martedì 8 aprile 2008
Un po' di conti
lunedì 7 aprile 2008
Aggiornamenti

Posto la lettera di E.Bonino e la successiva replica di Travaglio sul caso Europa 7, di cui aggiumgo anche l'articolo in cui viene descritta sin dalle origini questa vicenda pazzesca (tratto da MicroMega di questo mese).
Spero che abbiate modo di leggerlo tutto e per bene perchè ci dà una ottima idea del concetto che ha il CavalierNano della libertà di informazione e delle regole del libero mercato (notare che lui si definisce un liberista! I padri ideologici del liberismo si stanno rivoltando nella tomba). E quindi in seconda battuta ci rivela in parte quello che ci aspetterà se lo riavremo come Presidente del Consiglio.
Vorrei per questo aggiungere che ognuno di noi è liberissimo di non andare a votare, i motivi non mancano e sono condivisibili. Tuttavia non si venga in seguito a lamentarsi se ci ritroveremo Berluska per altri 12 anni, con tutte le conseguenze che porterà.
Perchè sarà stato senza ombra di dubbio complice nella sua ascesa. Uomo avvisato...
La lettera del ministro Bonino e la replica di M.travaglio sul caso Europa 7
Caro direttore,
Marco Travaglio nella sua rubrica di ieri critica il mancato inserimento di norme riguardanti Europa 7 nel decreto legge varato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 1 aprile.
Il decreto legge intende sanare quelle procedure di infrazione su cui il nostro Paese è stato condannato dalla Corte di Giustizia europea e che necessitano l'adozione di atti normativi per scongiurare il rischio di multe e sanzioni per mancato adempimento.
Come è noto, invece, nel caso di Europa 7, il coinvolgimento della Corte di Giustizia europea è stato di natura interpretativa, a seguito della richiesta del Consiglio di Stato di un parere sul diritto comunitario in materia per poter valutare la compatibilità con esso di norme o comportamenti dello Stato. Dell interpretazione della Corte deve ora tener conto il Consiglio di Stato, organo che ha attivato la procedura, affinché possano essere assunti gli opportuni provvedimenti.
Pertanto, il decreto legge del 1 aprile non era lo strumento per affrontare e risolvere l'annoso caso di Europa 7 sul quale, nel merito, la mia posizione è chiara. Per quanto mi riguarda, non ci sono né clamorose dietrologie da scoprire né retropensieri di alcun tipo da denunciare.
Emma Bonino
Ministro per le Politiche Europee
Conosco il ministro Bonino come persona perbene e competente, quindi non ho mai pensato a dietrologie nè a retropensieri da parte sua. Mi sono limitato e mi limito ai fatti. Le sentenze della Corte di giustizia europea sono tutte esecutive e, secondo la nostra Corte costituzionale, hanno valore di legge. Dunque vanno applicate subito. Quella del 31 gennaio scorso che riconosce il diritto di Europa7 a trasmettere su analogico terrestre dal 1999 sulle frequenze che vari governi hanno lasciato in mano a Rete4 che aveva perso la concessione a trasmettere, concedendole continue proroghe, non è stata ancora applicata. Il governo, anzichè prenderla alla lettera e dare le frequnze a chi ne ha diritto, ha preso altro tempo chiedendo un parere al Consiglio di Stato.
Ora, quando il Consiglio di Stato dirà quel che è prevedibile che dica, e cioè che le sentenze si applicano, il governo Prodi potrebbe non essere più in carica. E se, Dio ci scampi, dovesse essere sostituito dal governo Berlusconi III, questo troverebbe il modo di non applicarla, perpetuando sine die una situazione di gravissima illegalità. Per colpa di Berlusconi, ma anche dei suoi pavidi predecessori. Se il 1° aprile il Consiglio dei ministri avesse attuato anche quella sentenza della Corte europea, avrebbe insomma compiuto un atto dovuto e risparmiato allo Stato italiano una multa ancor più salata di quella che il Consiglio di Stato - sentenza europea alla mano - fisserà come risarcimento a Europa7. Se infatti Europa7 avesse ottenuto le frequenze il 1° febbraio, il danno subito sarebbe meno grave di quello che le verrà riconosciuto se non le avrà ottenute nei prossimi mesi. Il che dimostra che l'urgenza di provvedere c'era eccome.
Marco Travaglio
La storia della vicenda di Europa 7 e di Francesco Di Stefano, imprenditore.
P.S. In coda vi aggiungo anche il video della dichiarazione di voto dello scrittore A.Camilleri.
domenica 6 aprile 2008
Articoli e notizie

Constatando che lo spazio a disposizione nel blog non è enorme mentre gli articoli che vorrei portare all'attenzione invece sono sempre di più, fino a quando non riuscirò a trovare una soluzione migliore, vi metto i link a vari siti dove troverete i pezzi e i video in questione. Mi auguro che sempre più persone scoprano questi interessantissimi siti da cui spesso attingo al materiale che metto in linea. Saremmo tutti un po' più informati.
