Un ottimo lavoro è già stato fatto dalla commissione istituita presso il ministero della Giustizia nell’ultima legislatura, con il contributo dei giudici Davigo, Greco e Ielo, per il rapido recupero degli enormi proventi dei reati e il loro riutilizzo per l’autofinanziamento della Giustizia.
Intercettazioni
Ammettere onestamente il drammatico errore commesso nell’inseguire Berlusconi anche su questo terreno. Lo strumento delle intercettazioni telefoniche e ambientali non solo non va ridimensionato, ma va potenziato e allargato, visti gli ottimi risultati conseguiti da magistrati e forze dell’ordine (anche in termini di recupero del maltolto). Va da sé che occorre subito ritirare l’assurda e “castale” pretesa di imbavagliare l’informazione giudiziaria proibendo di pubblicare atti d’indagine e intercettazioni non coperti dal segreto. Dal momento della “discovery” degli atti,disposta dalla magistratura quando ritiene che il segreto sulle indagini debba cessare, tutti gli atti non più segreti devono essere messi immediatamente a disposizione non solo delle parti in causa, ma anche della stampa, affinché l’opinione pubblica sia informata tempestivamente ed esaustivamente degli scandali che si vanno scoprendo e possa controllare come, “nel nome del Popolo italiano”, viene amministrata la Giustizia.
Opposizione
Vista l’ampia maggioranza raccolta dal Pdl e Lega alla Camera e al Senato, le possibilità di mettere in difficoltà la maggioranza si riducono al lumicino. Ma non è detta l’ultima parola. Quella di Berlusconi è una coalizione tutt’altro che coesa e non sa governare, come ha ampiamente dimostrato sia nel 1994 sia nel 2001-2006. E non tarderà il momento in cui, soprattutto in un paese destinato a una lunga recessione, monterà il malcontento dei cittadini. Insomma, verrà il momento in cui un’opposizione agguerrita potrà mettere in crisi il governo. Anzitutto va abolita la parola “dialogo” dal vocabolario del Pd. Salvo nei i casi in cui la maggioranza proponga misure davvero utili alle collettività (il che, come insegna l’esperienza, accadrà rarissimamente), la minoranza dovrà votare contro, senza tentazioni di “opposizione costruttiva”; e ricorrere ogni volta che sarà necessario all’ostruzionismo e alla verifica puntuale del numero legale. Nonostante la maggioranza amplissima di cui godeva nel 2001-2006 la Casa delle Libertà, accadde decine di volte che le sue assenze in aula la trasformassero in minoranza nella commissione Affari costituzionali, al momento di votare la costituzionalità delle leggi. Purtroppo fu quasi sempre salvata dal soccorso rosso del centrosinistra, che sopperiva alle assenze del centrodestra con assenze ancor più ampie nelle proprie file. Questa volta occorrerà collocare nella Affari costituzionali i parlamentari più combattivi e presenzialisti, vincolandoli all’obbligo di presenza tramite capigruppo molto determinati. Se una legge non passa al vaglio di costituzionalità, è lettera morta. Sarebbe anche opportuna un’ampia autocritica sulle scriteriate aperture al centrodestra per riformare “insieme” la Costituzione. Va detto e ribadito che la Costituzione va bene così com’è, salvo alcuni ritocchi per differenziare le funzioni delle due Camere e soprattutto per dimezzare il numero dei parlamentari. Su quest’ultimo punto il centrodestra, ora che è al potere, cercherà di glissare, e proprio su questo punto andrà incessantemente incalzato. Così come sulla tempestiva riforma dell’indecente legge elettorale “Porcellum”.
Commissioni di garanzia
La presidenza delle giunte per le elezioni e le autorizzazioni a procedere, della Vigilanza Rai e del Comitato di controllo sui servizi segreti (Copaco) spetta di diritto all’opposizione. E’ di cruciale importanza designare a quegl’incarichi parlamentari di collaudata esperienza, competenza e inflessibilità. Il voto contrario sulle immunità e le insindacabilità, solitamente regalate a buon mercato ai membri della casta con voto bipartisan, è decisivo per far emergere agli occhi dei cittadini le fregole autoimpunitarie di chi magari in “Padania” strilla contro “Roma ladrona e intanto a Roma si fa assolvere dagli amici degli amici. Lo stesso vale per i servizi di sicurezza, visto l’uso, anzi l’abuso, che ne ha fatto nella penultima legislatura il governo Berlusconi con i vari Pompa e Pollari. Idem come sopra per la Rai, che sarà terreno di caccia, di epurazioni e occupazioni militari: destinare un personaggio come Furio Colombo o come Beppe Giulietti alla guida della Vigilanza sarebbe un segnale preciso per i nuovi manovratori, oltrechè una garanzia di vigilanza autentica.
