da Repubblica.it
WASHINGTON - Sarà il Carlo Rubbia d'America a prendere in mano le redini del sistema energetico statunitense. Chi pensava che gli impegni di Barack Obama su ambiente e rivoluzione verde dell'industria fossero semplici promesse elettorali dovrà ricredersi. Questo, almeno, fanno intendere i nomi scelti dal presidente eletto degli Stati Uniti per alcuni ruoli chiave dell'amministrazione. Spicca, in particolare, la decisione di affidare lo strategico dipartimento per l'Energia al premio Nobel per la fisica Steven Chu. Docente all'Università di Berkeley, in California, Chu, 60 anni, è un'autorità accademica in materia di ricerca di fonti energetiche alternative e rinnovabili. La sua nomina rappresenta una rottura drastica quindi con l'amministrazione Bush, affollata da personaggi provenienti dalle grandi compagnie petrolifere. Il presidente eletto ha anche scelto come capo dell'Epa, l'agenzia federale per l'Ambiente, Lisa Jackson, ex responsabile per l'ambiente nel New Jersey, uno degli Stati che hanno volontariamente (anche se simbolicamente) aderito a un accordo tra stati molto simile al Protocollo di Kyoto. Carol Browner, ex capo dell'Epa della Florida e stretta collaboratrice di Al Gore, avrà inoltre un posto di coordinatrice delle politiche energetiche e ambientali dell'amministrazione. Completerà la squadra, secondo le indiscrezioni rilanciate dai media americani, Nancy Sutley, vice sindaco di Los Angeles, che verrà nominata alla guida del Council on Environmental Quality, un altro organismo della Casa Bianca dedicato all'ambiente.
Altra scelta dal valore fortemente simbolico da parte di Obama, è stata quella di far trapelare l'organigramma a poche ore da un faccia a faccia con Al Gore, l'ex vicepresidente divenuto un uomo-simbolo delle battaglie contro il cambiamento climatico. Resta invece ancora da riempire la casella del nuovo ministro della Sanità. In questo caso la scelta di Obama sembra sia caduta su Tom Daschle. La certezza si dovrebbe avere oggi, in occasione della conferenza stampa convocata dal presidente eletto per illustrare le politiche della sanità.
(11 dicembre 2008)
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giovedì 11 dicembre 2008
venerdì 23 maggio 2008
Carlo Rubbia - Intervista sull'energia nucleare
GINEVRA - Petrolio alle stelle? Voglia di nucleare? Ritorno al carbone? Fonti rinnovabili? Andiamo a lezione di Energia da un docente d'eccezione come Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica : a Ginevra, dove ha sede il Cern, l'Organizzazione europea per la ricerca nucleare. Qui, a cavallo della frontiera franco-svizzera, nel più grande laboratorio del mondo, il professore s'è ritirato a studiare e lavorare, dopo l'indegna estromissione dalla presidenza dell'Enea, il nostro ente nazionale per l'energia avviluppato dalle pastoie della burocrazia e della politica romana.
Prima di rispondere alle domande dell'intervistatore, da buon maestro Rubbia inizia la sua lezione con un prologo introduttivo. E mette subito le carte in tavola, con tanto di dati, grafici e tabelle.
Il primo documento che il professore squaderna preoccupato sul tavolo è un rapporto dell'Energy Watch Group, istituito da un gruppo di parlamentari tedeschi con la partecipazione di scienziati ed economisti, come osservatori indipendenti. Contiene un confronto impietoso con le previsioni elaborate finora dagli esperti della IEA, l'Agenzia internazionale per l'energia. Un "outlook", come si dice in gergo, sull'andamento del prezzo del petrolio e sulla produzione di energia a livello mondiale. Balzano agli occhi i clamorosi scostamenti tra ciò che era stato previsto e la realtà.
Dalla fine degli anni Novanta a oggi, la forbice tra l'outlook della IEA e l'effettiva dinamica del prezzo del petrolio è andata sempre più allargandosi, nonostante tutte le correzioni apportate dall'Agenzia nel corso del tempo. In pratica, dal2000 in poi, l'oro nero s'è impennato fino a sfondare la quota di cento dollari al barile, mentre sulla carta le previsioni al 2030 continuavano imperterrite a salire progressivamente di circa dieci dollari di anno in anno. "Il messaggio dell'Agenzia - si legge a pagina 71 del rapporto tedesco - lancia un falso segnale agli uomini politici, all'industria e ai consumatori, senza dimenticare i mass media".
