giovedì 24 aprile 2008

25 Aprile


Arriviamo alla data della Festa della Liberazione dal nazi-fascismo, dalla dittatura, dall'odio razziale, dopo svariate stagioni in cui personaggi politici, intellettuali e scrittori più o meno credibili hanno più volte ribadito la necessità e l'intento di una revisione storica su ciò che avvenne in quegl'anni.
Un tentativo per affermare che quello della Liberazione fu un moto esclusivamente "rosso", per cercare di portar sullo stesso piano chi combatteva con l'intento di dominare, di sterminare, di far prevalere la legge del più forte, con chi invece imbracciò le armi e sacrificò gli anni della giovinezza per liberarci da tutto questo, per ridarci la Libertà, quella vera, con la "L" maiuscola. E non quella parola che sempre più spesso affolla la bocca di tanti tromboni e mercenari, ma quel Concetto che porta in sé il valore del sacrificio, dell'impegno sociale, della responsabilità personale.
Sempre meno gente ci fa più caso, la memoria sta scomparendo, sommersa da una nuova cultura che insegna ad arraffare ciò che si può, fin che si può. Poco importa come. O chi si calpesta nel tentativo.
I vecchi se ne vanno e con loro il ricordo, di quelle stagioni della vita regalate a coloro che sarebbero venuti dopo, perchè potessero vivere in un mondo con altri Valori.
Quelli della Costituzione, nata proprio all'indomani di quei sacrifici, che tanta speranza portò in chi la vide nascere, e che oggi viene sempre più minata dagli stessi personaggi che vogliono riscrivere la Storia.
Personaggi come il senatore Dell'Utri Marcello, spacciato per intellettuale, ma che all'atto pratico è solo un pregiudicato pluriimputato che siede su quegli scranni che mai l'avrebbe accolto in altri tempi.
Nessuno oggi è quindi dispensato dal farsi portatore degli ideali che mossero tanti giovani ad andare a combattere nelle peggiori condizioni, ma che li riportarono vittoriosi, contro quello che a tutti gli effetti può essere definito come il Male. Oggi che quei ragazzi sono i nostri nonni, le nostre nonne o forse, purtroppo, non ci sono più, i loro racconti si fanno più flebili, ma sempre carichi di Emozione, di quella che ti segna indelebilmente e che ancora ti fa ricordare i fatti come se fossero avvenuti ieri.
Questi Eroi non ci chiedono nulla in cambio se non il piacere di poterci vedere vivere liberi di poter Scegliere ciò che desideriamo, di poter assistere all'evoluzione del nostro paese seguendo la Direzione che ci avevano tracciato.
Non ci chiederanno mai nulla in cambio, ma una parola li ha sempre accompagnati, e sempre sperano che possiamo carpirla dai loro sguardi: "Meritatelo".

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25 Aprile, la storia non si cancella, di A.Camilleri
Un senatore, persona assai vicina al presidente Berlusconi, poco prima del voto, ha dichiarato che si sarebbe adoperato perché, nei libri di storia, almeno in quelli a uso scolastico, il «mito» del 25 aprile, cioè della Liberazione, venisse opportunamente ridimensionato.
Non è il primo e, certamente, non sarà l’ultimo a manifestare questo proposito. Che equivale, esattamente, a voler ridimensionare il Risorgimento. Il Risorgimento non è un mito, ma un fatto, come lo sono la Resistenza e la Liberazione. Gli eventi storici che portarono alla Resistenza sono così semplici da essere assolutamente incontrovertibili, non possono essere né revisionati (la Storia non è un’automobile alla quale rilasciare tagliandi di validità a scadenze stabilite) né ridimensionati. Dopo l’ignominiosa fuga del re e di Badoglio da Roma, gli italiani e le forze armate italiane furono abbandonate a se stesse e il nostro paese venne militarmente occupato dai soldati di Hitler. Allora furono in molti a ribellarsi a questa occupazione diventando partigiani, combattenti per liberare la Patria dallo straniero. Si trovarono fianco a fianco comunisti, socialisti, cattolici, liberali, uomini del partito d’azione, ufficiali dell’esercito, graduati, soldati, senza partito, reduci dai vari fronti. Fu un movimento del tutto spontaneo e popolare. Solo dopo, solo quando il fantoccio Mussolini creò la Repubblica di Salò, la guerra di Liberazione divenne anche lotta contro i repubblichini che avevano così entusiasticamente affiancato i nazisti, autori d'innumerevoli stragi contro la popolazione inerme. Non si trattò di una guerra civile, come affermano alcuni storici, e se lo fu in parte questo avvenne come conseguenza dell’intervento dei fascisti. I partigiani hanno segnato una pagina gloriosa della nostra storia. Hanno permesso che l’Italia si riscattasse dalle colpe del fascismo, prime tra tutte le leggi razziali, e riacquistasse la sua dignità di nazione. Hanno fatto sì che nascesse uno Stato democratico, hanno fatto sì che si potesse scrivere una Costituzione alla stesura della quale hanno contribuito tutti i rappresentanti delle diverse volontà popolari. Hanno fatto rinascere l’Italia. Che c’è da revisionare?


Le parole del Presidente della Repubblica
- l'Unità 24/04/2008
Il nostro terzo Risorgimento - Articolo 21

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1 commento:

BlackMamba11 ha detto...

Descrivere la resistenza come un movimento comunista è solo un altro modo di accaparrare consensi... ed è sintomo di una vergognosa povertà storica...

 
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