domenica 16 marzo 2008

Basta accendere la tv

Prima di leggere vi invito a guardare questo filmato di M.Travaglio.


Basta accendere la tv.

Basta accenderla per rendersene conto.

Basta parlare con i ragazzi, con gli adulti.

Basta osservare il comportamento dei più giovani per vedere a tal punto sia arrivato il livello di stordimento e omologazione del pensiero e delle idee che la tv è riuscita a inculcarci nella testa.

Siamo totalmente immersi nel mondo delle “opinioni”, i fatti, la memoria non esistono quasi più. I giornalisti scompaiono e al posto loro spuntano gli “opinionisti” come funghi. Sono sempre di più e sono sempre più personaggi incredibili. Nel vero senso della parola: non sono credibili.

Se osserviamo un giorno qualsiasi il palinsesto dei programmi tv (non la domenica per carità, sarebbe come sparare sulla croce rossa) possiamo avere la fortuna di imbatterci sin da subito nei meravigliosi telegiornali delle varie reti, pubbliche e private, che ci propinano una serie di servizi a dir poco clamorosi. Con i dovuti distinguo. Se infatti incappiamo in Studio Aperto possiamo solo aspettarci servizi-gossip con sottofondi musicali, se per caso stiamo guardando il Tg1 o il Tg2 magari abbiamo la fortuna di gustarci un po’ di giornalismo all’anglosassone di Riotta, o un bel commento delirante su B.Grillo da parte di Mazza, dopodichè saranno servizi su quel che ha detto un politico quel tale giorno, sulla risposta totalmente opposta fornita dal politico della parte avversa e le varie reazioni degli schieramenti avversi. E via così senza capire assolutamente come stiano realmente le cose, con nessuno, conduttore compreso, che sia veramente documentato, dati alla mano, su ciò di cui si parla. Nessuno. Scomparsi i fatti. Restano le opinioni di destra e di sinistra. Chi ha ragione? Chi a torto? Vallo a sapere.

Proseguendo può succedere di imbattersi in quelle perle di giornalismo televisivo che ci regala il Tg 4, strumento di nota propaganda politica, che confeziona sempre i soliti tre-quattro servizi "tipo" e li ripropone ogni giorno a chi sta a casa, si spera solo a farsi una risata guardandolo: si parte con il discorso di uno di sinistra prontamente smentito da uno di destra, poi almeno un primo piano del CavalierNano devono farlo per via della "legge di Fede" che impone come un santino l’effige del padrone. Si può passare dunque a far sentire il solito discorso del Papa oppure mandare un po’ di cronaca nera, il più macabra possibile con questi CSI all’italiana che non ne azzeccano manco una, ma fanno tanta audience. E giungiamo quindi ad uno dei servizi più belli, in cui vengono intervistate sempre e dicasi SEMPRE, una dozzina di persone di varia estrazione sociale che ripetono tutte e all’unisono che con le tasse non ci si fa più, gli stipendi/pensioni sono basse, l’Euro è una maledizione perché i prezzi di tutti i generi di bisogno sono aumentati (mentre su l’onestà dei commercianti che li applicano non si discute). Il tripudio del pensiero unificato. Chiudiamo con gli stralci di bella vita mondana di qualche starlette televisiva che ha come unico problema nella vita quello di non avere il fidanzato o di essere paparazzata, facendo passare il messaggio che il migliore dei mondi possibili è quello della divetta televisiva . Celebrità e festini. Che esempio per tutti.

Vengono invece taciute le notizie, le inchieste non esistono più, non si può parlare di nessuna cosa se non c’è il contraddittorio. Anche quando non serve perché ciò di cui si sta trattando è assodato e non può essere smentito. Molta della tv che dovrebbe fare informazione ci propone questo spettacolo e il modo di pensare si adatta: nessuno adesso ha più torto su nulla. Nessuno ammetterebbe mai nulla. Tutti vogliono avere l’ultima parola. Tutti vogliono essere liberi di fare ciò che vogliono, nessuno di meritarselo. Nessuna costrizione, nessuna responsabilità personale. Il furbo vince, l’onesto è un tonto. La legalità e il lavoro non premiano, il divertimento è tutto. I soldi non bastano ma si mostra un’Italia ricca e grassa, capace di spese folli e abbuffate. Le vere, povere realtà (scusate il gioco di parole) le si fanno apparire come lontane, distanti, qualcosa con cui si può fare i conti con la propria coscienza magari cinque minuti prima di andare a letto, ma di fatto intangibili.