Analogo discorso per la produzione mondiale di petrolio. Mentrela IEA prevede che questa possa continuare a crescere da qui al 2025, lo scenario dell'Energy Watch Group annuncia invece un calo in tutte le aree del pianeta: in totale, 40 milioni di barili contro i 120 pronosticati dall'Agenzia. E anche qui, "i risultati per lo scenario peggiore - scrivono i tedeschi - sono molto vicini ai risultati dell'EWG: al momento, guardando allo sviluppo attuale, sembra che questi siano i più realistici". C'è stata, insomma, una ingannevole sottovalutazione dell'andamento del prezzo e c'è una sopravvalutazione altrettanto insidiosa della capacità produttiva.
Passiamo all'uranio, il combustibile per l'energia nucleare. In un altro studio specifico elaborato dall'Energy Watch Group, si documenta che fino all'epoca della "guerra fredda" la domanda e la produzione sono salite in parallelo, per effetto delle riserve accumulate a scopi militari. Dal '90 in poi, invece, la domanda ha continuato a crescere mentre ora la produzione tende a calare per mancanza di materia prima. Anche in questo caso, come dimostra un grafico riassuntivo, le previsioni della IEA sulla produzione di energia nucleare si sono fortemente discostate dalla realtà.
Che cosa significa tutto questo, professor Rubbia? Qual è, dunque, la sua visione sul futuro dell'energia?
"Significa che non solo il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l'uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni, come del resto anche l'oro, il platino o il rame. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra".
Eppure, dagli Stati Uniti all'Europa e ancora più nei Paesi emergenti, c'è una gran voglia di nucleare. Anzi, una corsa al nucleare. Secondo lei, sbagliano tutti?
"Sa quando è stato costruito l'ultimo reattore in America? Nel 1979, trent'anni fa! E sa quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20 per cento. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dal governo, dallo Stato, per mantenere l'arsenale atomico. Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l'uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie".
Ma non si parla ormai di "nucleare sicuro"? Quale è la sua opinione in proposito?
"Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali. Si può parlare, semmai, di un nucleare innovativo".
In che cosa consiste?
"Nella possibilità di usare il torio, un elemento largamente disponibile in natura, per alimentare un amplificatore nucleare. Si tratta di un acceleratore, un reattore non critico, che non provoca cioè reazioni a catena. Non produce plutonio. E dal torio, le assicuro, non si tira fuori una bomba. In questo modo, si taglia definitivamente il cordone fra il nucleare militare e quello civile".
Lei sarebbe in grado di progettare un impianto di questo tipo?
"E' già stato fatto e la tecnologia sperimentata con successo su piccola scala. Un prototipo da 500 milioni di euro servirebbe per bruciare le scorie nucleari ad alta attività del nostro Paese, producendo allo stesso tempo una discreta quantità di energia".
Ora c'è anche il cosiddetto "carbone pulito".La Gran Bretagna di Gordon Brown ha riaperto le sue miniere e negli Usa anche Hillary Clinton s'è detta favorevole...
"Questo mi ricorda la storia della botte piena e della moglie ubriaca. Il carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute dell'umanità. Ma non si risolve il problema nascondendo l'anidride carbonica sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppurela CO 2 dura in media fino a 30 mila anni, contro i 22 mila del plutonio. No, il ritorno al carbone sarebbe drammatico, disastroso".
E allora, professor Rubbia, escluso il petrolio, escluso l'uranio ed escluso il carbone, quale può essere a suo avviso l'alternativa?
"Guardi questa foto: è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell'elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità".
Ma noi, in Italia e in Europa, non abbiamo i deserti...
"E che vuol dire? Noi possiamo sviluppare la tecnologia e costruire impianti di questo genere nelle nostre regioni meridionali o magari in Africa, per trasportare poi l'energia nel nostro Paese. Anche gli antichi romani dicevano che l'uva arrivava da Cartagine. Basti pensare che un ipotetico quadrato di specchi, lungo200 chilometri per ogni lato, potrebbe produrre tutta l'energia necessaria all'intero pianeta. E un'area di queste dimensioni equivale appena allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt. Per rifornire di elettricità un terzo dell'Italia, un'area equivalente a 15 centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma".