Se scende a valle la montagna degli indecisi - E.Scalfari (editoriale di Repubblica del 06/04/2008)
Pancho Pardi: Appello agli astensionisti di sinistra (video - MicroMega Online. Pancho Pardi è capolista al Senato per l'Italia dei Valori)
Maurizio Chierici intervista il prof. Francesco "Pancho" Pardi, capolista dell'Idv in Toscana
Marco Travaglio: Perchè voterò Di Pietro (video - MicroMega Online)
Elezioni e candidature. Micromega intervista M.Travaglio (video - MicroMega Online)
Il Cavaliere liberale ha abolito il mercato - E.Scalfari (Repubblica30/03/2008)
Lettera di Aldo Pecora, Portavoce Movimento "Amazzatecitutti", sull'archiviazione di C.Mastella nell'inchiesta "Why Not" (06/04/2008)
Parli come bada! - Uliwood Party di M.Travaglio (l'Unità 27/03/2008)
Giustizia negata per Paolo Borsellino - S.Borsellino (MicroMega Online)
Don Vitaliano Dalla Sala: Tibet, anche dalla Santa Sede due pesi e due misure (MicroMega Online)
Ultraprematuri e tortra oscurantista - Intervista (audio) a M.S.Pignotti, neonatologa al Meyer di Firenze (MicroMega Online)
P.S. Per chi fosse interessato giovedì 10/04/2008 Pancho Pardi terrà un incontro-dibattito con Dario Fo, Franca Rame, Paolo Flores D'Arcais alle ore 21 al cinema Colonna, Lungarno Ferrucci 23.
Al solito io penso di esserci salvo impegni imprevisti.
Al Voto, al Voto! Pt.2
Purtroppo i post sono lunghi, lo capisco e me ne scuso, ma visto il poco tempo che oramai ci separa dal 13 aprile, ritengo necessario mettere in rete tutto il materiale possibile e nella maniera più completa.
P.s. Entrambi gli articoli sono tratti da MicroMega del mese marzo-aprile.
Con Di Pietro, per fare i guastafeste (M.Travaglio)
Due anni fa votai per l’Italia dei Valori, soprattutto perché nel mio Piemonte candidava Franca Rame, persona straordinaria che sono felice di aver contribuito a mandare al senato. Credo proprio che anche stavolta tornerò a votare il partito di Antonio Di Pietro. Conosco le obiezioni dei critici: la gestione padronale e personalistica del partito, da cui molti si sono allontanati; la caduta di stile di far prendere al partito una sede in affitto in uno stabile di proprietà dello stesso Di Pietro; la candidatura di personaggi come Sergio De Gregorio e Federica Rossi Gasparrini, puntualmente usciti dall’Idv dopo pochi mesi dall’elezione; l’adesione di Di Pietro, come ministro delle Infrastrutture, al progetto del Tav per le merci in Valsusa (sia pure dialogando con le popolazioni e discutendo di un possibile nuovo tracciato, alternativo al famigerato “buco” da 54 Km a Venaus); la decisione di non chiudere la società Stretto di Messina, pur con la contrarietà ribadita al progetto del ponte; il no alla commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti del G8 (secondo me sacrosanto, visto che le commissioni parlamentari in Italia servono a confondere le acque e a ostacolare le indagini della magistratura; ma maldestramente motivato con la richiesta di indagare anche sulle violenze dei black bloc, quasi che il parlamento dovesse occuparsi dei reati dei cittadini comuni). Per essere chiari: voterei molto più volentieri per un Einaudi o un De Gasperi redivivi. Ma, in attesa che rinasca qualcuno di simile e riesca a entrare in politica, penso che l’astensione – da cui sono stato a lungo tentato – finisca col fare il gioco della casta, anzi della cosca. Il non voto, anche se massiccio, non viene tenuto in minimo conto dalla partitocrazia: anche se gli elettori fossero 3 in tutto, i partiti se li spartirebbero in percentuale per stabilire vincitori e vinti. E infischiandosene degli assenti, che alla fine hanno sempre torto. Dunque penso che si debba essere realisti, votando non il “meno peggio”, ma ciò che si sente meno lontano dai propri desideri.