Televisione
commerciali e sulla relativa pubblicità. La seconda è un collegamento permanente con le istituzioni europee, che nei prossimi mesi La cosa più urgente da fare è quella di sposare almeno il terzo referendum lanciato da Beppe Grillo al V-Day del 25 aprile: quello che si propone l’abrogazione della legge Gasparri e di quel che resta delle precedenti (Mammì e Maccanico, già bocciate dalla Consulta) che regalano a Mediaset il monopolio incostituzionale sulle tvsottoporranno l’Italia a una supermulta di 3-400 mila euro al giorno, con effetto retroattivo dal giugno 2006, se la Gasparri non sarà smantellata; e avvieranno un’altra procedura d’infrazione se Di Stefano non avrà ciò che gli spetta, cioè le frequenze per Europa7. E’ essenziale cogliere ogni occasione per far sapere ai cittadini italiani che toccherà a loro sborsare una “tassa Berlusconi” per le leggi vergogna che il Cavaliere ha varato o imposto a tutela della sua bottega. La terza è affiancare esplicitamente e pubblicamente Di Stefano nella sua sacrosanta battaglia. Quarto: non partecipare ad alcuna spartizione alla Rai: a giugno scadrà il Cda e Berlusconi quasi certamente tenterà di confermare quello esistente, presieduto dall’amico inciucista Claudio Petruccioli e controllato per i cinque noni dal centrodestra. Pd e Idv dovrebbero subito far sapere di non sentirsi rappresentati da Petruccioli e invitare a dimettersi, senza alcuna disponibilità alla riconferma, gli attuali consiglieri di amministrazione del centrosinistra: Berlusconi & C. lottizzino pure, ma stavolta non in nome e per conto dell’opposizione.
Comunicazione
Le strategie di marketing escogitate dagli attuali cervelloni del Pd si sono rivelate disastrose. Ci vuole ben altro per fronteggiare lo strapotere mediatico del Cavaliere che, prim’ancora di andare al governo, è già riuscito a portare i tg a occultare le sue porcate (beatificazione di Vittorio Mangano, inchiesta su Dell’Utri per brogli in Calabria e all’estero, minacce “scherzose” a una giornalista russa sgradita all’amico Putin) e a enfatizzare errori e punti deboli dell’opposizione. Nei prossimi mesi e anni l’”emergenza criminalità”, oggi collocata in apertura di tutti i telegiornali, sparirà dai teleschermi insieme agli sbarchi dei clandestini, agl’italiani impoveriti, al caro-vita, alla pressione fiscale. Toccherà agli esponenti del centrosinistra, presenti di diritto nei tg e nei talk show, sopperire al drammatico deficit di informazione sui prevedibili fallimenti del governo. Chi andrà in tv dovrà essere molto informato e agguerrito, armato di dati e di esempi concreti da raccontare ai cittadini. Sarebbe vivamente consigliabile disertare le reti Mediaset, per mettere in rilievo con tante sedie vuote lo scandaloso conflitto d’interessi di un premier che possiede tre tv private oltre a controllare il “servizio pubblico”. Se invece si decidesse di frequentare anche le reti del Biscione, almeno si rammenti a ogni occasione che lo studio appartiene al capo del governo e che il conduttore e gli intervistatori sono suoi dipendenti. A furia di ripeterlo, chissà che la gente non cominci a porsi il problema.