Il sole, però, non c'è sempre e invece l'energia occorre di giorno e di notte, d'estate e d'inverno.
"D'accordo. E infatti, i nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l'energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l'acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente".
Se è così semplice, perché allora non si fa?
"Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com'è accaduto del resto per il computer vent'anni fa".
(30 marzo 2008)
Prima di rispondere alle domande dell'intervistatore, da buon maestro Rubbia inizia la sua lezione con un prologo introduttivo. E mette subito le carte in tavola, con tanto di dati, grafici e tabelle.
Il primo documento che il professore squaderna preoccupato sul tavolo è un rapporto dell'Energy Watch Group, istituito da un gruppo di parlamentari tedeschi con la partecipazione di scienziati ed economisti, come osservatori indipendenti. Contiene un confronto impietoso con le previsioni elaborate finora dagli esperti della IEA, l'Agenzia internazionale per l'energia. Un "outlook", come si dice in gergo, sull'andamento del prezzo del petrolio e sulla produzione di energia a livello mondiale. Balzano agli occhi i clamorosi scostamenti tra ciò che era stato previsto e la realtà.
Dalla fine degli anni Novanta a oggi, la forbice tra l'outlook della IEA e l'effettiva dinamica del prezzo del petrolio è andata sempre più allargandosi, nonostante tutte le correzioni apportate dall'Agenzia nel corso del tempo. In pratica, dal
Analogo discorso per la produzione mondiale di petrolio. Mentre
Passiamo all'uranio, il combustibile per l'energia nucleare. In un altro studio specifico elaborato dall'Energy Watch Group, si documenta che fino all'epoca della "guerra fredda" la domanda e la produzione sono salite in parallelo, per effetto delle riserve accumulate a scopi militari. Dal '
Che cosa significa tutto questo, professor Rubbia? Qual è, dunque, la sua visione sul futuro dell'energia?
"Significa che non solo il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l'uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni, come del resto anche l'oro, il platino o il rame. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra".
Eppure, dagli Stati Uniti all'Europa e ancora più nei Paesi emergenti, c'è una gran voglia di nucleare. Anzi, una corsa al nucleare. Secondo lei, sbagliano tutti?
"Sa quando è stato costruito l'ultimo reattore in America? Nel 1979, trent'anni fa! E sa quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20 per cento. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dal governo, dallo Stato, per mantenere l'arsenale atomico. Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l'uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie".
Ma non si parla ormai di "nucleare sicuro"? Quale è la sua opinione in proposito?
"Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali. Si può parlare, semmai, di un nucleare innovativo".
In che cosa consiste?
"Nella possibilità di usare il torio, un elemento largamente disponibile in natura, per alimentare un amplificatore nucleare. Si tratta di un acceleratore, un reattore non critico, che non provoca cioè reazioni a catena. Non produce plutonio. E dal torio, le assicuro, non si tira fuori una bomba. In questo modo, si taglia definitivamente il cordone fra il nucleare militare e quello civile".
Lei sarebbe in grado di progettare un impianto di questo tipo?
"E' già stato fatto e la tecnologia sperimentata con successo su piccola scala. Un prototipo da 500 milioni di euro servirebbe per bruciare le scorie nucleari ad alta attività del nostro Paese, producendo allo stesso tempo una discreta quantità di energia".
Ora c'è anche il cosiddetto "carbone pulito".
"Questo mi ricorda la storia della botte piena e della moglie ubriaca. Il carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute dell'umanità. Ma non si risolve il problema nascondendo l'anidride carbonica sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppure
E allora, professor Rubbia, escluso il petrolio, escluso l'uranio ed escluso il carbone, quale può essere a suo avviso l'alternativa?
"Guardi questa foto: è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell'elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità".
Ma noi, in Italia e in Europa, non abbiamo i deserti...
"E che vuol dire? Noi possiamo sviluppare la tecnologia e costruire impianti di questo genere nelle nostre regioni meridionali o magari in Africa, per trasportare poi l'energia nel nostro Paese. Anche gli antichi romani dicevano che l'uva arrivava da Cartagine. Basti pensare che un ipotetico quadrato di specchi, lungo
Il sole, però, non c'è sempre e invece l'energia occorre di giorno e di notte, d'estate e d'inverno.