A convincermi a votare per l’Idv sono le liste che ha presentato Di Pietro, che ospitano diverse persone di valore, alcune delle quali sono amici miei, di MicroMega, dei girotondi e di chi ha combattuto in questi ultimi anni le battaglie per la legalità e la libertà di informazione. Ne cito alcuni. C’e Beppe Giulietti, animatore dell’associazione Articolo 21 contro ogni censura ed epurazione, dunque scaricato dal PD che gli ha preferito addirittura Marco Follini, ex segretario dell’Udc ed ex vicepremier di Berlusconi, come responsabile per l’informazione: quel Follini che ha votato tutte le leggi vergogna, compresa la Gasparri che è il principale ostacolo alla libertà di informazione. C’è Pancho Pardi, che ho incontrato per la prima volta al Palavobis, poi in tutti i girotondi e che mi auguro di rincontrare quando – se, come temo rivincerà Berlusconi – ci toccherà tornare in piazza. C’è la baronessa Teresa Cordopatri, simbolo della lotta alla ‘ndrangheta in Calabria. C’è, a Napoli, un sindaco anticamorra come Franco Barbato, che ha militato nel progetto di lista civica nazionale insieme a tanti altri amici. C’è Leoluca Orlando, che in quanto ad antimafia non teme confronti. Non ci sono, in compenso, alcuni personaggi discutibili che si erano avvicinati all’Idv, e che sono stati respinti o non ricandidati. E poi ci sarebbero anche Beppe Lumia e Nando Dalla Chiesa, ai quali Di Pietro aveva offerto un posto nella sua lista in Sicilia dopo l’estromissione (nel primo caso provvisoria, nel secondo definitiva) da quelle del PD, che in compenso ospitano elementi come Mirello Crisafulli, l’amico del boss di Enna: alla fine, grazie anche all’Idv, Lumia è rientrato nel PD, mentre Nando ha rispettabilmente deciso di declinare l’offerta. E poi c’è Di Pietro che, pur con tutti i suoi difetti, ha saputo pronunciare - da ministro e da leader di partito – una serie di “no” molto pesanti contro le vergogne del centro-sinistra. No all’indulto extralarge salva-Previti, salva-furbetti, salva-corrotti e salva-mafiosi. No al segreto di Stato e al ricorso alla Consulta sul sequestro Abu Omar contro i giudici di Milano. No alla depenalizzazione strisciante della bancarotta tentata da qualche ministro furbetto. No agli attacchi contro De Magistris e Forleo. No al salvataggio di Previti alla Camera (il deputato Idv Belisario, per un anno e mezzo, è stato il solo con il Pdci a chiedere la cacciata del pregiudicato berlusconiano, mentre gli altri facevano i pesci in barile). No al salvataggio di Dalema e Latorre da parte della giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera (lì il dipietrista Palomba s’è pronunciato per autorizzare le intercettazioni Unipol-Antonveneta-Rcs, senza se e senza ma). No all’inciucio mastelliano sulla controriforma dell’ordinamento giudiziario e a tutte le alte porcate del cosiddetto ministro della Giustizia ceppalonico. No all’inciucio in commissione Affari costituzionali per la legge-truffa di Franceschini e Violante sul conflitto di interessi (anche qui, solo il Pdci con Licandro e l’allora Ds Giulietti Han tenuto botta con l’Idv). No alla limitazione delle intercettazioni telefoniche e no – dopo un’iniziale esitazione alla Camera – alla legge-bavaglio di Mastella & C. contro la pubblicazione delle intercettazioni e degli altri atti di indagine fino al processo. No all’aumento del finanziamento pubblico dei partiti e al colpo di mano tentato in tal senso dai tesorieri di tutti i partiti (tranne quelli dell’Idv, Silvana Mura, e delle Rosa nel Pugno, Fabrizio Turco). No al comma Fuda che assicurava la prescrizione agli amministratori pubblici indagati dalla Corte dei conti per infrazioni contabili.
Come ministro delle infrastrutture, poi, Di Pietro ha bonificato quel lombrosario che era prima il vertice dell’Anas, cacciando gli inquisiti e i condannati e denunciando i responsabili di certi ammanchi. Ha razionalizzato la miriade di progetti faraonici ereditati da Lunari, concentrando le poche risorse disponibili su alcune opere davvero necessarie. E, in campagna elettorale, è stato il solo a dire papale papale che Rete 4 deve andare sul satellite e che bisogna applicare immediatamente la sentenza dell’Alta Corte di Giustizia europea di Lussemburgo che, dichiarando illegittime le proroghe concesse a Mediaset dal 1999, privano da 9 anni Europa 7 di Francesco Di Stefano delle frequenze necessarie per trasmettere. Infine, last but not least: sia che vinca Berlusconi sia che Pdl e PD arrivino al pareggio e magari tentino un bel governassimo di larghe intese, mi auguro che arrivino in parlamento una pattuglia di guastatori capaci di fare opposizione con fermezza e competenza sui 2 temi cruciali, la libertà di informazione e la giustizia uguale per tutti. Di gente così ce n’era anche nel PD, ma è stata scientificamente eliminata con una specie di pulizia etnica. Ricordiamoci quel che accadde nel 2001, quando l’Idv mancò il quorum per un soffio: l’unica vera opposizione al regime berlusconiano non era in parlamento (a parte i cani sciolti alla Dalla Chiesa e alla De Zulueta, ora scomparsi dalle liste), ma in piazza. Se stavolta entrano in parlamento Di Pietro, Orlando, Pardi, Giulietti, Cordopatri, Mura e qualcun altro come loro. È meglio per tutti.