Battaglie
Aprire l’opposizione alla società civile, anche con iniziative di piazza, evitando di rinchiudersi nei palazzi della politica e della televisione. Il pullmann verde deve continuare a portare Veltroni e i suoi ministri-ombra in giro per l’Italia per incontrare la gente, per ascoltarne le esigenze e le proposte, per lanciare alcune idee chiare ed efficaci, anche con raccolte di firme per leggi di iniziativa popolare e referendum: come, appunto, quelle per l’abrogazione della Gasparri e per il dimezzamento del numero dei parlamentari, ma anche per una nuova politica della sicurezza e dell’ambiente. Parlare di energie alternative, di “rifiuti zero”, di uno sviluppo alternativo alle solite grandi opere e ai soliti inceneritori aiuterebbe ad agganciare gli elettori della sinistra “radicale”, gli arrabbiati del non voto, i giovani dei Meetup di Beppe Grillo. Se poi i gruppi parlamentari del Pd e dell’Idv, che giustamente han deciso di agire separati, rinunciassero al 50% dei “rimborsi elettorali”, devolvendoli a qualche progetto di solidarietà di Emergency o di Libera o della Caritas, diventerebbero più credibili in una battaglia per la riduzione dei costi della casta che metterebbe in serio imbarazzo il centrodestra al governo. Una dichiarazione di rinuncia preventiva a ogni immunità e insindacabilità, poi, renderebbe più credibile una battaglia parlamentare contro ogni voto impunitario che la nuova maggioranza prevedibilmente adotterà a protezione dei suoi cinquanta e passa inquisiti. Inoltre, last but not least, un governo-ombra itinerante si allontanerebbe da Roma e si avvicinerebbe alla gente, imparando a parlare in modo più comprensibile. E, soprattutto, si immunizzerebbe dalle sirene del Vaticano: come dimostrano anche le ultime elezioni, il peso elettorale del cardinal Ruini e delle altre porpore svolazzanti è ormai pressochè nullo. Prima i leader del Pd se ne renderanno conto, prima potranno fare politica a mani libere. Dando ragione alla Chiesa quando ha ragione, e torto quando ha torto. Ma soprattutto dando a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio.
Pantheon
Se proprio il Pd deve tenere un Pantheon di padri nobili, molto meglio issare sul piedistallo personalità italiane (Kennedy e Martin Luther King lasciamoli agli americani), possibilmente conosciute e amate dai cittadini per la loro pulizia e il loro buongoverno: De Gasperi, Einaudi, Pertini, Berlinguer. Per carità, che nessuno si azzardi più a citare Bettino Craxi (tanto caro ai Fassino, ai D’Alema e ai Veltroni). Lo 0,7 per cento raccolto dai cosiddetti Socialisti, cioè dalla compagnia della buona morte Boselli-De Michelis-Bobo fortunatamente estinta nel nuovo Parlamento, dovrebbe aver insegnato qualcosa: Bettino Craxi, oltre a essere un noto corrotto, porta pure sfiga.
lunedì 21 aprile 2008
Dati alla mano

Potrà sembrare strano, per qualcuno, ma ci sono persone che ancora riescono a esprimersi a proposito dell'operato dei vari governi che si sono succeduti in Italia, servendosi di dati (quindi di lucidi fatti) invece che di opinioni. Cosa che al contrario riesce benissimo ai politici che tutti i maledettissimi giorni affollano qualsiasi programma televisivo (dal Tg alla "Prova del cuoco").
Per chi non l'avesse notato il meccanismo è sempre lo stesso: prima si dà la parola ad un esponete di uno schieramento, e prontamente, nel servizio successivo, quello della parte avversa replica il preciso contrario. Chi ha ragione? Chi ha torto? Non lo si saprà mai, visto che nessun giornalista (tranne rarissime eccezioni) è mai informato su ciò che chiede. Ne si sognerebbe mai di smentire un personaggio intervistato, non avesse a fare la fine dei poveri Biagi e Santoro.
Quello che quindi vi porto all'attenzione è un documento estremamente dettagliato sui risultati ottenuti dalla politica negli anni recenti. Ci troverete grafici, basati su dati, interpretati alla luce della semplice oggettività e non dei colori politici.
Si rivela quindi un'utile arma contro tutti questi figuri che parlano spesso a sproposito senza un minimo di documentazione.
Per ogni eventuale incomprensione vi rimando all'introduzione del pdf che spiega molto bene come è nata, e chi ha preso parte, a quest'opera.
Sono 48 pagine, vi consiglio di leggerle bene e di diffonderle, per fare un po' di libera informazione.
Per ritrovarlo agevolmente aggiungo il richiamo al pdf nel menù a lato.
Tengo Famiglia - Episodi I, II, III, IV e V - Il pdf
Se volete andare al sito cliccate qui.
P.s. Siccome si avvicina il 25 aprile, voglio postarvi il link ad un bel video che ho trovato su Arcoiris Tv.
Abbasso il Duce - la memoria della resistenza a San Polo. Due giovani documentaristi, Marco Righi e Cosimo Bizzarri, danno vita ad un racconto corale sugli anni della guerra e della resistenza a San Polo d'Enza, un piccolo paese della provincia reggiana. La percezione della guerra, la scelta del partigiano, la politica, il ruolo delle donne e l'aiuto della popolazione, ma anche le battaglie, gli amori e gli aneddoti ridicoli.
Abbasso il Duce - Arcoiris Tv
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