"D'accordo. E infatti, i nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l'energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l'acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente".
Se è così semplice, perché allora non si fa?
"Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com'è accaduto del resto per il computer vent'anni fa".
(30 marzo 2008)
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Carlo Rubbia,
centrali nucleari
martedì 4 marzo 2008
L'era Nucleare?
Il Cavalier di Arcore ha detto che appena sarà al governo promuoverà da subito la costruzioni di queste benedette centrali nucleari! Non se ne vedeva proprio l'ora! Infatti quando votammo il referendum proprio per abolirle in Italia stavamo probabilmente pensando tutti a qualcos'altro. Ma si sa i referendum per i politici contano quanto il due di picche e la gente dimentica presto.
Il Cavaliere è persona incline a spararle grosse mirando all'insoddisfazione popolare, e questa minaccia-promessa gli si addice proprio (preciso: tutta la destra e probabilmente molti a sinistra son d'accordo con lui). Si lancia il bastone come col cane dicendo alle persone che c'è crisi energetica (vero), che non si puo' dipendere solo dagli approvvigionamenti di gas russi (vero anche questo ma se la soluzione son i rigassificatori c'è da star poco allegri - per informarsi su questo vi invito a guardare una vecchia puntata di Report in cui si trattava l'argomento), che c'è necessità di ridurre le emissioni inquinanti delle centrali odierne (giusto) infatti, ci dicono, le centrali nucleari sono a emissione 0 (ah! bella questa!).
Ora questi "miracoli energetici radioattivi" ce li fanno apparire come la Cura, la panacea dei problemi energetici, ma se si va a consultare chi sul tema ci capisce qualcosa (non un politico quindi) si scopre che come al solito dietro a questi proclamoni ci sta il solito castello di carte pronto a cadere con un soffio.
Ci dicono che sono un'alternativa alle inquinati e soprattuto scarse (oramai) fonti fossili da cui dipendiamo al 1000%, ma se si presta attenzione ci si accorge che anche l'uranio è una fonte fossile. Ed è stimato che se estratto a ritmi paragonabili a quelli odierni, in un arco temporale di circa 70 anni è destinato a finire.Buono, trovata la prima fesseria.
Ci dicono che ora si devono costruire centrali a tutto spiano. Ma non ci dicono che i costi di edificazione e messa in opera sono altissimi e sarebbero sostenibili solo da delle banche (che purtroppo però si guardano bene dal finanziarle per via dei rischi che porta il progetto) o da facoltosi privati che però dovrebbero attendere fior fior di anni prima di rivedere i miliardi spesi (o troviamolo un imprenditore disposto a rischiare di non rivederli i suoi soldi).
Ci dicono che risolveranno i problemi energetici. Ma poi si scopre che per poter arrivare a fornire un approvvigionamento energetico pari a quello attualmente fornito servirebbe di costruire qualcosa come 8000 (!) centrali sparse per il mondo. Vogliamo vedere quanto dura l'uranio? Io dico poco a questi ritmi.
E inoltre il problema dovrebbe essere risolto in tempi compatibilmente brevi, mentre per costruire un solo impianto servono una decina (se non di più) di anni. Previsioni accattivanti. Tra l'altro di uranio è ricca l'Africa. Un'altra buona scusa per massacrare definitivamente la popolazione di un paese da trasformare in una cava a cielo aperto.
E quindi si arriva alla mega fregatura. Proclama: le centrali nucleari sono a zero emissioni. Alleluja! Finalmente! Tiriamo un sospiro di sollievo! Eppure c'era qualcosa...un piccolo inghippo...Mi pare di ricordare che dalle centrali non esce solo energia e sorrisi ma barili e barili, e barili di SCORIE NUCLEARI RADIOATTIVE. Ops! e queste?!
