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sabato 7 giugno 2008

Nucleare: il punto di J.Rifkin


UNA fatica inutile. Perché se anche rimpiazzassimo nei prossimi anni tutte le centrali nucleari esistenti nel mondo, il risparmio di emissioni sarebbe comunque un'inezia. Un quarto di quel che serve per cominciare a rimettere le briglie a un clima impazzito. Jeremy Rifkin non ha dubbi: quella atomica è una strada sbagliata, di retroguardia. Come curare malattie nuovissime con la penicillina. E non c'è neppure bisogno dei campanelli di allarme tipo Krsko per capirlo.

Basta guardare i numeri senza le lenti dell'ideologia. Proprio l'attitudine che, in Italia, scarseggia di più per il guru dell'economia all'idrogeno. Si vedrebbe così che l'uranio, come il petrolio, presto imboccherà la sua parabola discendente: ce ne sarà di meno e costerà di più. E che il problema dello smaltimento delle scorie è drammaticamente aperto anche negli Stati Uniti dove lo studiano da anni. "Vi immaginate uno scenario tipo Napoli, ma dove i rifiuti fossero radioattivi?" è il suo inquietante memento. Meglio puntare su quella che lui chiama la "terza rivoluzione industriale".

L'incidente all'impianto sloveno arroventa il dibattito italiano, a pochi giorni dall'annuncio del ritorno al nucleare. Cosa ne pensa?
"Ho parlato con persone che hanno conoscenza di prima mano dell'incidente, e mi hanno tranquillizzato. Non ci sono state fughe radioattive e il governo ha gestito bene tutta la vicenda. Ho lavorato con l'amministrazione Ljubljana e posso dire che hanno sempre dimostrato una leadership illuminata nel traghettare la Slovenia verso le energie rinnovabili. Non posso dire lo stesso di tutti i paesi europei, ma posso lodare le politiche energetiche di Ljubljana".

Superata questa crisi, in generale possiamo sentirci sicuri?
"Il problema col nucleare è che si tratta di un'energia con basse probabilità di incidente, ma ad alto rischio. Ovvero: non succede quasi mai niente di brutto, ma se qualcosa va storto può essere una catastrofe. Come Chernobyl".

Il governo italiano ha confermato l'inizio della costruzione delle nuove centrali entro il 2013. Coerenza o azzardo?
"Non capisco i termini della discussione in corso in Italia. Amo il vostro paese, lo seguo da anni ma questa volta mi sento davvero perso. I sostenitori dicono: il nucleare è pulito, non produce diossido di carbonio, quindi contribuirà a risolvere il cambiamento climatico. Un ragionamento che non torna se solo si guarda allo scenario globale. Oggi sono in funzione nel mondo 439 centrali nucleari e producono circa il 5% dell'energia totale. Nei prossimi 20 anni molte di queste centrali andranno rimpiazzate. E nessuno dei top manager del settore energetico crede che lo saranno in una misura maggiore della metà. Ma anche se lo fossero tutte si tratterebbe di un risparmio del 5%. Ora, per avere un qualche impatto nel ridurre il riscaldamento del pianeta, si dovrebbe ridurre del 20% il Co2, un risultato che certo non può venire da qui".

Un finto argomento quindi quello del nucleare "verde"?
"Non in assoluto, ma relativamente alla realtà, sì. Perché il passaggio al nucleare avesse un impatto sull'ambiente bisognerebbe costruire 3 centrali ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Così facendo fornirebbe il 20% di energia totale, la soglia critica che comincia a fare una differenza. C'è qualcuno sano di mente che pensa che si potrebbe procedere a questo ritmo? La Cina ha ordinato 44 nuove centrali nei prossimi 40 anni per raddoppiare la sua potenza produttiva. Ma si avvia ad essere il principale consumatore di energia...".

Ci sono altri ostacoli lungo questa strada?
"Io ne conto cinque, e adesso vi dico il secondo. Non sappiamo ancora come trasportare e stoccare le scorie. Gli Stati Uniti hanno straordinari scienziati e hanno investito 8 miliardi di dollari in 18 anni per stoccare i residui all'interno delle montagne Yucca dove avrebbero dovuto restare al sicuro per quasi 10 mila anni. Bene, hanno già cominciato a contaminare l'area nonostante i calcoli, i fondi e i super-ingegneri. Davvero l'Italia crede di poter far meglio di noi? L'esperienza di Napoli non autorizza troppo ottimismo. E questa volta i rifiuti sarebbero nucleari, con conseguenze inimmaginabili".

Ecoballe all'uranio, un pensiero da brividi. E il terzo ostacolo?
"Stando agli studi dell'agenzia internazionale per l'energia atomica l'uranio comincerà a scarseggiare dal 2025-2035. Come il petrolio sta per raggiungere il suo peak. I prezzi, quindi, andranno presto su. Ciò si ripercuoterà sui costi per produrre energia togliendo ulteriori argomenti a questo malpensato progetto. Aggiungo il quarto punto. Si potrebbe puntare sul plutonio. Ma con quello è più facile costruire bombe. La Casa Bianca e molti altri governi fanno un gran parlare dei rischi dell'atomica in mani nemiche. Ma i governi buoni di oggi diventano le canaglie di domani".