***********************Estratto dall'articolo di don P.Farinella
Criteri di voto:
- Non voterei per i partiti o le liste e/o gli individui suggeriti o appoggiati, direttamente o indirettamente dall’autorità ecclesiastica, perché non ha competenza e in Italia vige un concordato che vincola la e parti a fronte dei reciproci benefici. La Chiesa deve pretendere la libertà di parola, di aggregazione, di culto, di insegnamento, senza oneri per lo Stato.
- Non voterei simboli e scritte che portano il nome “cristiano” o immagini religiose, come croci, campanili: è un uso improprio, segno di ateismo pratico.
- Non voterei partiti e liste che presentano inquisiti di qualunque genere: il presidente della Cei, cardinal A.Bagnasco, giustamente ha detto (aveva il diritto di dirlo) che i politici devono essere “esemplari”. Un cristiano non può votare la lista di Berlusconi che ripresenta oltre 30 inquisiti, più Marcello Dell’Utri già condannato in via definitiva e per la seconda volta in primo grado; non può votare per l’Udc di Casini che presenta Cuffaro “vasa-vasa”, condannato in primo grado. I cattolici che li votano tradiscono il loro codice etico.
- Non voterei liste o partiti che presentano coloro che sono passati da una parte all’altra senza battere ciglio, tradendo gli elettori. Chi tradisce una volta è pronto per la seconda se il prezzo è congruo: non bisogna votare, ad esempio, De Gregorio, Dini, Bordon, Manzione, ecc.
- Non voterei i difensori della famiglia che nella loro vita privata sono divorziati o conviventi, se pubblicamente urlano sulla indissolubilità della famiglia fondata sul matrimonio: non possono imporre agli altri i pesi che essi non sono stati capaci di portare. O stanno zitti o si ritirano a vita privata: se non lo fanno, devono mandarceli gli elettori.
- Non voterei chi vuole imporre agli altri la propria visione della vita sia religiosa che politica, senza tenere conto delle esigenze delle minoranze di qualunque natura e cultura, nel rispetto assoluto della dignità della persona, sia essa residente o immigrata.
- Non voterei liste o partiti che non abbiano candidato almeno un 30% di presenze femminili.
- Non voterei liste o partiti che abbiano almeno un 30% di candidati/e sotto i 40 anni.
- Non voterei liste o partiti che presentano oltre il 30% di candidati con più di 3 legislature.
- Non voterei liste o partiti xenofobi che discriminano uomini e donne in base al sesso, alla religione, alla nazionalità, al bisogno e alla dignità come la Lega di Bossi che venera il “dio Po” e rinnega la decenza.
Non voterei quindi quei partiti che con la legge “porcata” hanno tolto agli italiani e alle italiane il potere e il dovere di esercitare il loro diritto costituzionale di liberi cittadini sovrani. Sono i partiti di Berlusconi, Bossi, Casini, Fini e i loro cespugli.
Non per Casini, che o era falso ieri o è falso oggi. O era gonzo ieri o lo è oggi. Come ci si può fidare di uno che in 5 anni non si è accorto con chi aveva a che fare? O c’era o ci faceva.
Non voterei quindi quei candidati o partiti proposti, suggeriti o imposti, direttamente o indirettamente dalla gerarchia cattolica, che su questo campo non ha nulla da dire perché il Concordato lo vieta. I cattolici, in obbligo di coscienza, in forza del loro credo, non possono votare liste o candidati che dicono di ispirarsi ai valori cristiani se quei valori non li rispecchiano con la loro vita. Non possono votare chi urla la difesa della famiglia ed è serenamente divorziato, anche più volte. Non possono votare chi usa simboli o nomi cristiani, perché lo Stato deve essere laico e deve garantire la libertà di coscienza a tutti.
Voterei invece uomini e donne credibili, che promettono poco e mantengono molto. Non chi promette il paradiso in terra perché è un falso e un ingannatore.Europa 7? Non c'è fretta...