Ah questo non si deve dire! Questo è un dettaglio da poco! Da qualche parte si nasconderanno! Io rimango allibito. Ma come si fa a non rendersi conto? Questi impianti paradisiaci nel momento in cui fossero messi tutti al lavoro in forze produrrebbero qualcosa come milioni di tonnellate di scorie. Cosa ne faremo? Noi che manco i rifiuti che facciamo in casa sappiamo gestire?? Chiaro li lasceremo ai posteri, e ai posteri dei posteri, e ai pronipoti dei posteri (se ci saremo ancora) visto che il plutonio ha un tempo di dimezzamento (chi ha studiato fisica sa di cosa parlo) di "solo" 12500 anni.Un'inezia.
E infine ma non ultima, un'altra minaccia più sinistra, ma molto interessante per un uomo di potere. E cioè che l'uranio arricchito che serve per far funzionare le centrali, guarda caso, è proprio lo stesso che serve per costruire le bombe atomiche. Eh si, a qualcuno non sarà sfuggito quello che sta accadendo in Iran.
Ora queste cose non le dico io. Non le ho inventate per far polemica. Sono ragionamenti fatti da persone un po' più affidabili (in termini di conoscenza della materia) del sottoscritto. Trattasi del prof. Carlo Rubbia, premio nobel per la fisica, non il primo scemo che passa, da anni impegnato nella ricerca di fonti alternative (e chiaramente costretto a lavorare all'estero almeno fino all'arrivo di Prodi che l'ha rivoluto in Italia); di Jeremy Rifkin, economista, attivista e scrittore statunitense, autore di numerosi volumi che trattano dell'impatto che i cambiamenti scientifici e tecnologici hanno su economia,società e ambiente; del prof. F.M.Butera di Fisica tecnica ambientale al politecnico di Milano nonchè ricercatore in ambito di fonti rinnovabili.
Ciò che affermano queste persone non è il Vangelo, ma visto che da una parte abbiamo i discorsi di politici di chiara fama che per mestiere venderebbero l'anima per un voto e dall'altra fior fiore di professori, ritengo che un'attimo di riflessione sulle loro parole sia più che doveroso.
Anche perchè abbiamo l'obbligo di avere coscienza del fatto che cambiamenti climatici stanno avvenendo (indicativo che l'inverno di quest'anno sia stato registrato nei paesi scandinavi come il più caldo di cui si abbia notizia) e che possiamo veramente prevenire tutti i possibili danni incanalando le nostre forze e risorse verso progetti di ricerca seri, che possano portare un vero beneficio.
Prima di ritrovarsi a nuotare col pesce a tre occhi dei Simpson.
Allego i video di Carlo Rubbia recentemente intervenuto nella trasmissione Anno Zero (che invito a seguire) davanti ad un Casini balbettante, i video del prof.Butera (veramente ben fatti, guardateli tutti e 3!) e quello di Rifkin.
Il Cavaliere è persona incline a spararle grosse mirando all'insoddisfazione popolare, e questa minaccia-promessa gli si addice proprio (preciso: tutta la destra e probabilmente molti a sinistra son d'accordo con lui). Si lancia il bastone come col cane dicendo alle persone che c'è crisi energetica (vero), che non si puo' dipendere solo dagli approvvigionamenti di gas russi (vero anche questo ma se la soluzione son i rigassificatori c'è da star poco allegri - per informarsi su questo vi invito a guardare una vecchia puntata di Report in cui si trattava l'argomento), che c'è necessità di ridurre le emissioni inquinanti delle centrali odierne (giusto) infatti, ci dicono, le centrali nucleari sono a emissione 0 (ah! bella questa!).
Ora questi "miracoli energetici radioattivi" ce li fanno apparire come la Cura, la panacea dei problemi energetici, ma se si va a consultare chi sul tema ci capisce qualcosa (non un politico quindi) si scopre che come al solito dietro a questi proclamoni ci sta il solito castello di carte pronto a cadere con un soffio.
Ci dicono che sono un'alternativa alle inquinati e soprattuto scarse (oramai) fonti fossili da cui dipendiamo al 1000%, ma se si presta attenzione ci si accorge che anche l'uranio è una fonte fossile. Ed è stimato che se estratto a ritmi paragonabili a quelli odierni, in un arco temporale di circa 70 anni è destinato a finire.Buono, trovata la prima fesseria.