Se poi però si spegne l’apparecchio e si dà una occhiata a internet dove fortunatamente vige ancora una libertà totale di espressione, si scopre il risvolto della medaglia.

Si ritrovano i volti dei (veri) giornalisti eliminati dalla tv, gli “scomodi”.

Trovi le parole che ti fanno aprire gli occhi e ti ridanno nuovi stimoli.

Si può per esempio incappare in un articolo di illuminante sullo stato della Disinformatja operata dei media:

“Medici Senza Frontiere (MSF) pubblica oggi il nuovo rapporto sulle crisi umanitarie dimenticate dai media nel 2007. Il rapporto contiene la “top ten” delle crisi umanitarie più ignorate nel mondo e un’analisi realizzata in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia sullo spazio dedicato alle crisi umanitarie dai principali telegiornali della televisione generalista in Italia. Le dieci crisi umanitarie identificate da MSF come le più ignorate sono: Somalia, Zimbabwe, tubercolosi, malnutrizione infantile, Sri Lanka, Repubblica Democratica del Congo, Colombia, Myanmar, Repubblica Centrafricana e Cecenia.

L’analisi delle principali edizioni (diurna e serale) dei telegiornali RAI e Mediaset mostra, innanzitutto, un calo delle notizie sulle crisi umanitarie nel corso del 2007, che passano dal 10% del totale delle notizie (dato 2006) all’8% (6426 notizie su un totale di 83200). Di queste, solo 5 sono quelle dedicate alla Repubblica Democratica del Congo, dove il conflitto continua a infuriare nell’est del paese, e nessuna alla Repubblica Centrafricana, dove la popolazione è intrappolata nella morsa degli scontri tra gruppi armati, e dove lo scorso giugno un’operatrice umanitaria di MSF è stata uccisa in un attacco.

Una tendenza già riscontrata nei precedenti rapporti è quella, da parte dei nostri media, di parlare di contesti di crisi solo laddove riconducibili a eventi e / o personaggi italiani o comunque occidentali. Emblematici in questo senso sono la crisi in Somalia, cui si fa riferimento soprattutto in occasione di vertici politici cui partecipa il governo italiano o dell’omicidio di Ilaria Alpi; la guerra in Sri Lanka di cui si parla esclusivamente in occasione del ferimento dell’ambasciatore italiano; la Colombia che entra nell’agenda dei notiziari soprattutto per il sequestro di Ingrid Betancourt, in questo paese il conflitto tra governo, gruppi guerriglieri come FARC e ELN e gruppi paramilitari ha provocato la fuga di oltre 3 milioni di persone, portando la Colombia al terzo posto tra i paesi con il più alto numero di sfollati dopo Repubblica Democratica del Congo e Sudan. Alla tubercolosi, che ogni anno provoca due milioni di vittime, e a cui nel 2006 erano state dedicate solo tre notizie, nel 2007 i TG hanno dedicato 26 notizie, di cui tuttavia ben 15 sulla vicenda di un americano affetto da una forma di tubercolosi resistente ai farmaci che viaggiava in aereo tra Stati Uniti ed Europa.

Il Darfur, dove il conflitto tra il governo del Sudan e i diversi gruppi di opposizione armata ha provocato lo sfollamento di oltre due milioni di persone dal 2004, ha visto una copertura mediatica maggiore rispetto al 2006. Le notizie, tuttavia, erano soprattutto relative a iniziative di raccolta fondi e di brevi visite di personaggi celebri del mondo dello spettacolo.

Alla malnutrizione, che ogni anno uccide 5 milioni di bambini sotto i 5 anni, sono state dedicate solo 18 notizie, la maggior parte delle quali in relazione a generici appelli del Papa conto la fame nel mondo e alla campagna “Il Cibo non Basta” di MSF per promuovere l’utilizzo degli alimenti terapeutici pronti all’uso per combattere la malnutrizione infantile. All’AIDS, che uccide due milioni di persone ogni anno, 54 notizie.
Alla malaria, che ne causa una ogni 3 secondi, solamente 3.”