Vieni avanti decretino(M.Travaglio, UliwoodParty 05/04/2008)
Ottime notizie dal loft del Pd. Pessime invece da Palazzo Chigi. L’entourage di Veltroni, scrive il Corriere, si è reso conto che l’ultima settimana di campagna elettorale dev’essere giocata all’attacco di Berlusconi, per «mobilitare gli indecisi». «Il buonismo avrebbe detto Goffredo Bettini mi ha rotto le scatole». Meglio tardi che mai. Ora però il rischio è che, dopo mesi di dialogo dissennato con l’avversario che rispondeva a colpi d’intrighi e insulti, un’improvvisa impennata polemica suoni fasulla. E non sortisca l’effetto sperato. Dopo aver rimosso per anni i rapporti del Cainano con la mafia, le mazzette ai giudici, i bilanci truccati, le leggi vergogna, le menzogne su tutto e su tutti (da Alitalia alla statura: ha ricominciato a dire di esser alto 1 metro e 71, quando supera a fatica il metro e 60), rispolverarli a freddo prima del voto sarebbe controproducente. Come attaccare, allora? Anzitutto sottolineando l’impresentabilità di certe new entry nelle liste del Pdl, che renderebbero ridicolo qualunque programma elettorale, anche il migliore. Anche chi crede ciecamente alle promesse del Cavaliere e dei suoi alleati potrebbe nutrire qualche dubbio sulla possibilità di realizzarlo con Ciarrapico (camicia&fedina nera), il generale Speciale (spigole di Stato e voli di Stato a spese dei contribuenti), gli amici dei mafiosi e dei camorristi (l’ultimo l’han beccato l’altroieri a Milano), lo sputacchiere Barbato, il mortadellaro Strano, il fantasmagorico Pizza, la fisioterapista personale del Capo e le bonazze di contorno.
Un po’ di sana pubblicità negativa non ha mai guastato, in campagna elettorale. E poi c’è un tema che tutti capiscono e molti condividono, non solo a sinistra: la liberazione della tv dalla politica. Fuori i partiti dalla Rai, fuori Berlusconi da Mediaset o dalla politica, tetto antitrust di una rete per ogni soggetto privato, mercato aperto a nuovi soggetti. E qui veniamo alla cattiva notizia da Palazzo Chigi: il 1° aprile (e quando, se no?) il Consiglio dei ministri ha varato un decreto per l’immediata esecuzione di tutte le sentenze della Corte europea di giustizia di Lussemburgo. Tutte tranne una: quella del 31 gennaio 2008, che dichiara illegittime le nostre leggi sulla tv perché consentono a Rete4 di trasmettere sulle frequenze analogiche che spettano a Europa7 in virtù della celebre gara per le concessioni nazionali del 1999, vinta da Europa7 e persa da Rete4. Perché mai quella sentenza no e tutte le altre sì? «Perché spiega il ministro Emma Bonino - non aveva carattere di urgenza. Se si trova una soluzione, può essere presa in considerazione più avanti o in un secondo decreto». Più avanti? Secondo decreto? Ma il governo è agli sgoccioli e tra un mese se tutto va male potrebbe insediarsi il governo Berlusconi III. La lasciamo eseguire a lui la sentenza che manda Rete4 su satellite? Cos’è, un pesce d’aprile? Proprio l’altroieri, sul Sole-24 ore, il consigliere di Mediaset Gina Nieri dettava la linea ai partiti.
Questa gente è talmente abituata a scriversi le leggi su misura, da avere smarrito ogni pudore. «Nella vulgata dei Grillo e dei Di Pietro dice la Nieri- Rete4 è illegale e usurpa le frequenze di Europa7. Ma non lo è affatto: lo provano le leggi approvate dal 2003 in poi». Cioè il decreto salva-Rete4 e la Gasparri, fatte da Berlusconi pro domo sua e bocciate dalla Corte europea, come pure la Maccanico del ‘97 e il principio ispiratore della Gentiloni, per via dell’infinita «fase transitoria» che mantiene lo status quo in attesa del mitico, anzi mitologico digitale terrestre.
Aggiunge la Nieri: «Dai programmi del Pd e del Pdl Mediaset non ha nulla da temere». Anzi quello del Pd le piace tanto perché «non c’è il tetto del 45% alla pubblicità». Insomma, sarebbe ancor più favorevole a Mediaset della già blandissima Gentiloni (peraltro mai approvata).Ecco cosa potrebbe dire Uolter, facendo un po’ di compagnia a Di Pietro: che Berlusconi e le sue Gine non han capito nulla: il primo decreto del suo governo raderà al suolo la Gasparri (risparmiando all’Italia l’annunciata supermulta europea di 300 mila euro al giorno, retroattiva dal luglio 2006), libererà la Rai dai partiti e dalla loro Vigilanza, e applicherà la sentenza europea e le due note sentenze della Consulta: cioè leverà le frequenze a Rete4 e le darà a Europa7. Vedi mai che, parlando chiaro sulla tv, si conquistino molti incerti di sinistra e pure qualcuno di destra
Appello di Giulietti:
Questa mattina su l'Unita' Marco Travaglio, in un articolo estremamente documentato, scrive che il 1° aprile il Consiglio dei ministri ha votato un decreto per l'immediata esecuzione delle sentenze della Corte Europea e di Giustizia del Lussemburgo. Sentenze tutte recepite tranne quella di Europa 7 che imponeva l'immediata concessione delle frequenze all'emittente di Francesco Di Stefano. Poiche' si tratta di materia estreamente delicata e su cui non e' possibile avere margini di ambiguita', il governo dovrebbe farci sapere le ragioni per le quali solo questa sentenza non e' stata recepita. La mancata urgenza non sarebbe comunque una motivazione accettabile perche' in questo caso poteva e doveva valere anche per le altre. Appare poi singolare che in Italia la mancata urgenza riguardi sempre e comunque la televisione, l'assetto dei media e il conflitto di interessi. A questo punto si trovi il modo di recepire immediatamente anche questa sentenza e le direttive della Commissione Ue che hanno gia' stabilito la procedura di infrazione sempre in materia di frequenze e che fra breve faranno scattare una bella multa che dovranno pagare i contribuenti".