Siamo arrivati così all'ultima considerazione. Qual è?
"Che non c'è abbastanza acqua nel mondo per gestire impianti nucleari. Temo che non sia noto a tutti che circa il 40% dell'acqua potabile francese serve a raffreddare i reattori. L'estate di cinque anni fa, quando molti anziani morirono per il caldo, uno dei danni collaterali che passarono sotto silenzio fu che scarseggiò l'acqua per raffreddare gli impianti. Come conseguenza fu ridotta l'erogazione di energia elettrica. E morirono ancora più anziani per mancanza di aria condizionata".

Se questi sono i dati che uso ne fa la politica?
"Posso sostenere un dibattito con qualsiasi statista sulla base di questi numeri e dimostrargli che sono giusti, inoppugnabili. Ma la politica a volte segue altre strade rispetto alla razionalità. E questo discorso, anche in Italia, è inquinato da considerazioni ideologiche".

In che senso? C'è un'energia di destra e una di sinistra?
"Direi modelli energetici élitari e altri democratici. Il nucleare è centralizzato, dall'alto in basso, appartiene al XX secolo, all'epoca del carbone. Servono grossi investimenti iniziali e altrettanti di tipo geopolitico per difenderlo".

E il modello democratico, invece?
"È quello che io chiamo la "terza rivoluzione industriale". Un sistema distribuito, dal basso verso l'alto, in cui ognuno si produce la propria energia rinnovabile e la scambia con gli altri attraverso "reti intelligenti" come oggi produce e condivide l'informazione, tramite internet".

Immagina che sia possibile applicarlo anche in Italia?
"Sta scherzando? Voi siete messi meglio di tutti: avete il sole dappertutto, il vento in molte località, in Toscana c'è anche il geotermico, in Trentino si possono sfruttare le biomasse. Eppure, con tutto questo ben di dio, siete indietro rispetto a Germania, Scandinavia e Spagna per quel che riguarda le rinnovabili".

Ci dica come si affronta questa transizione.
"Bisogna cominciare a costruire abitazioni che abbiano al loro interno le tecnologie per produrre energie rinnovabili, come il fotovoltaico. Non è un'opzione, ma un obbligo comunitario quello di arrivare al 20%: voi da dove avete cominciato? Oggi il settore delle costruzioni è il primo fattore di riscaldamento del pianeta, domani potrebbe diventare parte della soluzione. Poi serviranno batterie a idrogeno per immagazzinare questa energia. E una rete intelligente per distribuirla".

Oltre che motivi etici, sembrano essercene anche di economici molto convincenti. È così?
"In Spagna, che sta procedendo molto rapidamente verso le rinnovabili, alcune nuove compagnie hanno fatto un sacco di soldi proprio realizzando soluzioni "verdi". Il nucleare, invece, è una tecnologia matura e non creerà nessun posto di lavoro. Le energie alternative potrebbero produrne migliaia".

A questo punto solo un pazzo potrebbe scegliere un'altra strada. Eppure non è solo Roma ad aver riconsiderato il nucleare. Perché?
"Credo che abbia molto a che fare con un gap generazionale. E ve lo dice uno che ha 63 anni. I vecchi politici, cresciuti con la sindrome del controllo, si sentono più a loro agio in un mondo in cui anche l'energia è somministrata da un'entità superiore".

da Repubblica.it (7 giugno 2008)

martedì 4 marzo 2008

L'era Nucleare?