Interessante vero?

Sono stato ingiusto però. Non sono solo i video-notiziari i principali omologatori del pensiero di massa, anzi. Ho proprio dimenticato lo strumento principe per questo scopo: la pubblicità. E come scordarsela? Per chi accende la tv è un bombardamento continuo. Forse tale e tanta è la portata che talvolta non ci facciamo neanche più caso. E facciamo male. Questo articolo de l’Unità (non storcete subito il naso, qua la faccenda è apolitica) mostra bene alcuni messaggi che ogni giorno ci vengono lanciati dallo schermo:

“Avete mai notato che negli spot televisivi i benzinai sono quasi sempre dei virgultosi maschi sui quaranta, bianchi e mascelluti? Curioso, visto che nell'esperienza di tutti noi il benzinaio è quasi sempre non italiano, sovente extracomunitario o dell'est europeo. E avete notato che in pubblicità i bebé sono quasi sempre biondi (come quello inquietantissimo della Plasmon in cui a centinaia vanno gattoni verso il Sol dell'Avvenire, che è un pappetta)?

Bizzarro, poi, che ci siano pubblicità che si interrompono a vicenda e altre pubblicità che sembrano delle fiction: il primo caso riguarda le telepromozioni di cui sono infarciti moltissimi programmi, con conduttori e starlettes a magnificare improvvisamente prodotti del tutto improbabili, telepromozioni al cui termine partono altri spot; il secondo è il fenomeno della serializzazione, per cui hai l'immensa serie dell'ex vigile Christian De Sica alle prese coi telefonini, quell'altra con Bonolis che si ritrova in paradiso in nome di una nota marca di caffé, quell'altra con Mike & Fiorello che pubblicizzano anche loro le mitiche gesta di una società di telefonia (...ce ne sono altre, ma sopravvoliamo, come avrebbe detto un tempo Guzzanti Corrado).

Avete notato che le pubblicità dei salvaslip le mandano in onda, disgustosamente, sempre alle ore dei pasti? Avete notato che un tempo le pubblicità tendevano ad essere sempre più sofisticate, sia dal punto dell'immaginario visivo che da quello tecnologico, mentre ora il linguaggio si fa di giorno in giorno più diretto o, per meglio dire, elementare? Avete notato che gli spot delle automobili, in linea generale, tendono sempre al mistico, quasi al soprannaturale, in modo da insinuare nella mente dell'automobilista che ne va della sua stessa identità?E forse avete pure percepito che moltissime pubblicità - come quella recente di una nota marca di gelati - parlano continuamente della «creatività» proprio nel momento in cui stanno codificando la serialità industriale del prodotto che deve essere venduto? Ed è possibile che tutti quelli che hanno mal di testa, mal di pancia o che si lavano i capelli, usano il detergente intimo o il deodorante dell'ultima generazione siano sempre della media borghesia e non vivano mai e poi mai e poi mai in una borgata o in una periferia di quelle toste davvero, né sono di colore e difficilmente parlano un dialetto pesante? (Questo forse perché si ritiene che chi vive in borgata, o è di colore o si esprime in dialetto non ha il mal di testa, né il mal di pancia, né si lava i capelli e figuriamoci se usa un detergente intimo...).

Avete notato che il conduttore che sta per interrompere il programma dice sempre «andiamo in pubblicità», ove quell'«andare in» implica l'immersione in un universo parallelo, l'accettazione di un'altra verità, di un altro mondo?”

La parte sulle pubblicità delle automobili è impressionante, e sarà materia di riflessioni successive, comunque nel complesso il pezzo è esplicativo dei messaggi quasi “subliminali” che ci vengono somministrati. Ci ricordano che il marcato non ha un’etica e che pur di farti acquistare, acquistare, acquistare, farebbero qualunque cosa.

Anche rimbambirti. Anzi in questo ci riescono benissimo.




1 commento:

Elvis ha detto...

Uau...Magnifico...Complimenti
Hai fatto un bellisimo blog.
Il mio blog e' www.elviszenelaj.blogspot.com
guardalo e se ti va lascia un commento...

 
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