venerdì 4 aprile 2008
Al Voto, al Voto! Pt.1
Nei prossimi giorni continuerò a aggiungere materiale per quanto mi sarà possibile. Le prime due opinioni che posto sono quelle di Salvatore Borsellino e di Carlo Lucarelli due "combattuti" sul da farsi, ma in sostanza orientati ad una coerente decisione in linea con i loro principi. Entrambi gli articoli sono presi dalla rivista "MicroMega" di marzo-aprile 2008.
La casella che non c’è
Fino alle elezioni del 2003 gli elettori russi avevano possibilità, sulla lista elettorale, di barrare una casella che veniva detta “contro tutti”.
Barrare quella casella permetteva di esprimere il proprio voto esplicitamente a sfavore di tutte le liste e di tutti i candidati presenti senza però che il proprio voto fosse considerato inespresso e andasse di fatto a favorire il partito che, in base alla maggioranza dei voti validi, fosse poi risultato predominante nella competizione elettorale.
Questa casella, che in Russia è riuscita a raccogliere sino al 5% dei voti, è stata, nell’ultima tornata elettorale, abolita anche in quel paese e purtroppo non è mai esistita in Italia dove, se fosse prevista, raccoglierebbe nelle prossime elezioni percentuali ben al di sopra non solo del 5% ottenuto in Russia, ma sicuramente anche del 10% e oltre.
Mi chiedo infatti quali motivazioni ci dovrebbero portare ad esprimere un voto diverso in un paese ne quale le parole ”destra” e “sinistra” sono state svuotate di ogni altro significato se non quello di identificare in qualche maniera l’uno o l’altro di due schieramenti che tentano di vendere ciascuno il loro prodotto non in base a dei programmi, che verranno in ogni caso disattesi e “stracciati” da qualunque delle parti dovesse prevalere, ma a forza di slogan molto simili a quelli che si adoperano nelle campagne pubblicitarie dei prodotti di consumo.
Per non parlare poi di un “centro” che risulta costituito da nient’altro se non dai reietti, cioè da quei partiti “minori” che un preventivo accordo tra Berlusconi e Veltroni ha stabilito di eliminare spingendoli al di fuori di quei grossi contenitori così poco dissimili sia per il nome sia per l’inconsistenza e la genericità dei programmi che, proprio per questi motivi, è difficile distinguere l’uno dall’altro e ben si prestano a reciproche accuse di plagio.
Programmi nei quali, solo per citare il caso più eclatante, si parla di “sicurezza” solo con riguardo alla criminalità comune e immigrazione, cioè con quanto può fare presa sulla massa dei cittadini poco informati e abbrutiti da una televisione che considera il nostro paese come popolato solo da minorati mentali da intrattenere con quiz per analfabeti e programmi a premio di ogni tipo.
Senza invece minimamente citare la lotta ad una criminalità organizzata che è in grado ormai di manovrare capitali a fronte dei quali impallidiscono finanziarie e “tesoretti” e che è ormai infiltrata ad ogni livello delle stesse istituzioni.
Come denuncia Roberto Saviano “oggi la lotta alla mafia è la grande assente di questa campagna elettorale, a sinistra come a destra”.(Dopo l’articolo di Saviano, che ho riportato anche sul blog, Veltroni si è subito mosso per mandare messaggio ai mafiosi di non votare per il PD. Ndr)
Nelle ultime elezioni votai a sinistra, pensando così di contribuire alla difesa della magistratura e dei magistrati e di impedire quell’attacco all’indipendenza della stessa che mi sembrava fosse stato perseguito dal precedente governo.
Ho dovuto con amarezza accorgermi che, in definitiva, quest’ultimo si era limitato a promulgare un gran numero di leggi “ad personam” e “contra personam” per proteggere gli interessi del suo leader, rendere impraticabili i processi contro lo stesso e i suoi amici, far cadere in prescrizione tutti i reati per i quali erano i n corso processi contro la stessa “cosca” politica, ed infine ad escludere Giancarlo Caselli dal concorso per la nomina a procuratore nazionale Antimafia.