Ci dicono che ora si devono costruire centrali a tutto spiano. Ma non ci dicono che i costi di edificazione e messa in opera sono altissimi e sarebbero sostenibili solo da delle banche (che purtroppo però si guardano bene dal finanziarle per via dei rischi che porta il progetto) o da facoltosi privati che però dovrebbero attendere fior fior di anni prima di rivedere i miliardi spesi (o troviamolo un imprenditore disposto a rischiare di non rivederli i suoi soldi).
Ci dicono che risolveranno i problemi energetici. Ma poi si scopre che per poter arrivare a fornire un approvvigionamento energetico pari a quello attualmente fornito servirebbe di costruire qualcosa come 8000 (!) centrali sparse per il mondo. Vogliamo vedere quanto dura l'uranio? Io dico poco a questi ritmi.
E inoltre il problema dovrebbe essere risolto in tempi compatibilmente brevi, mentre per costruire un solo impianto servono una decina (se non di più) di anni. Previsioni accattivanti. Tra l'altro di uranio è ricca l'Africa. Un'altra buona scusa per massacrare definitivamente la popolazione di un paese da trasformare in una cava a cielo aperto.
E quindi si arriva alla mega fregatura. Proclama: le centrali nucleari sono a zero emissioni. Alleluja! Finalmente! Tiriamo un sospiro di sollievo! Eppure c'era qualcosa...un piccolo inghippo...Mi pare di ricordare che dalle centrali non esce solo energia e sorrisi ma barili e barili, e barili di SCORIE NUCLEARI RADIOATTIVE. Ops! e queste?!
Ah questo non si deve dire! Questo è un dettaglio da poco! Da qualche parte si nasconderanno! Io rimango allibito. Ma come si fa a non rendersi conto? Questi impianti paradisiaci nel momento in cui fossero messi tutti al lavoro in forze produrrebbero qualcosa come milioni di tonnellate di scorie. Cosa ne faremo? Noi che manco i rifiuti che facciamo in casa sappiamo gestire?? Chiaro li lasceremo ai posteri, e ai posteri dei posteri, e ai pronipoti dei posteri (se ci saremo ancora) visto che il plutonio ha un tempo di dimezzamento (chi ha studiato fisica sa di cosa parlo) di "solo" 12500 anni.Un'inezia.
E infine ma non ultima, un'altra minaccia più sinistra, ma molto interessante per un uomo di potere. E cioè che l'uranio arricchito che serve per far funzionare le centrali, guarda caso, è proprio lo stesso che serve per costruire le bombe atomiche. Eh si, a qualcuno non sarà sfuggito quello che sta accadendo in Iran.
Ora queste cose non le dico io. Non le ho inventate per far polemica. Sono ragionamenti fatti da persone un po' più affidabili (in termini di conoscenza della materia) del sottoscritto. Trattasi del prof. Carlo Rubbia, premio nobel per la fisica, non il primo scemo che passa, da anni impegnato nella ricerca di fonti alternative (e chiaramente costretto a lavorare all'estero almeno fino all'arrivo di Prodi che l'ha rivoluto in Italia); di Jeremy Rifkin, economista, attivista e scrittore statunitense, autore di numerosi volumi che trattano dell'impatto che i cambiamenti scientifici e tecnologici hanno su economia,società e ambiente; del prof. F.M.Butera di Fisica tecnica ambientale al politecnico di Milano nonchè ricercatore in ambito di fonti rinnovabili.
Ciò che affermano queste persone non è il Vangelo, ma visto che da una parte abbiamo i discorsi di politici di chiara fama che per mestiere venderebbero l'anima per un voto e dall'altra fior fiore di professori, ritengo che un'attimo di riflessione sulle loro parole sia più che doveroso.
Anche perchè abbiamo l'obbligo di avere coscienza del fatto che cambiamenti climatici stanno avvenendo (indicativo che l'inverno di quest'anno sia stato registrato nei paesi scandinavi come il più caldo di cui si abbia notizia) e che possiamo veramente prevenire tutti i possibili danni incanalando le nostre forze e risorse verso progetti di ricerca seri, che possano portare un vero beneficio.
Prima di ritrovarsi a nuotare col pesce a tre occhi dei Simpson.
Allego i video di Carlo Rubbia recentemente intervenuto nella trasmissione Anno Zero (che invito a seguire) davanti ad un Casini balbettante, i video del prof.Butera (veramente ben fatti, guardateli tutti e 3!) e quello di Rifkin.
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