Il Cavalier di Arcore ha detto che appena sarà al governo promuoverà da subito la costruzioni di queste benedette centrali nucleari! Non se ne vedeva proprio l'ora! Infatti quando votammo il referendum proprio per abolirle in Italia stavamo probabilmente pensando tutti a qualcos'altro. Ma si sa i referendum per i politici contano quanto il due di picche e la gente dimentica presto.
Il Cavaliere è persona incline a spararle grosse mirando all'insoddisfazione popolare, e questa minaccia-promessa gli si addice proprio (preciso: tutta la destra e probabilmente molti a sinistra son d'accordo con lui). Si lancia il bastone come col cane dicendo alle persone che c'è crisi energetica (vero), che non si puo' dipendere solo dagli approvvigionamenti di gas russi (vero anche questo ma se la soluzione son i rigassificatori c'è da star poco allegri - per informarsi su questo vi invito a guardare una vecchia puntata di Report in cui si trattava l'argomento), che c'è necessità di ridurre le emissioni inquinanti delle centrali odierne (giusto) infatti, ci dicono, le centrali nucleari sono a emissione 0 (ah! bella questa!).
Ora questi "miracoli energetici radioattivi" ce li fanno apparire come la Cura, la panacea dei problemi energetici, ma se si va a consultare chi sul tema ci capisce qualcosa (non un politico quindi) si scopre che come al solito dietro a questi proclamoni ci sta il solito castello di carte pronto a cadere con un soffio.
Ci dicono che sono un'alternativa alle inquinati e soprattuto scarse (oramai) fonti fossili da cui dipendiamo al 1000%, ma se si presta attenzione ci si accorge che anche l'uranio è una fonte fossile. Ed è stimato che se estratto a ritmi paragonabili a quelli odierni, in un arco temporale di circa 70 anni è destinato a finire.Buono, trovata la prima fesseria.
Ci dicono che ora si devono costruire centrali a tutto spiano. Ma non ci dicono che i costi di edificazione e messa in opera sono altissimi e sarebbero sostenibili solo da delle banche (che purtroppo però si guardano bene dal finanziarle per via dei rischi che porta il progetto) o da facoltosi privati che però dovrebbero attendere fior fior di anni prima di rivedere i miliardi spesi (o troviamolo un imprenditore disposto a rischiare di non rivederli i suoi soldi).
Ci dicono che risolveranno i problemi energetici. Ma poi si scopre che per poter arrivare a fornire un approvvigionamento energetico pari a quello attualmente fornito servirebbe di costruire qualcosa come 8000 (!) centrali sparse per il mondo. Vogliamo vedere quanto dura l'uranio? Io dico poco a questi ritmi.
E inoltre il problema dovrebbe essere risolto in tempi compatibilmente brevi, mentre per costruire un solo impianto servono una decina (se non di più) di anni. Previsioni accattivanti. Tra l'altro di uranio è ricca l'Africa. Un'altra buona scusa per massacrare definitivamente la popolazione di un paese da trasformare in una cava a cielo aperto.
E quindi si arriva alla mega fregatura. Proclama: le centrali nucleari sono a zero emissioni. Alleluja! Finalmente! Tiriamo un sospiro di sollievo! Eppure c'era qualcosa...un piccolo inghippo...Mi pare di ricordare che dalle centrali non esce solo energia e sorrisi ma barili e barili, e barili di SCORIE NUCLEARI RADIOATTIVE. Ops! e queste?!
Ah questo non si deve dire! Questo è un dettaglio da poco! Da qualche parte si nasconderanno! Io rimango allibito. Ma come si fa a non rendersi conto? Questi impianti paradisiaci nel momento in cui fossero messi tutti al lavoro in forze produrrebbero qualcosa come milioni di tonnellate di scorie. Cosa ne faremo? Noi che manco i rifiuti che facciamo in casa sappiamo gestire?? Chiaro li lasceremo ai posteri, e ai posteri dei posteri, e ai pronipoti dei posteri (se ci saremo ancora) visto che il plutonio ha un tempo di dimezzamento (chi ha studiato fisica sa di cosa parlo) di "solo" 12500 anni.Un'inezia.
E infine ma non ultima, un'altra minaccia più sinistra, ma molto interessante per un uomo di potere. E cioè che l'uranio arricchito che serve per far funzionare le centrali, guarda caso, è proprio lo stesso che serve per costruire le bombe atomiche. Eh si, a qualcuno non sarà sfuggito quello che sta accadendo in Iran.

Ora queste cose non le dico io. Non le ho inventate per far polemica. Sono ragionamenti fatti da persone un po' più affidabili (in termini di conoscenza della materia) del sottoscritto. Trattasi del prof. Carlo Rubbia, premio nobel per la fisica,
non il primo scemo che passa, da anni impegnato nella ricerca di fonti alternative (e chiaramente costretto a lavorare all'estero almeno fino all'arrivo di Prodi che l'ha rivoluto in Italia); di Jeremy Rifkin, economista, attivista e scrittore statunitense, autore di numerosi volumi che trattano dell'impatto che i cambiamenti scientifici e tecnologici hanno su economia,società e ambiente; del prof. F.M.Butera di Fisica tecnica ambientale al politecnico di Milano nonchè ricercatore in ambito di fonti rinnovabili.
Ciò che affermano queste persone non è il Vangelo, ma visto che da una parte abbiamo i discorsi di politici di chiara fama che per mestiere venderebbero l'anima per un voto e dall'altra fior fiore di professori, ritengo che un'attimo di riflessione sulle loro parole sia più che doveroso.
Anche perchè abbiamo l'obbligo di avere coscienza del fatto che cambiamenti climatici stanno avvenendo (indicativo che l'inverno di quest'anno sia stato registrato nei paesi scandinavi come il più caldo di cui si abbia notizia) e che possiamo veramente prevenire tutti i possibili danni incanalando le nostre forze e risorse verso progetti di ricerca seri, che possano portare un vero beneficio.
Prima di ritrovarsi a nuotare col pesce a tre occhi dei Simpson.

Allego i video di Carlo Rubbia recentemente intervenuto nella trasmissione Anno Zero (che invito a seguire) davanti ad un Casini balbettante, i video del prof.Butera (veramente ben fatti, guardateli tutti e 3!) e quello di Rifkin.

 
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