Al contrario la manovra messa in atto contro la magistratura dall’ultimo, agonizzante governo di sinistra è stata molto più scientifica ed efficace, costituita da varie mosse tendenti tutte allo stesso scopo. Basta citare la nomina di Mastella a ministro della Giustizia, la nomina dello smemorato di Montefalcione a vicepresidente del Csm, la nomina di Elio Vito e Cirino Pomicino a componenti della commissione parlamentare Antimafia, l’opera sistematica di imbavagliamento e intimidazione della magistratura condotta tramite le continue ispezioni, i provvedimenti disciplinari, i trasferimenti, le sottrazioni di inchieste e la rimozione dalle funzioni contro giudici troppo solerti e ligi al loro dovere quali Clementina Forleo e Luigi De Magistris, per i quali, come risulta dalle notizie di questi giorni, la persecuzione minacciata in una scandalosa intercettazione dal magistrato Chiaravallotti, e messa in atto attraverso il Csm piuttosto che attraverso la camorra, non è ancora finita.
Consentendo intanto che un altro magistrato, Edi Pinatto, lasciasse passare 8 anni prima di emettere, e non l’ha ancora fatto, la motivazione di una sentenza di condanna a 24 anni di reclusione nei confronti di individui incriminati per associazione mafiosa, i quali grazie a questa compiacente inerzia possono restare fuori dal carcere e probabilmente continuare a delinquere.
Se tuttavia l’attuale legge elettorale ci permettesse di esprimere effettivamente un voto, cioè di scegliere il nostro rappresentante, si potrebbero prendere in mano le liste, scegliere tra i nomi presenti quello o quelli ai quali concedere la nostra fiducia o dai quali ci potremmo sentire rappresentati e votare per la lista sotto il cui simbolo quei nomi fossero elencati.
Ma nemmeno questo è possibile, ormai gli elettori italiani sono considerati alla stregua degli analfabeti e quindi soltanto in grado di tracciare una croce e nient’altro, neppure in grado di scrivere o almeno leggere un nome.
Altri, i segretari o gli apparati dei partiti, quelli che detengono e si spartiscono il potere, fanno questa scelta per noi. Con la compilazione dell’ordine delle liste, il meccanismo delle candidature e le successive rinunce dei capilista ad uno più dei collegi nei quali hanno ottenuto l’elezione riescono a pilotare l’elezione dal primo all’ultimo dei candidati per i quali è stata stabilita a priori l’elezione ed escludere gli altri messi in lista soltanto per completare le quote rosa o le quote clientelari di vario tipo.
Vivo e lavoro in Lombardia da 40 anni. Per fortuna mi sarà quindi risparmiata la crisi di coscienza che avrei avuto, per votare a favore di mia sorella Rita Borsellino, di dovere determinare anche l’elezione di Vladimiro Crisafulli o l’attuazione, nel caso di una improbabile prevalsa di quella coalizione, di un programma scritto da Salvo Andò.
Voto invece in Lombardia e avrò davanti due scelte.
La prima è quella di votare per una lista nella quale non mi risultano essere presenti, sino a prova contraria, sempre possibile, inquisiti e/o condannati, così come in maggiore o minore misura sono presenti nei due schieramenti maggiori. In questa lista è inoltre capolista al Senato mia sorella Rita e, quantunque io non abbia ancora del tutto accettato la contaminazione di un nome come quello che le i porta con la triste realtà della politica italiana, debbo però riconoscerle il coraggio e la continuità di un impegno lungo 15 anni nella società civile.
La seconda è quella di tracciare io stesso sulla scheda elettorale la casella che non c’è e, contrassegnando quella, esprimere il mio totale dissenso e la mia totale sfiducia verso un sistema, partitico più che politico, che andrebbe rifondato alle radici.
E’ meglio rinunciare a un diritto che fingere di esercitarlo.
Salvatore Borsellino, fratello dello scomparso giudice Paolo Borsellino.
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Per l’ultima volta
Il 13 aprile andrò a votare e voterò per il PD.
Devo mettere anche una data a questa mia dichiarazione di voto, e pure un orario – domenica 9 marzo 2008, ore 16,52 – visti i continui colpi bassi che la mia convinzione subisce praticamente di ora in ora. Come per le liste siciliane: fuori Beppe Lumia, dentro Vladimiro Crisafulli, poi dentro Lumia ma ancora Crisafulli…
Voterò PD ma avrei voluto farlo con uno spirito diverso, perché all’inizio la novità ce la sentivo davvero. E siccome qualche spazio per un cambiamento continuo a vedercelo (vedi appunto recuperare un esponente della lotta alla mafia come Lumia dopo appelli e pressioni) ho ancora un po’ di speranza.
La mia dichiarazione di voto vera, però, la faccio per le prossime elezioni (che penso saranno presto): se sarò ancora obbligato da una legge elettorale come questa a fare complicati calcoli di opportunità su liste bloccate, non andrò a votare.
Carlo Lucarelli, scrittore e conduttore televisivo.
giovedì 3 aprile 2008
Elezioni Alle Porte
Quello che però salta all'occhio sono le allarmanti dichiarazioni del CavalierNano che si ripresenta per l'ennesima volta più incattivito, forte dell'insuccesso di Prodi e delle sue 3+2 televisioni schierate, a pretendere la guida del paese. E forse non gli basterà, se come è probabile otterrà ancora una volta la maggioranza (onore comunque a Veltroni e co. che hanno fatto un mezzo miracolo puntando sul discorso del "nuovo in politca". Un tema però certo non di loro ideazione). Perchè una volta arrivato alla presidenza del Consiglio stavolta sarà breve il passo verso il Quirinale, e solo l'idea di sommare altri 7 anni come la maggiore carica dello Stato fa tremare anche i santi.
Ecco quindi perchè è fondamentale essere presenti e non astensionisti o assenteisti: si tratta, ancora una volta di fermarlo o quantomeno di fargli trovare una opposizione che gli metta il più possibile i bastoni tra le ruote. Povera Italia.
Cambiando tono vi propongo intanto due articoli di M. Travaglio (di cui riporterò i passi salienti del bell'incontro che ha tenuto a Firenze la sera scorsa con P.Davigo ospitato dal movimento "Libertà e Giustizia" ) di modo che mentre organizzo per postarvi gli articoli sul tema elezioni potete intanto leggervi questi. Uno a proposito dell'accusa sempre sbandierata a certi programmi di compiere processi mediatici e sul dilemma intercettazioni che tanto affliggono i politici (guarda caso). L'altro riguardo all'uscita di scena di Romano Prodi, che con gran dignità ha saputo ritirarsi. Onore al merito.
Intercettazioni e Processi Mediatici: un po' di chiarezza
Grande è la confusione sotto il cielo d’Italia in tema di processi mediatici,intercettazioni e privacy. Siccome Silvio Berlusconi ha già annunciato di volervi puntare la sua campagna elettorale, e siccome da sinistra qualcuno già lo rincorre su quel terreno, sarà bene avere chiaro di che si sta parlando. Fare un “processo mediatico”, con buona pace dell’Autorità per le comunicazioni, non significa raccontare i processi e le sentenze (per esempio, la condanna di Totò Cuffaro): questa, dacché mondo è mondo, si chiama “cronaca giudiziaria”. Il processo mediatico è quello che sostituisce i tribunali con gli studi televisivi o le pagine dei giornali, per accusare qualcuno di qualcosa che nessun giudice gli ha mai contestato: per esempio discutere a “Porta a Porta” su chi è colpevole tra Annamaria Franzoni, imputata per l’omicidio del figlio, e i suoi vicini di casa, mai indagati. O dare fiato a falsi testimoni come Mario Scaramella sui presunti legami di Romano Prodi con il Kgb; e come Igor Marini sulle fantomatiche tangenti della Telekom Serbia a Prodi, Fassino e Dini (a proposito, Dini è appena tornato fra le braccia di chi lo dipinse come un tangentaro al servizio di Milosevic: auguri). Quanto alla “privacy”, è sacra e inviolabile finché non intervengono “esigenze di giustizia”: quando cioè un giudice dispone controlli sulla vita di una persona per accertare le verità in un processo. Ora il Cavaliere, nel solco della legge Mastella (a sua volta copiata da un progetto berlusconiano della scorsa legislatura), sventola la «privacy dei cittadini» per minacciare «5 anni di carcere per chi esegue e usa intercettazioni e 2 milioni di multa per chi le pubblica, al di fuori di indagini per terrorismo, mafia e camorra» (sulla ‘ndrangheta si tiene sul vago). Non specifica quanti anni di galera dovrà fare chi ha approvato la legge che consente le intercettazioni per reati finanziari: forse perché i suoi avvocati-legislatori gli hanno spiegato che quella norma l’ha fatta lui. È la legge 62 del 18 aprile 2005, che recepisce la direttiva europea sul market abuse, alza le pene per l’aggiotaggio e consente le intercettazioni per indagare sull’abuso di informazioni privilegiate e sulle manipolazioni di mercato. Grazie a quella legge,
Rubrica dell'Espresso "Signornò"
*******Due Signori
HA FERMATO GLI EVASORI, RECUPERANDO PIÙ DI 20 MILIONI DI EURO. HA RIMESSO
IN SESTO I CONTI (IN ROSSO) DELLO STATO. MA IN CAMPAGNA ELETTORALE NESSUNO PUNTA SU TOMMASO PADOA SCHIOPPA: PARLARE DI TASSE FA PERDERE VOTI
